Quando avevo vent’anni alcuni ragazzi con i quali uscivo si vantarono di aver fatto ubriacare, a una festa in spiaggia anni prima, delle turiste americane e di aver fatto sesso con loro mentre erano incoscienti. Quella volta dissi che si trattava di un episodio gravissimo, di un’azione terribile, senza però saper spiegare, neppure a me stessa, cosa fosse il consenso nei rapporti sessuali. Del resto, allora, e fino al 1996, lo stupro era ancora considerato un reato contro la morale e non contro la persona e di consenso non si parlava mai.
La cultura dello stupro ha origini antichissime. Nel momento in cui i ruoli all’interno della società sono stati definiti secondo il genere è iniziata an…
Quando avevo vent’anni alcuni ragazzi con i quali uscivo si vantarono di aver fatto ubriacare, a una festa in spiaggia anni prima, delle turiste americane e di aver fatto sesso con loro mentre erano incoscienti. Quella volta dissi che si trattava di un episodio gravissimo, di un’azione terribile, senza però saper spiegare, neppure a me stessa, cosa fosse il consenso nei rapporti sessuali. Del resto, allora, e fino al 1996, lo stupro era ancora considerato un reato contro la morale e non contro la persona e di consenso non si parlava mai.
La cultura dello stupro ha origini antichissime. Nel momento in cui i ruoli all’interno della società sono stati definiti secondo il genere è iniziata anche la pratica del controllo e del possesso del corpo femminile – nonché quella della sua conquista come bottino di guerra. Tutta la mitologia classica è intrisa di episodi di violenza di genere. Basti pensare allo stupro di Europa da parte di Zeus e a quello dello Sabine da parte dei romani, ancora celebrato come un evento fondativo nella Storia di Roma e nella costruzione della sua grandezza. E mentre Lucrezia si suicidò dopo essere stata stuprata dal figlio di Tarquinio il Superbo, molti secoli dopo, nel 1612, la pittrice Artemisia Gentileschi portò a processo l’uomo che l’aveva violentata da ragazzina – lui fu prima condannato e poi rimesso in libertà.
Il termine cultura dello stupro risale agli anni Settanta, quando le femministe di allora si proposero di denunciare e combattere la normalizzazione della violenza sessuale nelle società moderne. Per esempio, in Italia, fino al 1981, lo stupro non era considerato reato se veniva seguito dal matrimonio riparatore e per questo molte vittime di violenza venivano costrette dalle famiglie a sposare il proprio stupratore. Nel 2015, alla Columbia University di New York, una studentessa di nome Emma Sulkowicz per un anno intero portò un materasso a lezione per denunciare la cultura sessista e omertosa dell’ateneo nei confronti degli stupri e delle molestie che ogni anno si verificavano nel campus.
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Come mi ricorda Marilisa D’Amico, prorettrice dell’Università degli Studi di Milano, “quando la violenza è agita in danno a una persona in stato di inferiorità fisica o psichica, nel caso di alterazione causata dall’assunzione di alcol e droghe, è comunque configurabile il reato di cui all’articolo 609-bis perché chi agisce induce la vittima a subire atti sessuali ai quali la stessa non avrebbe altrimenti prestato il proprio consenso.” Simona Ammerata della Casa delle Donne Lucha y Siesta mi dice che solo nel loro centro antiviolenza gli stupri negli ultimi due anni sono aumentati del 12 per cento nella fascia d’età dai 18 ai 27 anni (a livello nazionale del sei per cento). “Alcuni di questi casi,” dice Simona “sono riconducibili alle droghe dello stupro, i cui effetti rimangono purtroppo visibili per poche ore e sono rivelabili solo da pochissimi ospedali a livello nazionale. Poi c’è il fattore vergogna: molte ragazze non denunciano o aspettano a lungo prima di farlo perché vengono colpevolizzate dalla società e indotte a credere che in qualche modo se la siano andata a cercare. La pressione che viene dalla società costituisce una seconda violenza nei loro confronti.”
Forse poi, a questo punto, vale la pena ricordare cosa sia il consenso visto che ancora oggi, come in passato, non è chiaro come dovrebbe. Il consenso a un rapporto sessuale non può essere estorto con la forza, la minaccia o l’intimidazione e può essere revocato in ogni momento. Non può essere dato da chi è incapacitato e non si può ritenere scontato se c’è o c’è stata in passato una relazione sessuale tra due persone. Ci sono dei chiari segnali che indicano che un soggetto è incapacitato e non può dare il proprio consenso al rapporto sessuale. Per esempio, se la persona in questione non si regge in piedi, se non riesce a comunicare chiaramente, se sembra confusa rispetto a ciò che le accade intorno e ovviamente se dorme o è incosciente. Essere ubriachi o sotto effetto di stupefacenti non significa essere disponibili a un rapporto sessuale. Sembra ridicolo doverlo ricordare ma dove non c’è consenso c’è stupro e ancora una volta è anzitutto la nostra cultura che deve cambiare.