✕

Meloni-Giambruno, il presepe infranto

Ascolta l'audio

Il messaggio con la premier lascia il giornalista rivela visioni e idee dell’autrice. E l’immagine della famiglia tradizionale ne esce a pezzi
3 minuti di lettura

Il presepe infranto di Meloni e Giambruno non sarebbe di alcun interesse politico se non rivelasse la triste finzione sulla quale si fonda questo governo. Partiamo dal messaggio Instagram dove Meloni comunica la fine della relazione con Giambruno e lo ringrazia per “avermi regalato la cosa più importante della mia vita, che è nostra figlia Ginevra”, dichiara che “le nostre strade si sono divise da tempo ed è ora di prenderne atto” e “difenderò ciò che siamo stati”, sottolinea quanto la goccia “possa sperare di scavare la pietra, ma la pietra rimane sempre pietra e l’acqua è solo acqua”. Ciascuna di queste asserzioni rivela quanto il racconto che il governo fa si sé e dell’Italia sia negato dal privato, dal quotidiano e dalle relazioni di chi governa.

Questa distan…

Il presepe infranto di Meloni e Giambruno non sarebbe di alcun interesse politico se non rivelasse la triste finzione sulla quale si fonda questo governo. Partiamo dal messaggio Instagram dove Meloni comunica la fine della relazione con Giambruno e lo ringrazia per “avermi regalato la cosa più importante della mia vita, che è nostra figlia Ginevra”, dichiara che “le nostre strade si sono divise da tempo ed è ora di prenderne atto” e “difenderò ciò che siamo stati”, sottolinea quanto la goccia “possa sperare di scavare la pietra, ma la pietra rimane sempre pietra e l’acqua è solo acqua”. Ciascuna di queste asserzioni rivela quanto il racconto che il governo fa si sé e dell’Italia sia negato dal privato, dal quotidiano e dalle relazioni di chi governa.

Questa distanza tra dire e fare, tra sé privato e sé pubblico, dimostra che non sono in grado, nemmeno in casa loro, di vivere come dicono si debba vivere per essere bravi, buoni e giusti cittadini e cittadine, e dunque ripetono parole e propongono forme di vita in cui non credono e legiferano su argomenti che per loro stessi sono improponibili. La vita privata di chi governa smentisce post dopo post, azione dopo azione, le parole di chi governa. Non somigliano a ciò che dichiarano, somigliano invece a noi che ogni giorno ci confrontiamo coi nostri tentennamenti sentimentali, morali e logici.

“Lo ringrazio... per avermi regalato la cosa più importante della mia vita, che è nostra figlia Ginevra”. La bambina è nata fuori dal matrimonio, e già questo cozza con l’ossessiva esaltazione della famiglia tradizionale. Il punto però è il verbo “regalare”. Giambruno che è portatore di pene e non di colpa – possibile differenza tra uomini e donne? – ha regalato un figlio a Meloni. Mistica del figlio come dono che si aggiunge alle dichiarazioni della premier durante la conferenza stampa per la manovra di bilancio 2024, nella quale i figli, almeno due, sono il “contributo importante” che una donna dà allo Stato. Dunque, un figlio è un dono che un uomo fa a una donna, due figli sono il contributo che una donna fa allo Stato italiano. In questa aritmetica traballante, la certezza, sancita anche dal sostantivo che Meloni usa nel suo post, è che i figli siano cose. Va bene, è un modo di dire. Però le parole avranno pure un loro significato? D’altronde, essendo Giambruno portatore di pene e non di colpa, può andare in giro a fare e dire ciò che sappiamo da vocali e video dei giorni scorsi, perché chi porta pene lo fa dovunque. Quindi “le nostre strade si sono divise da tempo ed è ora di prenderne atto” può leggersi come so che i maschi sono cacciatori, ma ora è troppo. Quale è l’immagine di donne e uomini in questo post e nella mente del primo ministro?

“Difenderò ciò che siamo stati”, anche qui, utilizzo del verbo “difendere” già usato dalla premier nella trasferta al Budapest Demographic Summit, “una grande battaglia per difendere le famiglie, significa difendere l’identità, difendere Dio e tutte le cose che hanno costruito la nostra civiltà”. Cose, ancora. Le cose che hanno costruito la nostra civiltà sono, come ciascuno di noi sa, quasi sempre persone.

“La goccia... possa sperare di scavare la pietra, ma la pietra rimane sempre pietra e l’acqua è solo acqua”. L’idea degli esseri viventi, singolarmente e come comunità, del capo del governo si svela nel fraintendimento del proverbio latino Gutta cavat lapidem, la goccia scava la pietra, che da sempre significa che una azione pur minima, se ripetuta, è efficace.

Perché sottovalutare le azioni minime e quotidiane? Raccontare di avere un sostegno dal popolo – altra parola abusata e consunta – quando il popolo è una comunità nella quale ciascuno di noi compie azioni minime e quotidiane che tutte insieme smuovono teorie e costumi? Quale visione politica è quella che al contributo di ciascuno – alle gocce, all’acqua, che non è “solo”, ma è “tutto” – cioè ai viventi, preferisce la pietra che rimane pietra, cioè la propria ideologia?

Così penso che un governo che disconosce un’ampia gamma di diritti a famiglie che non sono composte da un uomo e da una donna, e a singoli – transgender, omosessuali, lavoratori senza cittadinanza – che hanno meno diritti di altri ma spesso gli stessi doveri, ignora e dunque lascia morire in mare esseri viventi che cercano asilo o solo un approdo, rende impraticabile l’aborto, che pure è una legge dello Stato, e in casa propria ammette per sé tutto o quasi, è un governo che non è affidabile oggi e non lo è in prospettiva.

Il presepe è più ampio di un uomo una donna e un bambino, è una delle più belle storie del mondo. Non togliamo i mercanti, i sonnolenti, i pellegrini, le donne e gli uomini non accompagnati o accompagnati come non ci aspettiamo, le palme, gli animali e le pozze, non togliamo le stelle e gli escrementi dal presepe rendendolo il luogo dove nessuno può vivere.

Leggi i commenti