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Una strage, più responsabili

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Il disastro di Brandizzo riporta alla luce il tema degli appalti, tra liberalizzazioni selvagge e mancanza di controlli
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Ancora un disastro ferroviario e una strage di operai cui seguono le lacrime di coccodrillo di chi per lavarsi la coscienza griderà le solite banalità: mai più, maggiori controlli e pene più severe, per poi sparire coi titoli di coda tra pochi giorni. Innanzi tutto, ancora una volta è una strage di operai che lavoravano in appalto; lavori evidentemente svolti senza un effettivo coordinamento, senza prevenzione del principale rischio di chi fa manutenzione sui binari di notte: quello di essere travolti da un treno guidato senza sapere che sui binari ci sono operai che stanno lavorando. Del resto, se si liberalizzano in modo selvaggio appalti e subappalti, scaricando verso il basso i costi della sicurezza, ci deve pur essere la responsabilità di chi ha fortemente voluto la liberalizzazione sulla pelle di chi lavora nonché della stazione appaltante, nella scelta e nella vigilanza delle ditte esecutrici. Su queste colonne scrivemmo che la liberalizzazione dei subappalti avrebbe comportato…

Ancora un disastro ferroviario e una strage di operai cui seguono le lacrime di coccodrillo di chi per lavarsi la coscienza griderà le solite banalità: mai più, maggiori controlli e pene più severe, per poi sparire coi titoli di coda tra pochi giorni. Innanzi tutto, ancora una volta è una strage di operai che lavoravano in appalto; lavori evidentemente svolti senza un effettivo coordinamento, senza prevenzione del principale rischio di chi fa manutenzione sui binari di notte: quello di essere travolti da un treno guidato senza sapere che sui binari ci sono operai che stanno lavorando. Del resto, se si liberalizzano in modo selvaggio appalti e subappalti, scaricando verso il basso i costi della sicurezza, ci deve pur essere la responsabilità di chi ha fortemente voluto la liberalizzazione sulla pelle di chi lavora nonché della stazione appaltante, nella scelta e nella vigilanza delle ditte esecutrici. Su queste colonne scrivemmo che la liberalizzazione dei subappalti avrebbe comportato un aumento degli infortuni sul lavoro, e infatti solo ad agosto, mese di chiusura di cantieri, fabbriche, aziende ci sono stati oltre 70 morti sul lavoro.

I disastri ferroviari e le stragi di Viareggio, di Corato-Andria, di Pioltello, del Frecciarossa a Lodi, della funivia del Mottarone hanno in comune la responsabilità per il grave deficit dei controlli sulla sicurezza ferroviaria affidati alla specifica competenza di un’Agenzia. Dopo il disastro ferroviario di Corato-Andria, con 23 morti e 50 feriti, il 12 luglio 2016, si scopre che l’ufficio dell’allora ministero delle Infrastrutture preposto al controllo aveva pochissimi ispettori in cinque sedi in tutta Italia, si crea quindi l’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria, con l’ambizione di dare autonomia e competenza a chi deve controllare rete, imprese, esercenti, stazioni ferroviarie. Dopo il crollo del ponte Morandi nel 2018 le competenze vengono estese addirittura a strade e autostrade, nasce così l’Agenzia Nazionale Sicurezza Ferroviaria Infrastrutture Stradali e Autostradali con competenza anche su metropolitane, tranvie, filovie, impianti a fune (si ricordi la funivia del Mottarone), e finanche ascensori e scale mobili. Questa Agenzia, che sul sito internet ricorda che “nel frattempo si è dotata di un parco auto con livrea istituzionale”, nel 2022 “ha condotto 82 controlli diretti su ampi tratti stradali e autostradali”, in media un controllo ogni 4-5 giorni su decine di migliaia di chilometri. Nelle ferrovie nel 2022, su oltre 3 milioni di treni e 17 mila km di rete, sono state condotte complessivamente 142 attività ispettive di cui solo 18 controlli sui gestori dell’infrastruttura e appena 5 visite in linea tramite scorta in cabina di guida. Tutto questo perché su un organico già risibile di 668 persone con un vuoto del 55% circa, ne sono in servizio effettivo 294, di cui 25 dirigenti e poche decine di ispettori per tutta la sicurezza di ferrovie, strade, metropolitane, funicolari, tranvie, ascensori etc. Anche questa è responsabilità.

L’Ansfisa, però, nella relazione annuale ci descrive una “visione, prima di tutto strategica, in cui inquadrare il tema della sicurezza attraverso l’utilizzo e la diffusione di sistemi di gestione complessivi che siano in grado produrre, non solo una fotografia completa e dettagliata dell’esistente, ma anche una modalità certa e condivisa per agire in maniera standardizzata e uniforme e quindi misurabile e migliorabile” e che “mira ad attuare un moderno concetto di sicurezza, articolata in termini di azioni proattive ed evolutive”. Parole vuote che riempiono le bare di operai.

Infine, come dopo ogni strage sul lavoro, non mancherà chi invoca pene più severe, dimenticando che per applicarle bisogna fare i processi, celermente (per evitare la prescrizione, come è avvenuto in parte per la strage di Viareggio) e ben istruiti, da parte di pm, polizia giudiziaria e periti specializzati. Da almeno 15 anni, all’inizio di ogni legislatura viene depositata una proposta di legge per istituire una Procura Nazionale del Lavoro, con direzioni distrettuali, ma nessun parlamento l’ha mai discussa e votata. Non si conosce quindi chi e perché sia contrario. Il ministro Nordio non si è mai pronunciato, la ministra Calderone ha annunciato più volte modifiche in materia di sicurezza e aperto tavoli senza mai dire cosa e come vuole modificare e cosa ne pensa. Anche questa è responsabilità. Nel frattempo, ogni giorno contiamo gli operai che non sono morti ma uccisi sul lavoro.

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