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Educazione, la giusta misura

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Dall’assoluzione dell’allenatrice di ginnastica ritmica alla scuola: perché serve un nuovo modello
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“Braccia sottratte all’agricoltura”, diceva un mio prof quando davamo prove miserevoli, a scuola. Oggi lo deferirebbero al consiglio di disciplina per mobbing su iniziativa della chat dei genitori, presidi e provveditori terrorizzati lo sospenderebbero “in via cautelare” dall’insegnamento, in rete gli chiederebbero in coro di vergognarsi e ritirarsi da tutte le scuole di ogni ordine e grado – ho pensato per anni ma no, mi sbagliavo. Vedo al contrario che puoi dire a una tua allieva “sei un maiale, sei un prosciutto, come fai a guardarti allo specchio” ed essere gentilmente invitata a ridurre il tuo “eccesso di affetto” per la preadolescente che intanto vomita in bagno. Leggo anche, qui con entusiasmo, che in alcune scuole i ragazzi che sbagliano vengono condotti a lavorare nell’orto. Fortunate e rare scuole che ne hanno uno. A zappare la terra, appunto. Tornare all’agricoltura. È proprio un progetto del ministero, si chiama “Edugreen”. Si poteva dire anche in italiano ma pazienza…

“Braccia sottratte all’agricoltura”, diceva un mio prof quando davamo prove miserevoli, a scuola. Oggi lo deferirebbero al consiglio di disciplina per mobbing su iniziativa della chat dei genitori, presidi e provveditori terrorizzati lo sospenderebbero “in via cautelare” dall’insegnamento, in rete gli chiederebbero in coro di vergognarsi e ritirarsi da tutte le scuole di ogni ordine e grado – ho pensato per anni ma no, mi sbagliavo. Vedo al contrario che puoi dire a una tua allieva “sei un maiale, sei un prosciutto, come fai a guardarti allo specchio” ed essere gentilmente invitata a ridurre il tuo “eccesso di affetto” per la preadolescente che intanto vomita in bagno. Leggo anche, qui con entusiasmo, che in alcune scuole i ragazzi che sbagliano vengono condotti a lavorare nell’orto. Fortunate e rare scuole che ne hanno uno. A zappare la terra, appunto. Tornare all’agricoltura. È proprio un progetto del ministero, si chiama “Edugreen”. Si poteva dire anche in italiano ma pazienza (non avevano detto, i titolari di questo governo, che si dovevano prediligere le parole italiane? Dura tutto cinque minuti).

Il mio prof di questa cosa dell’orto sarebbe stato felice. Lui in verità pensava ai campi, ciascuno parla con le parole e la memoria di quel che ha vissuto, ma un orto va benissimo lo stesso. Anche la sorella del Dalai Lama, Jetsun Pema, nelle sue scuole in Tibet ha i “giardini della pace” dove i ragazzini, quando litigano, vengono invitati ad accomodarsi e occuparsi dei fiori. In effetti, per ragazzi cresciuti in esclusivo dialogo, chiamiamolo così, coi loro schermi e incapaci di stabilire una relazione decente e rispettosa con coetanei in carne ed ossa, essere educati a piantare un seme, curare una pianta, evitare che muoia è un eccellente principio didattico: prendersi cura, con costanza e pazienza, di qualcosa di vivo. Del resto, anche in letteratura, la cura del giardino. Ma lasciamo da parte la letteratura un momento.

Vorrei parlare qui di educazione, giacché qualcosa evidentemente è andato storto nel passaggio di consegne fra generazioni. Ci sono segnali ovunque del disastro prodotto dall’eccesso di tutela dei figli, l’essere sempre schierati in loro difesa qualunque cosa facciano – sia picchiare bullizzare stuprare, da soli o in ridotta compagnia a casa di papà, in gruppo per strada, prendere a freccette la maestra, a calci la compagna che non ti ha passato il compito, pretendere di non essere disturbati e di avere il vassoio con la cena fuori dalla porta della cameretta. Ci sono però anche segnali dei danni prodotti dall’eccesso di severità, di autoritarismo cieco e incitamento alla competizione: disturbi alimentari, crisi d’ansia, aumento dei casi di depressione ansia da prestazione, suicidi. I due atteggiamenti opposti si parlano: manca, con evidenza, una cultura comune della giusta misura. Un modo di porsi nei confronti delle persone di ridotta età che sia rispettoso delle diversità di ciascuno, che sappia cogliere gli sguardi dei ragazzi e leggere le loro domande inespresse ma che sappia insieme disporre limiti, regole, un perimetro di convivenza fatto se necessario anche di privazioni, piccole frustrazioni utili assai a non ritenere il mondo un parco giochi a propria disposizione. E quali giochi si possono giocare e quali sono proprio proibiti, anche questo sarebbe utile mettere in chiaro da subito con i celebri no che aiutano a crescere. O sei tigre o sei chioccia, bello di mamma, invece, ma non funziona – come metodo – né l’uno né l’altro.

Ha fatto molto scalpore il caso di Emanuela Maccarani, allenatrice della nazionale di ginnastica ritmica, le “farfalle”, che è stata solo ammonita dal tribunale federale nazionale. Era stata processata insieme alla sua assistente, lei assolta, per “aver adottato metodi di allenamento non conformi ai doveri di correttezza e professionalità, ponendo in essere pressioni e provocando in alcune ginnaste l’insorgere di disturbi alimentari e psicologici”. Era quella del “sei un maiale, sei un prosciutto adesso prendi i lassativi”. Palla di lardo mi pare di no, ma il senso è lo stesso. Detto a ragazzine fra le elementari e le medie, filiformi. Questo giornale ne ha parlato moltissimo, raccogliendo le testimonianze delle giovanissime atlete e delle loro famiglie. Anna Basta, una delle ginnaste che ha denunciato, secondo il Tribunale federale è semplicemente “stata oggetto di eccesso di affetto con l’obiettivo di portarla alle Olimpiadi”, l’allenatrice si è comportata come “una seconda madre”. Questa storia dell’eccesso di affetto ricorre nei peggiori crimini. L’amava troppo. È ovvio ed evidente che sia irricevibile. Persino il ministro dello Sport Giovanni Abodi si è detto perplesso. “Non c’è amore che possa spiegare un abuso”, ha commentato, come dargli torto.

Se Maccarani era la seconda madre si vede che la prima – nella mente dei giudici federali – deve essere uno di quegli esemplari di mamma-tigre che è andata fortissimo, per un periodo. C’era anche un best seller che la celebrava. In questo mondo feroce i figli non raggiungeranno nessun obiettivo se non educati con ferocia, era più o meno la tesi. Una mia conoscente ha tenuto a pane e acqua la figlia che non studiava adeguatamene il violino in vista di non ricordo quali selezioni. La bambina le ha superate, ma ha smesso di parlare. Una coppia mi ha scritto di tenere chiuso il figlio nello sgabuzzino delle scope quando perdeva la partitella di calcio, giacché suo compito era diventare un campione. Succedeva un paio di anni fa, non nell’Ottocento. Poi il modello Full Metal Jacket ha osservato, mi pare, un momento di declino. Più numerosi si sono manifestati i genitori che cedevano il loro letto coniugale al figlio e alla persona che avrebbe passato la notte con lui, così stanno più comodi noi possiamo anche stare nel divano letto. È solo un esempio, le varietà di abdicazione sono infinite. Di recente mi è capitato di dover chiedere una dichiarazione a una serie di artisti della scena musicale di età compresa tra 15 e 25 anni, la “nuova generazione”. Sono passata da filtri di a volte dodici persone tra cui ovviamente i genitori spesso agenti, che nemmeno Beniamino Gigli. Anzi. I grandi artisti sovente rispondono di persona. Ma quello è lo star system, direte, non hai visto The Idol la serie? Sì. È lo star system, è appunto il modello di riferimento tale per cui ogni ragazzino di quindici anni pensa che si fa così, anche lui può farlo, chi non vorrebbe essere un rapper o un famoso a cui mandano gli abiti gratis e non paga al ristorante. Basta talmente poco. Genitori che guadagnano al mese quel che il ragazzino guadagna in due ore ne convengono. È, alla fine, lo stesso principio della rinuncia a un modello educativo familiare e scolastico che sappia e possa essere un’alternativa a quel che i ragazzi trovano in rete, per esempio, in materia di sesso. Se il modello è quello, se non c’è nessuno che ti insegna che no, invece, non è affatto così che funziona. Se quando eccedi, diciamo così, i genitori ti proteggono dalla punizione e dalla giustizia – a tutti i livelli, in tutte le classi sociali. Allora perché non farlo. Ecco, forse questo dei modelli educativi e delle sorti nelle nuove generazioni è un argomento a cui dedicare energie, risorse economiche, le migliori menti, le più qualificate ed esemplari opinioni. Poi anche le pesche, se proprio non si può farne a meno. Ma anche, e dopo.

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