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Usa-Cina, sfida di microchip per l’egemonia tecnologica

(ansa)

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Dal suo insediamento la Presidente Meloni ha subito compreso che il deep state americano ha una sola missione strategica: contrastare l’ascesa egemonica cinese riaffermando quella statunitense fondata su regole e valori liberali. La Via della seta e la global security initiative sono le azioni esterne più evidenti messe in campo dalla Cina per sfidare l’egemonia Usa in campo economico e politico.

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Nella storia l’egemonia è stata sempre caratterizzata da un elemento essenziale: la superiorità tecnologica, prerequisito per un dominio economico e militare. Oggi, essere leader mondiale nella tecnologia digitale consente, tra l’altro, di installare i sistemi delle proprie aziende in asset digitali di infrastrutture critiche di altri paesi, che devono peraltro necessariamente acquisirli per rimanere competitivi. Oltre al potenziale accesso ai dati sensibili, la potenza egemone consegue un potere coercitivo capace di bloccare un intero paese solo sospendendo l’approvvi…

Dal suo insediamento la Presidente Meloni ha subito compreso che il deep state americano ha una sola missione strategica: contrastare l’ascesa egemonica cinese riaffermando quella statunitense fondata su regole e valori liberali. La Via della seta e la global security initiative sono le azioni esterne più evidenti messe in campo dalla Cina per sfidare l’egemonia Usa in campo economico e politico.

English version 

Nella storia l’egemonia è stata sempre caratterizzata da un elemento essenziale: la superiorità tecnologica, prerequisito per un dominio economico e militare. Oggi, essere leader mondiale nella tecnologia digitale consente, tra l’altro, di installare i sistemi delle proprie aziende in asset digitali di infrastrutture critiche di altri paesi, che devono peraltro necessariamente acquisirli per rimanere competitivi. Oltre al potenziale accesso ai dati sensibili, la potenza egemone consegue un potere coercitivo capace di bloccare un intero paese solo sospendendo l’approvvigionamento tecnologico. Questo pericolo è tanto più concreto quanto più oscura è la separazione tra governo e aziende tecnologiche nazionali. Per questo, ad esempio, gli Usa cercano da tempo di eliminare la tecnologia cinese dalle loro reti di telecomunicazioni con divieti alle importazioni e incentivi alle sostituzioni.

Washington, sostenendo la globalizzazione, ha integrato la propria economia con quella cinese, diventando partner in numerose filiere globali. Grazie alle delocalizzazioni dai paesi occidentali e al suo enorme mercato interno, la Cina è emersa come un gigante dell’high-tech, dando origine a colossi industriali in tutti i settori. La Cina controlla diverse filiere tecnologiche globali, come le terre rare, e, partecipando massicciamente ai comitati di standardizzazione, sta plasmando il futuro mercato tecnologico. Il suo interesse nella tecnologia è legato anche alla possibilità di monitorare i propri cittadini e di avere un esercito all’avanguardia per proteggere i propri interessi come affermato da Xi Jinping.

Gli Stati Uniti, per contrastare la crescita tecnologica cinese, hanno individuato nei microchip di ultima generazione, cuore dei sistemi informatici avanzati, il loro punto debole. In questa filiera, il ruolo della Cina è infatti limitato all’assemblaggio finale, mentre la produzione a monte avviene all’interno di poche aziende con sede negli Stati Uniti, Corea del Sud, Giappone, Taiwan e Paesi Bassi, ciascuna delle quali custodisce gelosamente il proprio know-how. Gli Stati Uniti hanno introdotto restrizioni sulla vendita di asset strategici alle aziende cinesi, hanno limitato le esportazioni di tecnologia e hanno vietato il trasferimento in Cina di personale con competenze tecnologiche specifiche. Recentemente, anche gli alleati hanno imposto restrizioni alle esportazioni di tecnologia per lo sviluppo di microchip verso la Cina, considerato il protezionismo imposto al mercato interno e la loro postura su Taiwan e sull’invasione russa dell’Ucraina.

Dati questi vincoli, anche per un gigante come la Cina con abbondanti risorse economiche e umane, recuperare il ritardo nei microchip è una sfida difficile. Gli Stati Uniti sono determinati a mantenere il proprio vantaggio almeno fino a quando non metteranno al sicuro la superiorità nei computer quantistici. Tuttavia, limitare eccessivamente le esportazioni di microchip verso la Cina potrebbe ostacolare l’innovazione da parte delle aziende occidentali, favorendo la Cina nel colmare il divario. Infatti, proprio per rallentare queste aziende, il paese asiatico ha risposto con restrizioni sulle esportazioni di germanio e gallio, materiali vitali per la produzione di microchip, di cui detiene il monopolio quasi globale. Tuttavia anche la Cina dovrà gestire accuratamente tali restrizioni, poiché una mancanza di chip su scala globale si ripercuoterebbe innanzitutto sul suo mercato interno. Questo intricato scenario con entrambi i paesi partner e rivali può in ogni momento provocare effetti globali imprevedibili.

In questa battaglia l’Europa lentamente si sta dotando di giusti strumenti anti-coercitivi e di piani per diminuire la dipendenza tecnologica come il Chip-Act, in attesa di un’integrazione politica, nel senso indicato da Draghi, per giocare un vero ruolo da protagonista anche in questo scenario. Nel frattempo, è bene ricordare che i valori e gli interessi europei si allineano in buona parte a quelli americani, un elemento dirimente specialmente per l’Italia in tempi di rinnovi di trattati.

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