Israele-Hamas, la notte più lunga
di Gianni RiottaUna notte accesa dai bombardamenti contro Gaza di Israele e dai razzi di Hamas oltre la muraglia al confine, si è accompagnata a una frenetica attività diplomatica per liberare gli ostaggi in mano a miliziani, jihadisti e clan criminali.
Mentre il contrammiraglio Daniel Hagari, portavoce militare israeliano, annunciava «l’allargamento delle operazioni», e sembrava arrivare la controffensiva di carri e fanterie contro le basi terroristiche, nei fusi orari dal Qatar, sponsor di Hamas, a Gerusalemme e Gaza City, fino a Washington, si trattava del destino degli ostaggi.
Hamas chiede in cambio della libertà per alcuni, il totale varia da 222 a 229 sequestrati, una tregua d’armi per recuperare viveri, carburante, medicine per la popolazione, ma anche per riarmarsi dopo i raid. Israele è pronta a concedere una pausa umanitaria, in cambio della libertà per una parte dei propri cittadini, senza che Hamas usi il cessate il fuoco a suo favore.
Nemici irriducibili, incalzati da alleati e med…
Una notte accesa dai bombardamenti contro Gaza di Israele e dai razzi di Hamas oltre la muraglia al confine, si è accompagnata a una frenetica attività diplomatica per liberare gli ostaggi in mano a miliziani, jihadisti e clan criminali.
Mentre il contrammiraglio Daniel Hagari, portavoce militare israeliano, annunciava «l’allargamento delle operazioni», e sembrava arrivare la controffensiva di carri e fanterie contro le basi terroristiche, nei fusi orari dal Qatar, sponsor di Hamas, a Gerusalemme e Gaza City, fino a Washington, si trattava del destino degli ostaggi.
Hamas chiede in cambio della libertà per alcuni, il totale varia da 222 a 229 sequestrati, una tregua d’armi per recuperare viveri, carburante, medicine per la popolazione, ma anche per riarmarsi dopo i raid. Israele è pronta a concedere una pausa umanitaria, in cambio della libertà per una parte dei propri cittadini, senza che Hamas usi il cessate il fuoco a suo favore.
Nemici irriducibili, incalzati da alleati e mediatori, negoziano senza sosta in una partita tragica, per poi riaprire le ostilità.
Israele vive un dramma unico della sua tumultuosa storia, l’opinione pubblica vuol fare i conti finali con Hamas, che non riconosce lo Stato ebraico, ma ha il cuore in gola per i civili catturati, con mezzo Paese a considerare il leader Netanyahu responsabile della débâcle.
Hamas, assaporato l’effimero trionfo del 7 ottobre, centellinerà i prigionieri per guadagnar tempo, ma ha addosso jihadisti, Iran, Hezbollah.
Il presidente americano Joe Biden, con saggezza, prova a dirimere un compito impossibile, proponendo prudenza a Netanyahu ma pressando, via Qatar e altri partner, Hamas perché rilasci i sepolti vivi nei tunnel. Parliamo qui dei civili perché, secondo nostre informazioni, Hamas lascia i militari fuori dagli accordi.
I civili, donne, anziani e bambini inclusi, servono ai fondamentalisti islamici per raschiare giorni preziosi e meglio trincerarsi nella Striscia, i militari, superata l’invasione israeliana, si vogliono spendere per liberare prigionieri palestinesi, come nel caso del soldato Gilad Shalit, catturato nel 2006 e rilasciato cinque anni dopo in cambio di 1.027 detenuti da Israele, inclusi celebri terroristi. La dimensione sproporzionata, uno a 1.027, testimonia dell’importanza vitale che gli israeliani annettono agli ostaggi, Hamas ne è consapevole e terrà duro.
Gli americani hanno colpito in Siria basi di terroristi legati all’Iran, sospettati di voler allargare il conflitto, come Hezbollah minaccia dal Sud del Libano. Che il presidente russo Vladimir Putin intrattenga un dialogo, politico e militare, con Hamas e Iran, mentre il leader turco Recep Tayyip Erdogan si schiera al fianco di Hamas, testimonia la portata globale del conflitto in corso.
Con la Cina sullo sfondo, Mosca e Teheran sfidano i nemici occidentali, confidando sulla Quinta Colonna che, dalle nostre democrazie, li sostiene, per interesse, odio o ignoranza, con una formidabile campagna di disinformazione.
Mentre scriviamo non è dato sapere se Israele abbia deciso di entrare a Gaza, i capi militari israeliani sono certi che si tratterà di un’operazione ardua, come Hue Vietnam 1968, Falluja 2004 e Mosul 2017 in Iraq. Casa per casa, cunicolo per cunicolo, corpo a corpo, la battaglia sarà resa ancor più feroce dagli ostaggi che Hamas esporrà come scudo umano.
E ci saranno in linea i civili palestinesi bloccati al fronte, mentre Hamas blinda l’ospedale Al Shifa in un bunker gigantesco. Nella sola battaglia di Mosul caddero 11.000 civili iracheni, cifra monito per tutti.
L’attacco resta dunque sospeso, con i nemici costretti insieme a guerra e negoziato, tragedia del XXI secolo. Parlando al Council on Foreign Relations, in una disperata analisi delle ostilità, Farah Pandith, diplomatica veterana delle amministrazioni Bush e Obama, lamentava: «Dopo l’11 settembre abbiamo imparato di non riuscir mai a immaginare il peggio, ci colpisce di sorpresa… perché studiamo politica, economia, strategia ma restiamo ignari delle emozioni, delle passioni, dei sentimenti che scavano le persone».
È il dilemma di vita e di morte che si consuma su un fronte infinito, dal Donbass a Israele, e ci chiede un impegno supremo di analisi, compassione e forza per non far prevalere il totalitarismo incombente su di noi.
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