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Quanto serve all’anno per salvare il pianeta

La spesa è di 2.4 miliardi di dollari: il Nord ricco del mondo deve aiutare il Sud

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2,4 miliardi. A dirlo ci vuole poco: un due, un quattro, seguiti da undici zeri. È l’astronomica cifra in dollari che serve per fare fronte ai cambiamenti climatici. E non una volta sola: è la cifra che bisognerebbe spendere anno dopo anno per evitare gli effetti peggiori dei cambiamenti che abbiamo causato nell’atmosfera. Nessuno sa con certezza chi o come potrà disporre di una simile somma. Però dobbiamo sperare di riuscire a trovare una soluzione.

In America Latina, per esempio, gli impatti dei cambiamenti climatici si faranno sentire contestualmente a un acutizzarsi della precarietà economica. Città costiere come Guayaquil in Ecuador o Barranquilla in Colombia sono estremamente vulnerabili all’innalzamento del livello dei mari e alla proliferazione di tempeste di sempre maggiore intensità. La regione andina subirà gli effetti del restringimento accelerato dei ghiacciai, che ridurrà la disponibilità di acqua: la Bolivia, per esempio, potrebbe perdere tutta la superficie glaciale nei prossimi anni. La regione del Chaco in Paraguay e l’Argentina saranno colpite da siccità che penalizzeranno la produzione agricola e zootecnica. Il Messico deve fronteggiare il duplice impatto di un aumento delle siccità nel Nord e gravi inondazioni nel Sud: recentemente, un violento uragano ha devastato Acapulco.

L’America Latina ha urgente bisogno di finanziamenti climatici per proteggere i suoi abitanti. Più facile a dirsi che a farsi. Le somme necessarie sono roba da far tremare i polsi. Gli americani hanno un’espressione efficace per descrivere la sensazione di vertigine che si prova di fronte a numeri del genere: sticker shock, shock da etichetta. Il termine era stato coniato originariamente per descrivere le reazioni delle persone che andavano in una concessionaria per comprare un’auto e vedevano i prezzi appiccicati sui finestrini dei veicoli: è lo sgomento che si prova quando si scopre che una spesa imprescindibile ha un prezzo astronomico, al di sopra delle proprie possibilità.

Il caso del denaro necessario per mitigare gli effetti del riscaldamento globale illustra il terribile problema che deriva dalla disparità fra chi dovrà pagare e chi spenderà quei soldi. La spesa necessaria per mitigare gli shock climatici dovrà essere destinata a proteggere i Paesi del Sud del mondo con denaro proveniente dai Paesi del Nord, che dovranno a loro volta destinare fondi a rafforzare le loro difese contro gli effetti dei cambiamenti climatici.

Ovviamente, questa è una sfida politicamente esplosiva. Finora, i Paesi più ricchi hanno incontrato gravi difficoltà a raccogliere 100 miliardi di dollari per finanziare gli investimenti necessari nei Paesi meno sviluppati (appena il 4 per cento della cifra necessaria). È evidente che le istituzioni su cui oggi facciamo affidamento per attutire gli effetti dei cambiamenti climatici lasciano molto a desiderare.

La Conferenza delle parti dell’Onu agisce solo quando si riesce a raggiungere un consenso. In teoria sembra una cosa buona, ma in pratica non conviene. Questa ricerca dell’unanimità consente a qualunque Paese, grande o piccolo, di mettere il veto a qualsiasi iniziativa. È un meccanismo fondamentalmente inadeguato di fronte alla sfida che abbiamo di fronte. E tuttavia, le conseguenze di non agire sarebbero troppo drammatiche per prendere in considerazione l’idea, anche solo per un attimo. Già ora le frontiere dei Paesi sviluppati scricchiolano sotto la pressione dei migranti climatici che fuggono da condizioni invivibili nei loro Paesi.

È un fenomeno ingestibile e che sicuramente si accentuerà ancora di più. I grattacapi che le migrazioni ci procurano adesso sono solo un antipasto di quello che ci aspetta se non affronteremo le sfide climatiche con mezzi adeguati. I modelli scientifici per i prossimi cinquant’anni prefigurano calamità tali che ampie parti delle zone tropicali rischiano di diventare inadatte all’insediamento umano. Milioni di persone moriranno, ma altri milioni fuggiranno, destabilizzando i Paesi di accoglienza. Ed ecco che la cifra di 2,4 miliardi inizia ad assumere contorni diversi. Siamo sicuri che sia irraggiungibile? È meno della metà dei 6 miliardi di dollari che il mondo spende ogni anno per l’istruzione, e nemmeno un terzo dei 9 miliardi che spendiamo per le cure mediche. È più o meno allo stesso livello dei 2,2 miliardi di dollari che il pianeta ha speso lo scorso anno per la difesa. Sono tutte cifre enormi, senza dubbio, ma sono cifre che il genere umano ha già dimostrato di riuscire a mettere in campo per finanziare le cose che considera prioritarie. Nei prossimi anni il mondo dovrà reagire di fronte alla nuova realtà di un contesto in cui la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici sono voci di spesa indispensabili quanto la difesa, l’istruzione e le cure mediche. Quando avremo capito veramente che questi sono investimenti che dobbiamo fare a tutti i costi, per cui non ci sono alternative, supereremo lo sticker shock e ci dedicheremo all’ardua impresa di mettere insieme i soldi di cui l’umanità ha bisogno per adattarsi al pericolo che si profila.

(Traduzione di Fabio Galimberti)

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