La decisione del Ministero dell’Istruzione e del Merito di riportare il voto in condotta al centro del dibattito politico e della valutazione scolastica non stupisce: è l’esito inevitabile della cultura reazionaria che questo governo incarna. Insegnanti trasformati in tutori dell’ordine la cui autorevolezza, lungi dall’essere rafforzata come pensa il ministro Valditara, subirà il definitivo colpo di grazia, riportando indietro di decenni le relazioni educative dentro la scuola, in attesa che qualcuno proponga di restaurare anche le punizioni corporali.
Più un campo di battaglia che una istituzione fondativa della Repubblica democratica, la scuola, per Valditara and Co., è una “trincea” dove ogni giorno si “muove guerra” a qualcosa: la dispersione scolastica, l’analfabetism…
La decisione del Ministero dell’Istruzione e del Merito di riportare il voto in condotta al centro del dibattito politico e della valutazione scolastica non stupisce: è l’esito inevitabile della cultura reazionaria che questo governo incarna. Insegnanti trasformati in tutori dell’ordine la cui autorevolezza, lungi dall’essere rafforzata come pensa il ministro Valditara, subirà il definitivo colpo di grazia, riportando indietro di decenni le relazioni educative dentro la scuola, in attesa che qualcuno proponga di restaurare anche le punizioni corporali.
Più un campo di battaglia che una istituzione fondativa della Repubblica democratica, la scuola, per Valditara and Co., è una “trincea” dove ogni giorno si “muove guerra” a qualcosa: la dispersione scolastica, l’analfabetismo. L’istruzione è un’arma, il voto è un’arma, il voto in condotta diventa “’arma più forte”. In questo immaginario gli studenti diventano una massa indistinta da disciplinare. La scuola ai tempi del generale Vannacci, verrebbe da pensare, se non fosse che queste idee non sono nuove, vengono da lontano, specchio di un “pensiero pedagogico” che vede “premio e punizione” come i due momenti centrali del processo formativo.
Fa però impressione che non si colga la contraddizione fra questo approccio e quella parola “merito”, messa lì a ricordare che la scuola di Valditara è una scuola “giusta”, la scuola dell’articolo 34 della Costituzione. Se, infatti, un voto su un apprendimento si dovrebbe fondare su una verifica oggettiva, il cui risultato è riconoscibile da tutti come corretto, quanto c’è di oggettivabile nel voto in condotta? Il motivo per cui in Francia è stato abolito nel 2014 è proprio questo, il fatto che desse adito, troppo spesso, a sospetti di parzialità. Tale ambiguità può diventare un fattore esplosivo là dove esistono bias razziali, di genere o di classe. Gli insegnanti sono preparati ad accollarsi anche questo? Sono pagati abbastanza per “sorvegliare e punire” oltreché insegnare? Ma poi dove sono le prove che tutto questo funzioni? Di qualche giorno fa la notizia che il presidente della regione Sicilia, Renato Schifani, ha scelto di inaugurare l’anno scolastico visitando la scuola Sperone — Pertini di Palermo. Per anni del quartiere Sperone si è parlato per episodi legati alla criminalità. Oggi, invece, lo si ricorda per quello che è accaduto all’istituto comprensivo Icallo, diretto da Antonella Di Bartolo, che ha ridotto l’abbandono scolastico dal 27,3% all’1%. Ventisette per cento di abbandono è un dato altissimo, considerando che la media nazionale è, secondo l’ultimo rapporto di Save the Children, il 12%, circa.
Come ha fatto Di Bartolo a ridurre le cifre di questo abbandono, a motivare ragazzi che certo non entravano certo a scuola con il Galateo? Punendo con la bocciatura i comportamenti giudicati sbagliati? Facendo intervenire le forze dell’ordine? Invocando la carcerazione dei genitori dei bambini o ragazzi “dispersi”? Chiedendo che ci fossero più cani a scuola per impedire la diffusione della “droga”? No. Leggiamo che in pochi anni Di Bartolo ha deciso di concentrarsi su tre concetti chiave: inclusione, tempo-scuola, dialogo tra Istituzione e quartiere. Nessuna guerra dichiarata, nessun intervento dell’esercito, nessun voto in condotta, ma una rivoluzione silenziosa, agita nel quotidiano, fatta di perseveranza e determinazione.
L’anno scolastico inizia con criticità macroscopiche che riguardano la qualità del lavoro degli insegnanti, i 200.000 precari, i 23.000 istituti scolastici che non hanno certificati di agibilità e i milioni del Pnrr che serviranno soltanto a mettere le toppe a situazioni ormai divenute intollerabili.
Una complessità che occorre affrontare senza l’ennesimo provvedimento di distrazione di massa, rivolto alla pancia e non alla testa degli italiani, utile soltanto a dire: finalmente un po’ di ordine e disciplina.
Prendiamo piuttosto spunto dalla storia dell’Istituto Sperone Pertini: smettiamola di usare metafore belliche per parlare di scuola. La scuola è, come scriveva Maria Montessori, il più importante strumento di pace che abbiamo. Non servono armi, serve intelligenza, riflessione pedagogica seria, investimenti di qualità e una nuova alleanza
con i ragazzi e le ragazze che non sono nemici da abbattere, ma troppo spesso ce ne scordiamo.