Olaf Scholz ha abbandonato la sua proverbiale asciuttezza e ha usato parole euforiche per l’accordo europeo sull’ultimo tassello della riforma dell’asilo. Una svolta «storica» che secondo il Cancelliere tedesco «limiterà efficacemente l’immigrazione irregolare in Europa e alleggerirà in modo duraturo l’onere di Stati come la Germania».
Scholz ha urgente bisogno di dipingere l’intesa, in una Germania stremata dagli arrivi, come un’efficace freno ai migranti. Ma la riforma dovrà passare attraverso le forche caudine del Parlamento europeo, dove i Verdi stessi potrebbero tornare all’arrembaggio dei passaggi più controversi. Nel partito di Annalena Baerbock è già scoppiata una bufera.
A caldo, anche Baerbock ha definito l’accordo preliminare un successo per il governo tedesco. Un po’ la leader dei Verdi mente, un po’ no. Personalmente, la ministra degli Esteri deve ingoiare un’intesa che umilia palesemente i suoi tentativi di proteggere le Ong che operano nel Mediterraneo.
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Olaf Scholz ha abbandonato la sua proverbiale asciuttezza e ha usato parole euforiche per l’accordo europeo sull’ultimo tassello della riforma dell’asilo. Una svolta «storica» che secondo il Cancelliere tedesco «limiterà efficacemente l’immigrazione irregolare in Europa e alleggerirà in modo duraturo l’onere di Stati come la Germania».
Scholz ha urgente bisogno di dipingere l’intesa, in una Germania stremata dagli arrivi, come un’efficace freno ai migranti. Ma la riforma dovrà passare attraverso le forche caudine del Parlamento europeo, dove i Verdi stessi potrebbero tornare all’arrembaggio dei passaggi più controversi. Nel partito di Annalena Baerbock è già scoppiata una bufera.
A caldo, anche Baerbock ha definito l’accordo preliminare un successo per il governo tedesco. Un po’ la leader dei Verdi mente, un po’ no. Personalmente, la ministra degli Esteri deve ingoiare un’intesa che umilia palesemente i suoi tentativi di proteggere le Ong che operano nel Mediterraneo.
Il paragrafo che si riferisce alle missioni civili in mare è stato stralciato per andare incontro alle richieste dell’Italia di Meloni, che ha dichiarato una guerra senza quartiere alle organizzazioni che vogliono scongiurare che il Mediterraneo si trasformi in un cimitero.
Ma un po’ Baerbock ha ragione: al governo tedesco, e in particolare al suo cancelliere Olaf Scholz, la firma preliminare del complicato accordo europeo fa tirare un sospiro di sollievo. Anche perché chiude — per ora — un contenzioso con l’Italia che Berlino aveva fretta di archiviare.
Uno dei punti fondamentali della riforma, per Berlino, è quello che ha evidenziato la ministra dell’Interno Nancy Faeser: «Ci dovrà essere sempre una registrazione completa di tutte le persone in arrivo e ci sarà una distribuzione vincolante nell’Ue».
In altre parole: passa finalmente il principio, caldeggiato dalla Germania sin dai tempi di Merkel, che chi non accetta di prendersi dei migranti dovrà pagare per la mancanza di solidarietà.
Un siluro, in vista delle elezioni europee, in direzione di Polonia e Ungheria e di tutti quei governi sovranisti che si sono sempre mostrati sordi alle emergenze dei partner come la Germania e la “amica” Italia. Non a caso, Budapest e Varsavia hanno votato contro.
Ma nelle parole di Faeser c’è anche un messaggio preciso all’Italia. Berlino si aspetta anche che i Paesi di primo approdo d’ora in poi registrino seriamente i migranti al loro arrivo — negli anni scorsi non è sempre avvenuto. In più, il governo Scholz si aspetta che Roma si riprenda anche questi “dublinanti”, se varcano le Alpi.
Tra la Germania e l’Italia perdura uno “stallo alla messicana” da settimane perché Faeser ha bloccato il trasferimento del contingente di migranti salvati nel Mediterraneo che si era impegnata a prendere dall’Italia perché Roma non risponde da nove mesi alle sollecitazioni del suo ministero perché si prenda indietro, appunto, i “dublinanti”.
Per Scholz e il suo governo “semaforo”, il più litigioso della storia, l’ambita riforma europea rappresenta insomma uno scoglio in un mare in tempesta. La questione migratoria, come in Italia, è il tema più dibattuto sui giornali, nei talk e sui social.
Tanto più a pochi giorni dal voto in due Land fondamentali: la ricca e potente Baviera e l’Assia, il Land di Francoforte. Due appuntamenti elettorali che saranno i primi banchi di prova della mostruosa ascesa nei sondaggi dell’ultradestra Afd.
In Assia e in Baviera il partito xenofobo, filorousso ed antieuropeo oscilla tra il secondo e il terzo posto, negli ultimi sondaggi. La Germania intera guarda a due appuntamenti elettorali dove i partiti di governo — Spd, Verdi e Fdp — arrancano invece vistosamente.
La situazione nelle città, nei villaggi in tutta la Germania è ormai tragica. Un paio di settimane fa il ministro dell’Economia, il verde Robert Habeck ha ammesso che i sindaci «non sanno più come risolvere i problemi. Gli assistenti sociali sono allo stremo, mancano gli alloggi e i corsi di integrazione sono sottofinanziati».
Oltre al milione di ucraini, la Germania ha registrato già 210 mila richiedenti asilo, soprattutto siriani. Tanto che, nei giorni scorsi, Scholz ha deciso anche di ripristinare i controlli alle frontiere con la Polonia e la Repubblica Ceca.