Quando ieri l’altro ho sentito che Matteo Salvini aveva parlato della necessità di una pace fiscale la sensazione che ho avuto è stata simile a quella del protagonista di Ricomincio da Capo (Groundhog Day nella versione originale) che, ogni giorno, è condannato a ripetere gli eventi vissuti il giorno prima. Insomma, un Deja Vu per dirla alla francese.
Ora, può certo accadere che un politico consideri necessario riproporre anno dopo anno una certa misura. Può accadere se valgono due condizioni. Primo, se si tratta di una misura di utilità essenziale per il Paese e, secondo, se la misura non sia stata già realizzata prima. Insomma, Catone il censore ripeteva Carthago delenda est (bisogna distruggere Cartagine) perché la geopolitica del secondo secolo avanti Cristo, secondo lui, lo imponeva e perché gli eserciti romani non avevano neppure cercato di abbattere le mura di Cartagine dopo la battaglia di Zama. Ma nel caso della pace fiscale, ossia di misure per cancellare le pendenze col fi…
Quando ieri l’altro ho sentito che Matteo Salvini aveva parlato della necessità di una pace fiscale la sensazione che ho avuto è stata simile a quella del protagonista di Ricomincio da Capo (Groundhog Day nella versione originale) che, ogni giorno, è condannato a ripetere gli eventi vissuti il giorno prima. Insomma, un Deja Vu per dirla alla francese.
Ora, può certo accadere che un politico consideri necessario riproporre anno dopo anno una certa misura. Può accadere se valgono due condizioni. Primo, se si tratta di una misura di utilità essenziale per il Paese e, secondo, se la misura non sia stata già realizzata prima. Insomma, Catone il censore ripeteva Carthago delenda est (bisogna distruggere Cartagine) perché la geopolitica del secondo secolo avanti Cristo, secondo lui, lo imponeva e perché gli eserciti romani non avevano neppure cercato di abbattere le mura di Cartagine dopo la battaglia di Zama. Ma nel caso della pace fiscale, ossia di misure per cancellare le pendenze col fisco in cambio di un pagamento volontario da parte del contribuente con uno sconto più o meno grande su quanto dovuto, queste due condizioni non tengono.
Per la prima condizione, lo ammetto, si tratta di giudizi personali. Un nuovo condono (absit iniuria verbis, ossia senza offesa, ma questo è quello che è) sarebbe sbagliato, controproducente, sarebbe un provvedimento che non solo strizza l’occhio ma china la testa agli evasori, una presa in giro per chi le tasse le paga (lavoratori dipendenti, pensionati e tanti autonomi che resistono alla tentazione di avvantaggiarsi delle difficoltà incontrate dal fisco italiano), un provvedimento a cui si ricorre in casi disperati, che pregiudica gli incassi futuri perché premia gli evasori e quindi incoraggia a ripetere comportamenti disonesti. Ma, come ho detto, questo è un giudizio personale. Certo un giudizio condiviso dalle organizzazioni internazionali tipo Ocse, Fmi e Commissione Europea, ma pur sempre un giudizio.
Quello che non è un giudizio è il verificarsi della seconda condizione: la novità del provvedimento. Sì, perché tutto si potrà dire tranne che la strada dei condoni non sia mai stata percorsa in Italia, condoni mascherati, nel corso degli ultimi decenni, con i più diversi termini e sempre promettendo che era la pace definitiva, neanche fosse l’ultima sigaretta di Zeno Cosini. Neppure il termine è nuovo. Andate su Google, digitate “Salvini 2018 pace fiscale” e vi viene fuori un intervento di Salvini a La7 del 10 luglio 2018 in cui diceva proprio che il governo Lega-5 Stelle (sì, erano insieme al governo una volta, ricordate?) avrebbe realizzato la pace fiscale, il saldo e stralcio, eccetera. E così fu. Qualcuno obietterà che poi c’è stata la pandemia che nuovi debiti fiscali sono sorti, e che una nuova pace era necessaria. Ma a parte il fatto che Salvini la ripropone come qualcosa che non riguarda solo i debiti fiscali sorti dal 2020, la legge di bilancio del 2023, approvata a fine dicembre già include varie misure di saldo e stralcio, veri condoni anche se il governo si è sempre rifiutato di chiamarli tali perché “il contribuente è chiamato a pagare il dovuto interamente”, come se pagare il dovuto dopo che sono passati anni di inflazione elevata non fosse un regalo cui si accede solo se le tasse non le avevi pagate prima.
Salvini queste cose le sa bene e quindi invocare l’ennesima pace fiscale come se fosse una novità deve avere una spiegazione in termini di strategia politica. Mi sbaglierò a pensar male (prosegua il lettore con quanto diceva Andreotti in proposito) ma mi viene da pensare che Salvini stia operando già in un’ottica di elezioni europee, in cui l’avversario principale non saranno i partiti di opposizione (ci pensano loro a litigare tra di loro), ma Fratelli d’Italia. Si, perché la riforma del fisco in corso di approvazione in Parlamento se la sta intestando il Vice Ministro Leo, eletto con Fratelli d’Italia. Questa riforma comprende numerose misure per fare in modo che il fisco sia sempre meno invasivo soprattutto per i lavoratori autonomi e piccoli imprenditori, tanto da introdurre il concordato biennale preventivo, che i maligni (me compreso) considerano una specie di condono preventivo: fisco e contribuente si mettono d’accordo su una cifra da pagare nei prossimi due anni e la si chiude lì. E poi, Salvini non poteva starsene zitto dopo che Giorgia Meloni se ne era uscita definendo le tasse un “pizzo di stato”. Occorreva reagire per riprendere, com’era una volta, la leadership di chi si sente oppresso da un fisco che non riesce a far pagare il dovuto. Comprensibile politicamente, però poteva almeno inventare un termine nuovo, come esercizio di stile.