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Il Pd e l’alternativa al premierato

(agf)
Dopo la proposta del premierato di Meloni i dem devono rispondere
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Il progetto costituzionale del cosiddetto premierato ha suscitato, come si è visto, un ricco ventaglio di critiche e non solo da avversari politici. Il meno che si possa dire è che l’atto di nascita della Terza Repubblica innescata, come dice Giorgia Meloni, dalla “madre di tutte le riforme”, è di là da venire. Siamo solo all’inizio di una discussione pubblica che sarà aspra e non priva di colpi bassi. Peraltro manca qualcosa a completare il mosaico ed è la proposta dell’opposizione. Non una semplice formula alternativa: si sa che sul tavolo esiste e non da oggi un’ipotesi di “cancellierato” ispirato al sistema tedesco. Quella che appare carente è la volontà di farne una battaglia politica.

Perché un punto non è contestabile: il …

Il progetto costituzionale del cosiddetto premierato ha suscitato, come si è visto, un ricco ventaglio di critiche e non solo da avversari politici. Il meno che si possa dire è che l’atto di nascita della Terza Repubblica innescata, come dice Giorgia Meloni, dalla “madre di tutte le riforme”, è di là da venire. Siamo solo all’inizio di una discussione pubblica che sarà aspra e non priva di colpi bassi. Peraltro manca qualcosa a completare il mosaico ed è la proposta dell’opposizione. Non una semplice formula alternativa: si sa che sul tavolo esiste e non da oggi un’ipotesi di “cancellierato” ispirato al sistema tedesco. Quella che appare carente è la volontà di farne una battaglia politica.

Perché un punto non è contestabile: il destra-centro si prepara a fare dell’elezione diretta del premier, pur con tutte le incongruenze che vediamo, il fulcro della campagna elettorale per il Parlamento dell’Unione. Poi forse il disegno di legge finirà in un cassetto, come tanti pensano, trattandosi soprattutto di una bandiera elettorale. Ma in ogni caso il governo avrà posto sul tavolo - per l’ennesima volta negli ultimi decenni della storia repubblicana - il tema della riforma istituzionale.

Con tutto quello che ne segue: il ruolo del Quirinale, l’equilibrio dei poteri, le regole che disciplinano il rapporto fra l’esecutivo e la sua maggioranza, una nuova legge elettorale. L’opposizione, intesa in particolare come Partito Democratico, può limitarsi ad alzare il cartello del “no”? Sembra poco conveniente e soprattutto poco utile.

Se il progetto della destra è davvero autoritario, concepito per fare dell’Italia una seconda Ungheria, allora non è sufficiente una risposta volta alla mera conservazione dell’esistente. Questa posizione sarà inevitabile in caso di referendum, quando si porrà l’aut-aut. Ma fino ad allora il problema dell’opposizione parlamentare sarà di impedire che sia la destra, come si dice, a “dettare l’agenda”. Cioè ad imporre il campo da gioco e le regole della competizione. Per cui se alla fine il disegno Meloni-Casellati sarà ritirato, dalle parti del Pd potranno vantare un successo di non poco conto. Se sarà modificato a fondo, al termine di una lunga trattativa, potranno ugualmente dire d’esser stati decisivi. E se poi alla fine dell’iter s’imporrà come più realistica un’altra architettura istituzionale, magari proprio il “cancellierato” filo-tedesco, il gruppo dirigente del centrosinistra avrà conseguito una vittoria memorabile. S’intende che quest’ultima opzione allo stato delle cose è molto improbabile. Ma non più di quanto sia verosimile che il disegno costituzionale avviato ieri veda la luce nella sua forma attuale.

In ogni caso, sarebbe strano se il centrosinistra rinunciasse a combattere la battaglia intorno a una riforma destinata, se fosse una cosa seria, a incidere sulla vita degli italiani. Una riforma che si accompagna a una legge elettorale concepita, si direbbe, per aggravare i difetti dell’attuale sistema. Non stupisce che la bandiera del “no” globale sia issata dai 5S. Ma l’interesse del Pd è senza dubbio quello di giocare la partita con un proprio solido punto di vista. Il cancellierato sotto tale aspetto rappresenta una carta valida, tuttavia finora sembra che sia un’ipotesi lasciata ai professori e ad alcuni politici esperti del ramo. Chi deve decidere pare timoroso di apparire cedevole verso il governo ovvero, per meglio dire, verso Renzi. Il quale è già pronto a inserirsi con la sua proposta del “sindaco d’Italia”, accettando quindi il principio dell’elezione diretta. Il senatore di Scandicci è come al solito svelto di riflessi, ma è il Pd che deve scegliere se impegnarsi con una propria proposta o lasciare il campo prima di cominciare.

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