“La colpa di Emanuela Maccarani? Aver avuto un eccesso di affetto per la ginnasta Anna Basta”. Quando il procuratore federale Michele Rossetti spiega le richieste di sanzione al tribunale nazionale sull’inchiesta sportiva degli abusi psicologici di Desio, l’incredulità dei giornalisti presenti scoppia in qualche sorriso. Da accusata, l’allenatrice delle Farfalle, denunciata da Nina Corradini e Anna Basta per vessazioni, pressioni psicologiche e umiliazioni, diventa quasi una vittima. Per aver avuto “un atteggiamento di troppa generosità verso l’atleta al fine di farla performare al meglio”. Da qui le richieste della procura federale della Federginnastica che ha chiesto la sanzione dell’ammonizione (le altre ipotesi erano radiazione, sospensione o ammenda) per Emanuela Maccarani e di assoluzione per la sua collaboratrice Olga Tishina.
Richieste accolte nella totalità dal collegio del Tribunale federale, composto dal presidente Marco Leoni e dagli avvocati Daniela Corengia e Antonio Cippone, dopo due ore e mezza di camera di consiglio.
Prima dell’udienza odierna, nessuno ipotizzava una mano così leggera da parte della procura federale. Lo si è capito, però, appena i microfoni si sono accesi. “Questo processo è molto mediato e dobbiamo stare attenti. Il quadro probatorio ne esce comunque ridimensionato”, è l’esordio di Livia Rossi, membro applicato della Procura generale dello sport del Coni: “La strada per arrivare al successo nello sport è impervia e serve sacrificio. Stiamo parlando di un livello olimpico e la disciplina, la ginnastica ritmica, richiede dei requisiti innanzitutto di natura fisica. E c’è anche il peso. Siamo in presenza di ragazze giovanissime che quando vengono selezionate per diventare atlete di livello nazionale stravolgono la loro vita. Ci vuole quindi anche una particolare forza mentale, una predisposizione e un forte autocontrollo per controllare periodi di forte stress. Mentre da parte delle allenatrici non servono solo le capacità tecniche, ma anche l’attitudine a saper controllare situazione di questo genere”.
“Nessuna prova di comportamento eccessivamente vessatorio”
In attesa dell’esito delle indagini preliminari della procura ordinaria della Repubblica di Monza, che ha requisito 7 cellulari, il processo sportivo rischia di chiudersi così. “Non ci sono prove di un comportamento intenzionale o eccessivamente vessatorio nei confronti delle ginnaste. Non c’è stato un accanimento per ottenere una medaglia in più”, dice il procuratore Rossetti, che affronta altri punti. “Sarebbe stata un’occasione d’oro per la squadra attuale della nazionale, perché finalmente qualcuno aveva scoperchiato un meccanismo perverso”. Per il procuratore Rossetti, quindi, se fosse stato tutto vero le Farfalle di oggi avrebbe dovuto cogliere la palla al balzo per unirsi al coro delle denunce. Ma non lo hanno fatto. Anche se, come hanno sempre detto Corradini e Basta, chi è nella squadra non si accorge di quanto sia sbagliato il sistema. Solo una volta fuori, riesce ad averne piena coscienza.
Il terzo punto affrontato da Rossetti è quello della pesata giornaliera in mutande nello spogliatoio: “Stiamo parlando di ragazze che vivevano in maniera familiare, passavano ogni giorno insieme. Qualsiasi sportivo che frequenta uno spogliatoio non ci va in giacca e cravatta. Che il peso sia importante nella ginnastica ritmica è un dato di fatto. E la pratica della pesata quotidiana è stata abbandonata spontaneamente da Maccarani prima che avvenisse qualunque tipo di apertura di fascicolo”. Insomma, non è stata oltrepassata la “linea di demarcazione, più o meno sottile, tra il giusto e corretto rimprovero duro da parte dell’allenatore e un’offesa che invece non può essere tollerata”. Concetto che, per Livia Rossi, è la chiave di tutto il procedimento sportivo.
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Maccarani: “Undici mesi difficili, questa ferita mi rimarrà per tutta la vita”
Sollevata, Emanuela Maccarani parla comunque di “11 mesi estremamente difficili per quel che riguarda la mia persona e la mia figura professionale. Questa ferita mi rimarrà per tutta la vita. La mia coscienza è tranquilla al punto che mi ha permesso di lavorare in questi mesi. Avete potuto sentire le motivazioni e le deposizioni fatte dagli avvocati e di conseguenza i fatti si sono esposti con chiarezza”.
Nina Corradini: “Sentenza che dimostra la distanza tra le atlete e la federazione”
Arriva anche la reazione di Nina Corradini, che insieme a Anna Basta denunciò il clima che si respirava nell’Accademia di Desio: “Prendo atto della decisione del Tribunale sportivo, che purtroppo non mi sorprende. Scoprire che gli abusi subiti da me, Anna Basta e le altre vengono giustificati come eccesso di affetto mostra in maniera inequivocabile la distanza tra le atlete e l’organo che dovrebbe garantire la loro tutela”.
Abodi: “Perplesso su alcuni passaggi della sentenza”
Perplessità le esprime anche il ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi: "Ho sempre rispettato ogni pronunciamento degli organi di giustizia, naturalmente compresa quella sportiva, tanto più nel ruolo di governo che mi è stato affidato. Nel rispetto dovuto, non posso non rilevare una mia perplessità su alcuni passaggi del dispositivo nel quale si giustifica quanto accaduto e denunciato, per quanto ritenuto non provato, collegando eventuali abusi con il troppo amore nei confronti delle ragazze. Non c'è amore che possa spiegare e giustificare un abuso, anche verbale, nella vita come nello sport".