Scuola, la lezione della sicurezza
di Giovanni MoroSe, come diceva Agatha Christie, tre indizi fanno una prova, come si dovrebbero considerare 61 eventi di crolli di alberi, soffitti e controsoffitti, porte e finestre, muri e muretti nelle scuole e nelle università registrati nell’ultimo anno, per caso o per miracolo senza morti? Sicuramente non come eventi casuali o episodi isolati.
A dircelo è il rapporto sulla sicurezza di scuole e atenei che Cittadinanzattiva propone con pervicacia da più di vent’anni, per lungo tempo confrontandosi con l’inerzia e le reticenze dei governi e delle burocrazie.
A chi pensa che la questione sia irrilevante, basta ricordare che la sicurezza è al centro del patto che costituisce le comunità politiche e le loro istituzioni. E che, a suo modo, la scuola è la parte più importante del sistema di welfare: non solo perché gli oltre 40 mila edifici scolastici ospitano ogni giorno più di 7 milioni di studenti, ma anche perché le scuole sono il principale luogo di socializzazione alla cittadinanza. Ridurle a u…
Se, come diceva Agatha Christie, tre indizi fanno una prova, come si dovrebbero considerare 61 eventi di crolli di alberi, soffitti e controsoffitti, porte e finestre, muri e muretti nelle scuole e nelle università registrati nell’ultimo anno, per caso o per miracolo senza morti? Sicuramente non come eventi casuali o episodi isolati.
A dircelo è il rapporto sulla sicurezza di scuole e atenei che Cittadinanzattiva propone con pervicacia da più di vent’anni, per lungo tempo confrontandosi con l’inerzia e le reticenze dei governi e delle burocrazie.
A chi pensa che la questione sia irrilevante, basta ricordare che la sicurezza è al centro del patto che costituisce le comunità politiche e le loro istituzioni. E che, a suo modo, la scuola è la parte più importante del sistema di welfare: non solo perché gli oltre 40 mila edifici scolastici ospitano ogni giorno più di 7 milioni di studenti, ma anche perché le scuole sono il principale luogo di socializzazione alla cittadinanza. Ridurle a un presidio dell’ordine pubblico, come ricorda Vanessa Roghi su questo giornale, è tutt’altro che una buona idea.
Pensando ai 40 morti registrati nelle scuole a partire dal 2001, la situazione illustrata quest’anno è migliore, ma certo non tranquillizzante. Di quasi un edificio ogni 5 non si conosce l’anno di costruzione; di quelli noti quasi la metà è stata costruita prima del 1976 e solo uno su dieci dopo il 1992; più della metà di essi non ha né il certificato di agibilità né quello di prevenzione degli incendi.
Tuttavia, la maggior parte delle scuole ha elaborato il proprio documento di valutazione dei rischi e il proprio piano di emergenza, nella maggior parte dei casi raccordato con quello dei Comuni, anche se il grado di conoscenza di questi strumenti da parte di chi dovrebbe utilizzarli risulta modesto.
Notizie confortanti vengono invece dalle aree del terremoto del 2016, dove c’è un massiccio investimento sulla costruzione di nuovi edifici e su interventi di adeguamento sismico. Questo non vale però in generale, dato che più di 4 milioni di studenti vanno a scuola nelle aree a maggior rischio sismico e gli interventi di adeguamento e miglioramento sono marginali.
Barriere architettoniche, sia fisiche che sensoriali, sono ancora largamente presenti negli edifici scolastici. Solo un edificio su tre è pienamente accessibile e gli studenti con disabilità visive e, soprattutto, auditive, se la passano davvero male. Malgrado la decrescita della popolazione, il fenomeno delle classi sovraffollate — o “pollaio” — investe ancora più di 160.000 studenti.
I 12 miliardi e mezzo di euro stanziati nel Pnrr per le infrastrutture scolastiche potrebbero dare luogo a un deciso miglioramento della situazione, a patto di superare gli ostacoli ormai noti: debolezza degli apparati amministrativi e complessità procedurali; scarsa trasparenza e accessibilità delle informazioni; mancanza di coordinamento degli interventi; nessun coinvolgimento delle comunità; strumenti inadeguati di attribuzione delle risorse; costi aumentati; copertura delle spese di gestione a rischio o non previste.
Il rapporto contiene molti dati e informazioni che non è possibile qui riportare. Direi che la sua lettura è un ottimo esercizio di educazione civica, per grandi e piccini. Se ne possono infatti trarre due importanti lezioni.
La prima è che la democrazia (con l’azione pubblica che dovrebbe concretizzarla) si deve valutare soprattutto per i suoi aspetti materiali, cioè per il suo volto quotidiano. La seconda è che, al di là del voto e dei partiti, la “politica della vita quotidiana” dei cittadini comuni assume una importanza sempre maggiore anche per il nostro Paese.