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Destra e sinistra, forza e punti deboli

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L’orizzonte dei partiti sono le Europee 2024. E anche Landini gioca un ruolo non secondario
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Giorni, anzi ore importanti per gli assetti a sinistra e anche a destra. Ognuno ha mostrato i propri punti di forza così come di debolezza e si capisce che la campagna elettorale per le Europee di primavera è davvero cominciata.

Cominciamo da Landini. Nel gioco delle piazze, la Cgil (con la Uil) ha prevalso di poco su Elly Schlein, se non altro per la maggior presa degli slogan e per l’antica esperienza nell’organizzare queste manifestazioni. È stato un successo, di quelli che restituiscono un po’ di autostima all’opposizione. La domanda è se queste piazze avvicinano o no la fatidica “alternativa”. Sul piano psicologico probabilmente sì, soprattutto nell’animo dei militanti. Sul terreno pratico, la strada è lunga. Non siamo nemmeno in vista di un cartello elettorale: prima occorre pesare i voti delle Europee, capire ad esempio se i 5S di Conte resteranno di qualche punto dietro il Pd ovvero se ci sarà il sorpasso. Se e quando prenderà corpo il “cartello”, non sarà secondario cap…

Giorni, anzi ore importanti per gli assetti a sinistra e anche a destra. Ognuno ha mostrato i propri punti di forza così come di debolezza e si capisce che la campagna elettorale per le Europee di primavera è davvero cominciata.

Cominciamo da Landini. Nel gioco delle piazze, la Cgil (con la Uil) ha prevalso di poco su Elly Schlein, se non altro per la maggior presa degli slogan e per l’antica esperienza nell’organizzare queste manifestazioni. È stato un successo, di quelli che restituiscono un po’ di autostima all’opposizione. La domanda è se queste piazze avvicinano o no la fatidica “alternativa”. Sul piano psicologico probabilmente sì, soprattutto nell’animo dei militanti. Sul terreno pratico, la strada è lunga. Non siamo nemmeno in vista di un cartello elettorale: prima occorre pesare i voti delle Europee, capire ad esempio se i 5S di Conte resteranno di qualche punto dietro il Pd ovvero se ci sarà il sorpasso. Se e quando prenderà corpo il “cartello”, non sarà secondario capire chi tiene le mani sul timone.

Sul resto si dirà che un accordo è sempre possibile, per quanto i temi siano tutt’altro che irrilevanti. Si parla della politica estera, terreno in cui la prudenza dimostrata dal vertice Pd, sia sull’Ucraina sia su Gaza, è senza dubbio apprezzata dal Quirinale, dove si conserva l’antico diritto di supervisione. Ma Conte ci tiene a marcare le distanze, sia rispetto all’atlantismo sia riguardo a Israele. Non è cosa di poco conto. Sulle riforme la convergenza tra le due sigle è più facile, ma nel segno del “no” a qualsiasi progetto riformatore, buono o cattivo: soprattutto a quelli che prevedono l’elezione diretta o del premier o, a maggior ragione, del presidente della Repubblica. Ci fu un tempo in cui il centrosinistra era propositivo, non temeva di affrontare il rinnovamento della “forma di governo” ed era favorevole alla legge elettorale a doppio turno. Ma molta acqua è passata sotto i ponti. Oggi la speranza di un’alternativa da costruire con i 5S impone il massimo di conservatorismo istituzionale. Non c’è da stupirsi, date le premesse, che Landini emerga come il possibile leader, politico e prima ancora morale, della sinistra allargata. E certo sarebbe una novità. In sintesi, a sinistra troviamo la forza della piazza, che è anche il limite della proposta politica.

Viceversa a destra incontriamo una strategia volta a raccogliere sempre il massimo del consenso. Quindi il perno è la comunicazione, capace di coprire con un gioco di prestigio tutte le contraddizioni. L’attacco di Salvini allo sciopero ammicca a tutta l’Italia moderata che non ama i disagi nella vita quotidiana (del resto, a chi piacciono?). I provvedimenti volti a tutelare l’ordine pubblico, come pure l’intesa per i migranti in Albania, sono altrettanti messaggi positivi a chi è angosciato per la piccola e media illegalità diffusa. Non è importante che i progetti siano subito realizzabili, l’essenziale è che trasmettano il segnale giusto a un’opinione pubblica trasversale: al governo provano a combattere l’illegalità, a ridurre il numero dei clandestini, a proporre l’esecutivo dell’uomo, o della donna, “forte”. Evocano la prigione senza esitare, e pazienza per le illusioni del ministro Nordio. E se Salvini e Meloni litigano, è chiaro che l’alleanza tra loro non si rompe. Dove andrebbe il leghista? Resta al governo e fa la guerra alla Meloni senza spezzare il filo. Poi chi vivrà vedrà.

Il lato debole di questa tattica è la difficoltà di creare consenso senza l’apporto della politica economica, alquanto deludente, e con le rate del Pnnr da strappare con le unghie a Bruxelles. A sinistra mirano a rendere compatto il campo per recuperare poi i voti di sinistra che dovrebbero tornare a casa. A destra si guarda al mondo moderato a cui offrire un riparo. Come seppe fare Berlusconi.

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