Centro sperimentale di cinematografia, la fast-propaganda di governo
di Chiara ValerioRoma, la protesta degli studenti del Centro sperimentale di cinematografia
(agf)Riassunto. La Scuola Nazionale di Cinema — che insieme alla Cineteca Nazionale costituisce il Centro Sperimentale di Cinematografia — è stata una istituzione voluta da Benito Mussolini. Dagli anni Trenta a oggi sono passati per le sue aule docenti e studenti che hanno fatto e fanno la storia del nostro cinema e del cinema senza aggettivi possessivi. Dalla fine degli anni Novanta, è una fondazione, oggi presieduta da Marta Donzelli, produttrice, nominata con decreto ministeriale nel marzo 2021 e il cui mandato terminerà nel marzo 2025, anzi, dovrebbe terminare. Forse finirà prima, dopo l’estate, se il decreto cosiddetto Giubileo, in discussione in questi giorni, diverrà effettivo.
Nell’emendamento al decreto riguardante il Centro Sperimentale, si immagina che anche il comitato scientifico sia nominato con decreto del ministro della Cultura e indicato dallo stesso e da tre altri ministeri. Studenti e studentesse che presidiano il Centro sperimentale da una settimana, cercando un dialog…
Riassunto. La Scuola Nazionale di Cinema — che insieme alla Cineteca Nazionale costituisce il Centro Sperimentale di Cinematografia — è stata una istituzione voluta da Benito Mussolini. Dagli anni Trenta a oggi sono passati per le sue aule docenti e studenti che hanno fatto e fanno la storia del nostro cinema e del cinema senza aggettivi possessivi. Dalla fine degli anni Novanta, è una fondazione, oggi presieduta da Marta Donzelli, produttrice, nominata con decreto ministeriale nel marzo 2021 e il cui mandato terminerà nel marzo 2025, anzi, dovrebbe terminare. Forse finirà prima, dopo l’estate, se il decreto cosiddetto Giubileo, in discussione in questi giorni, diverrà effettivo.
Nell’emendamento al decreto riguardante il Centro Sperimentale, si immagina che anche il comitato scientifico sia nominato con decreto del ministro della Cultura e indicato dallo stesso e da tre altri ministeri. Studenti e studentesse che presidiano il Centro sperimentale da una settimana, cercando un dialogo hanno ottenuto una prima vittoria: il governo in commissione ha deciso di accantonare l’emendamento che trasformava il Centro in una sorta di organo di governo.
Si potrebbe parlare di indipendenza tra cultura e politica, ma indipendenza è termine insidioso nei suoi significati pratici e metafisici (in matematica è più chiaro, si parla di sistema di vettori indipendenti, vincoli, non si abbandona mai, insomma, il contesto).
Si potrebbe parlare di foga nell’occupare poltrone, come è stato per la Rai, ma pure questo è un argomento scivoloso.
Si potrebbe parlare di egemonia culturale, ma bisognerebbe quantomeno ammettere che nel nostro Paese il fascismo non è una cultura, è un reato.
Sottolineerei invece il modello di business del governo che, in parallelo col fast-fashion — e ancora prima col fast-food — definirei fast-propaganda. Un modello politico ad alto impatto ecologico sulla cultura (l’ecosistema è fatto dal mondo trovato e dal mondo creato). Il governo vorrebbe, forse in memoria di fasti storici, occupare luoghi di produzione di immagini e immaginari ma ciò che fa è tentare campagne pubblicitarie che falliscono perché la pubblicità funziona se il nome somiglia alla cosa, non se rimane nome.
Staccare i nomi dalle cose significa staccare la responsabilità dal controllo. Gesto antipolitico e antieconomico. Esempio formidabile — De Luca, presidente della Regione Campania, ha già detto tutto — è il treno che passa una volta al mese per Pompei (poi corretto). Tutto, ma non un mezzo di trasporto.
Non è una invenzione di questo governo, e non dipende in toto dal colore politico, ma mi pare che oggi, qui, siamo alla sistematizzazione della fast-propaganda: proclamare cose che non avvengono quasi mai o mai del tutto. Inquinamento culturale. La fast-propaganda è il modello di business di chi non riesce a costruire e assestare cultura — perché non ne ha la pazienza, l’immaginazione, la tenacia e gli strumenti — ma produce massicciamente idee e trovate a buon mercato, dichiarate e ritrattate velocemente, come nel fast-fashion si producono capi di abbigliamento venduti a prezzi molto bassi, e distribuiti e riassortiti rapidamente. Ciò che non si vende, si butta, ma come si legge ne Il maestro e Margherita di Bulgakov — e i romanzi, che contengono i desideri, sono la verità — i manoscritti non bruciano.
Il Centro Sperimentale, e la Rai, non c’entrano con la fast-propaganda. C’entrerebbero con la propaganda, ma bisogna saperla fare.
Centro e Rai hanno creato immaginazioni e immaginari (anche le reti di Berlusconi) informato o disinformato una nazione. Europa Europa e Giochi senza frontiere erano programmi costruiti perché familiarizzassimo con un’idea oltre lo Stato nazionale. E non per una stagione, per molte. Anni di programmi scritti e condotti da Serena Dandini e dai suoi autori e autrici hanno mostrato, facendoci ridere, che è cultura ciò che si può sfottere. E penso alla Cineteca Nazionale che essendo archivio è immaginazione.
Così, nell’emendamento si legge la voracità di chi pensa che siano le poltrone a fare gli uomini e le donne e non viceversa. Poiché è impossibile amare un’idea prima di avere amato una persona, e questo governo mostra disamore per la maggior parte delle persone — donne, bambini, omosessuali e trans, migranti, lavoratori non conformi, studenti — evidenzia pure un disinteresse per le idee che non siano fast-propaganda: dire, buttare, ricominciare.