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Salvini insegue Meloni e FI sulle tasse: “Milioni di italiani ostaggio dell’Agenzia delle entrate. Serve una grande pace fiscale”. Il Pd: “Legittima l’evasione”

Matteo Salvini

Matteo Salvini

 (ansa)
Nei mesi scorsi la premier definì le imposte “pizzo di Stato”. I dem contro il leader della Lega: “Se l’evasione è leggittimata, non si ferma”
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Il ritornello è quello di Forza Italia cantato anche da Giorgia Meloni. Ma a recitarlo stavolta è Matteo Salvini. "Serve una grande e definitiva pace fiscale per liberare milioni di italiani ostaggio da troppi anni dell'Agenzia delle Entrate". È un attacco diretto, senza fronzoli, quello del vicepremier della Lega che si inserisce nel solco degli altri partiti del centrodestra, cioè la questione delle tasse  e la necessità di intervenire con una sorta di condono sulle cartelle esattoriali. "Gli evasori totali per me possono andare in galera e si può buttare la chiave – dice Salvini - ma se qualcuno ha un problema fino a 30mila euro che si trascina da anni, chiudiamo la questione. Gliene chiediamo una parte e azzeriamo tutto il resto". 

Del resto la questione delle tasse è un tema centrale del governo Meloni. Il fisco è contro i cittadini, sembra sostenere l’esecutivo. Tant’è che la premier a fine maggio da Catania aveva definito le tasse “pizzo di Stato”, portandosi dietro una nube di polemiche e proteste da parte delle opposizioni.

Il Pd: “Se l’evasione è legittimata, non si arresta”

Le parole di Salvini non piacciono però al Pd. Ad attaccare è Cecilia Guerra, responsabile Lavoro dei dem: "Cittadini ostaggio dell'Agenzia delle entrate. Lotta all'evasione come pizzo di Stato. La promessa di una pace fiscale definitiva, che segue un'altra pace fiscale definitiva, che segue condoni tombali di ogni genere e tipo, a riprova che quando è legittimata l'evasione non si arresta mai. Non meravigliano le parole di Salvini, ministro di un governo che prevede il ricorso a definizioni agevolate (evidentemente non definitive) fra i principi della delega della sua riforma fiscale". 

Francesco Boccia, capogruppo del Pd al Senato, osserva:"Salvini è un ministro, un uomo di governo, dunque delle istituzioni. Ma evidentemente per questa destra governare vuol dire inneggiare all'evasione, considerare l'agenzia delle entrate un nemico". Insomma, “anzichè premiare e ringraziare gli italiani che pagano le tasse li umiliano, giustificando chi non lo fa e definendo le tasse un pizzo di Stato. Del resto – prosegue – basta guardare la delega fiscale che il governo e la maggioranza stanno votando in Parlamento per capire che si strizza l'occhio a evasori ed elusori. La filosofia fiscale della destra è: fate come volete e se non pagate le tasse fate bene, tanto ci sono gli ingenui che pagano per voi”.

Le opposizioni

Critiche anche le altre opposizioni. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, dice: “I cittadini che pagano le tasse e rispettano le leggi per Salvini e Meloni sono solo stupidi da sbeffeggiare.. Siamo passati dal 'pizzo di Stato' al condono fiscale: il governo Meloni premia furbi ed evasori e poi fa l'elemosina di Stato da 1 euro al giorno". E Nicola Fratoianni, portavoce di Sinistra italiana, aggiunge: "Nel Paese dei cento miliardi di evasione ed elusione fiscale è incredibile che i ministri del governo della destra facciano a gara a lisciare il pelo ai furbi e agli arricchiti senza scrupoli”. Dovrebbero invece, sostiene, “dichiarare una guerra senza quartiere agli evasori  e fare di tutto per recuperare risorse. Invece fanno la guerra contro coloro che pagano le tasse fino all'ultimo centesimo”.

La riforma della giustizia

Ma il leader del Carroccio, che ieri ha bacchettato il ministro della Giustizia Nordio sulla volontà, da parte del Guardasigilli, di rimodulare il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, oggi sostiene che la riforma della giustizia “non ci devono essere tabù. Così come non si può bloccare un Paese per uno sciopero, non possono essere pochi magistrati a bloccare una riforma". E da Matera aggiunge: “La riforma della giustizia è urgente perché serve agli italiani. Vogliamo farla in fretta senza escludere nessuno, cioè ascoltando tutti e coinvolgendo tutti. Una giustizia più veloce - ha concluso - serve anche ai magistrati".

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