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L’assenza della Figc al Mondiale femminile. Sul patriarcato ha ragione Barbie

I dirigenti della Federcalcio disertano in massa la competizione in Australia e Nuova Zelanda
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Nessun dirigente del calcio italiano pensa più che le calciatrici siano “quattro lesbiche”, come un vecchio presidente della Lega Nazionali Dilettanti ebbe la brillante idea di definirle neppure troppi anni fa. Ma c’è il sospetto che il tanto sbandierato interesse istituzionale per queste atlete sia pura retorica. Le ragazze sono brave, okay, giocano bene “quasi come gli uomini”, però stiano al posto loro e non rompano le scatole. Stamattina, per dire, le azzurre si giocano in Nuova Zelanda la qualificazione agli ottavi di finale della Coppa del mondo, non proprio il torneo di calcetto del Bar Lillo, senza offesa, e accanto a loro per Italia-Sudafrica non c’è neppure un dirigente della Figc. Non diciamo il presidente Gravina, ma nemmeno il vice del vice del vice. Nessun “federale”, come amichevolmente vengono definiti questi dirigenti (senza riferimento al mitico film con Tognazzi), ha pensato bene di farsi pagare il viaggio per rappresentare lo sport italiano al debutto delle nostre …

Nessun dirigente del calcio italiano pensa più che le calciatrici siano “quattro lesbiche”, come un vecchio presidente della Lega Nazionali Dilettanti ebbe la brillante idea di definirle neppure troppi anni fa. Ma c’è il sospetto che il tanto sbandierato interesse istituzionale per queste atlete sia pura retorica. Le ragazze sono brave, okay, giocano bene “quasi come gli uomini”, però stiano al posto loro e non rompano le scatole. Stamattina, per dire, le azzurre si giocano in Nuova Zelanda la qualificazione agli ottavi di finale della Coppa del mondo, non proprio il torneo di calcetto del Bar Lillo, senza offesa, e accanto a loro per Italia-Sudafrica non c’è neppure un dirigente della Figc. Non diciamo il presidente Gravina, ma nemmeno il vice del vice del vice. Nessun “federale”, come amichevolmente vengono definiti questi dirigenti (senza riferimento al mitico film con Tognazzi), ha pensato bene di farsi pagare il viaggio per rappresentare lo sport italiano al debutto delle nostre giocatrici (1-0 all’Argentina), e neppure nella seconda sventurata gara (0-5 dalla Svezia). Sono rimasti tutti a Roma, intrappolati in consigli federali messi in calendario con lungimiranza e acume proprio nei giorni del mondiale neozelandese.

Narrano le cronache che prima di Italia-Argentina, il presidente della federazione albiceleste campione del mondo (maschile), Claudio Tapia, si guardasse intorno alla ricerca dei suoi omologhi azzurri, domandando: «Ma dove sono gli italiani?». Forse erano davanti ai televisori, anche se non ci giureremmo, dove 861 mila spettatori stavano assistendo alla partita (in chiaro sulla Rai) che ha fatto registrare un ottimo 20,7 di share. Non ci giureremmo perché, fuor di ipocrisia, il calcio femminile a queste persone interessa meno di niente. Ci si riempie la bocca con la parità di genere, ci si fa belli con quattro soldi e due parole, ma poi ci si volta dall’altra parte. Questi signori in che mondo vivono?

Forse, però, non sono soltanto misogini o maschilisti (nulla più del calcio lo è), forse è anche peggio. Perché la Federcalcio non era presente a livello istituzionale neppure alle finali (maschili) del Mondiale Under 20 e dell’Europeo Under 19, il primo perduto, il secondo vinto. Cos’avranno avuto di meglio da fare, anche quella volta, i nostri dirigenti? Se poi conta solo la Coppa del mondo delle nazionali maschili maggiori, beh, allora basta dirlo: e magari qualificarsi per le fasi finali, cosa che non accade dal 2014. Però si smetta di ripetere che il futuro del calcio sono i giovani e le donne.

Ora, però, si viene a sapere che in caso di qualificazione delle azzurre agli ottavi, le truppe cammellate dei capi partiranno per la Nuova Zelanda. Peggio mi sento, si sono visti salti sul carro più eleganti. In sostanza, sarebbe come dire: «avete perso voi», o «adesso vinciamo anche noi». Più dignitoso non chiamare neppure il taxi per Fiumicino.

E così, mentre al vertice di Sport e Salute, ovvero la cassaforte dello sport italiano, approda Marco Mezzaroma, cioè il cognato di Lotito, il quale in pratica gli pagherà l’affitto dello stadio Olimpico (la famiglia è ancora un valore importante), e mentre sul sistema incombono i macigni della riforma del lavoro sportivo e la possibile paralisi del campionato di B, oltre a un deficit epocale, i governanti del pallone ci ricordano che il calcio non è uno sport per signorine, anche se il resto del mondo ci dice l’esatto contrario. Undici azzurre e 30 mila tesserate non diano troppo fastidio e giochino nel loro cortile, bravine e graziose. Noi intanto cerchiamo di capire dove andrà Lukaku. Sul patriarcato ha ragione Barbie.

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