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Al G20 La vittoria di Biden è la Cina isolata

A Delhi il presidente riporta gli Usa al centro dello scenario geopolitico riscoprendo il multilateralismo
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Nella instabilità generale in cui ci troviamo, il G20 indiano ha provato con due nuovi sviluppi che il multilateralismo funziona ancora. Sul piano tattico, con originali accordi economici internazionali. Su quello strategico, con l’auspicio americano di recuperare un ruolo centrale nello sviluppo dell’ordine internazionale rispetto alle strade alternative offerte da Cina e Russia. È attorno a questo confronto fra autoritarismi e democrazie che si giocherà la riorganizzazione del nuovo equilibrio mondiale con la fine della guerra in Ucraina. Intanto a Delhi, Washington si è portata in avanti.

Cominciamo dall’economia. È il pilastro attorno al quale il G20 venne promosso a livello di capi di Stato e di governo da Barack Obama per arginare la crisi del 2009. A Delhi i Vent…

Nella instabilità generale in cui ci troviamo, il G20 indiano ha provato con due nuovi sviluppi che il multilateralismo funziona ancora. Sul piano tattico, con originali accordi economici internazionali. Su quello strategico, con l’auspicio americano di recuperare un ruolo centrale nello sviluppo dell’ordine internazionale rispetto alle strade alternative offerte da Cina e Russia. È attorno a questo confronto fra autoritarismi e democrazie che si giocherà la riorganizzazione del nuovo equilibrio mondiale con la fine della guerra in Ucraina. Intanto a Delhi, Washington si è portata in avanti.

Cominciamo dall’economia. È il pilastro attorno al quale il G20 venne promosso a livello di capi di Stato e di governo da Barack Obama per arginare la crisi del 2009. A Delhi i Venti hanno deciso di lanciare un nuovo corridoio commerciale ferroviario e navale in partenza dall’India e destinato all’Europa attraverso il Medio Oriente. Cosa che recupera un ruolo centrale per il Medio Oriente. Anche sul piano politico: Biden ha riconosciuto l’importanza del Golfo, ha stretto per la prima volta la mano di Mohammed Bin Salman, il leader saudita. Concessioni propedeutiche a una possibile adesione di Riad agli accordi di Abramo, un obiettivo chiave per Biden guardando alle presidenziali del 2024. Il nuovo “corridoio” per il Medio Oriente è interessante per un Paese del Mediterraneo come il nostro ed è anche sostitutivo/alternativo alla Via della Seta cinese.

È in questo contesto che va collocata la rinuncia italiana al rinnovo dell’accordo Via della Seta con la Cina. Aveva portato pochi risultati e per via delle sue connotazioni politiche, diventava insostenibile nel momento in cui la Cina ha scelto di schierarsi con la Russia contro l’Ucraina e l’Europa. Per l’Italia, come per Germania e Francia il rapporto economico con la Cina resta centrale, ma la separazione del binario politico da quello economico era inevitabile. A Delhi c’è anche stato il consenso di tutti per un recupero a un ampliamento del ruolo della Banca Mondiale soprattutto per finanziare lo sviluppo in Africa. Da anni Europa e Italia chiedono investimenti in Africa per favorire la crescita locale e ridurre l’immigrazione illegale. Ora si tratterà di stanziare risorse adeguate. L’America invece potrà meglio contenere il forte espansionismo economico cinese in Africa, Asia e Centro Sud America. Per anni Washington aveva ignorato questa sfida in arrivo da Pechino e aveva ridotto gli impegni per lo sviluppo, considerando Fmi e Banca Mondiale, soprattutto con Trump, più dei nemici che strutture organiche alla gestione della Pax Americana. Ora lo sviluppo torna al centro dell’equazione in modo concreto. Si è anche deciso di invitare l’Unione Africana a partecipare ai lavori e di aiutare con finanziamenti ad hoc nazioni molto povere a combattere il cambiamento climatico e l’analfabetizzazione digitale.

Sull’Ucraina il G20 e l’America sono stati criticati per non aver ribadito la condanna della Russia per la sua aggressione contro l’Ucraina, sottoscritta a Bali l’anno scorso. Certo, sarebbe stato meglio ripeterlo, ma si tratta in parte di una concessione all’India, che con Mosca, vuole mantenere buoni rapporti. L’America ha preferito puntare più al rilancio di una voce corale all’interno del G20 e recuperare un rapporto con l’India e - sul piano personale - fra Biden e Modi. C’è anche il rilancio dell’India come alternativa alla Cina per crescita e investimenti. Con un minore interesse indiano per potenziare il “nuovo” Brics guidato dalla Cina.

Cosa che ci porta all’aspetto strategico espresso da questo G20: l’assenza di Xi Jinping e di Vladimir Putin voleva ridimensionare l’importanza del gruppo. In realtà l’assenza ha ridimensionato il loro ruolo e ha dato spazio a Biden che può proseguire lungo il cammino della costruzione multilaterale avviata all’America fra il 1944 e il 1945 sulle macerie della Seconda Guerra Mondiale, con Nazioni Unite, Fmi, Banca Mondiale e tutto il resto che ne è seguito. Da alcuni anni questa costruzione e il suo modello soffrivano. L’America sembrava in declino rispetto alla Cina che avrebbe controllato, si diceva, questo secolo. Risultati del G20 a parte, gli sviluppi economici degli ultimi mesi sembrano provare il contrario. Già negli anni Ottanta si parlava di declino americano in una fiorente letteratura. Ci siamo poi accorti che l’America avrebbe espresso il suo meglio negli anni Novanta. Gli Stati Uniti hanno sicuramente vuoti di leadership e soffrono di una frattura sociale. Ma restano una democrazia e le democrazie – come l’India rispetto alla Cina - reagiscono, a differenza dei regimi autoritari che a un certo punto stagnano. David Brooks, autorevole commentatore conservatore americano, ne prende atto in una sua analisi incentrata guarda caso sul “Rinascimento Americano”. In effetti il Paese resta forte, in crescita anche di popolazione e a differenza dei suoi antagonisti punta sul settore privato, persino per lo spazio. Mai ridimensionare troppo in fretta le sue capacità di riprendersi.

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