✕

Schlein, l’opportunità della candidatura

Elly Schlein

 (ansa)
Il punto di martedì 19 dicembre 2023
2 minuti di lettura

È presto per capire se è cominciato sul serio il duello tra le due donne della politica. Ovvero se è solo una suggestione che ha bisogno, da entrambe le parti, ancora di parecchia sostanza per essere credibile. E anche per dimostrare, se si vuole, che Conte è solo il terzo incomodo destinato con i Cinque Stelle a un ruolo secondario e non invece l’altra punta di un triangolo dietro cui s’intravede una macchina per raccogliere consenso (oggi tra il 16 e il 17 per cento) che non va troppo per il sottile, l’espressione di sinistra del populismo che si rinfaccia alla destra.

Tutto è prematuro, quando mancano circa sei mesi alle elezioni. Quel che non si contesta è il punto centrale: l’inizio della campagna elettorale. Si dirà: non è una gran novità, se si considera che l’Italia è quasi sempre alle prese con una campagna elettorale da preparare o da analizzare. Sta di fatto che su questo terreno la destra è sempre pronta o finge di esserlo. La sinistra viceversa dà l’idea di essere al sol…

È presto per capire se è cominciato sul serio il duello tra le due donne della politica. Ovvero se è solo una suggestione che ha bisogno, da entrambe le parti, ancora di parecchia sostanza per essere credibile. E anche per dimostrare, se si vuole, che Conte è solo il terzo incomodo destinato con i Cinque Stelle a un ruolo secondario e non invece l’altra punta di un triangolo dietro cui s’intravede una macchina per raccogliere consenso (oggi tra il 16 e il 17 per cento) che non va troppo per il sottile, l’espressione di sinistra del populismo che si rinfaccia alla destra.

Tutto è prematuro, quando mancano circa sei mesi alle elezioni. Quel che non si contesta è il punto centrale: l’inizio della campagna elettorale. Si dirà: non è una gran novità, se si considera che l’Italia è quasi sempre alle prese con una campagna elettorale da preparare o da analizzare. Sta di fatto che su questo terreno la destra è sempre pronta o finge di esserlo. La sinistra viceversa dà l’idea di essere al solito in ritardo. E certo lo sa anche Romano Prodi, che non senza motivo si è sforzato di costruire intorno a Elly Schlein il profilo della “federatrice” di un arcipelago frantumato. Si capisce. In altri tempi e altre circostanze fu Prodi a federare il centrosinistra e a condurlo alla vittoria contro Berlusconi. Ma oggi?

Il compito di qualsiasi “federatore” è più difficile di allora, se non altro per la presenza del M5S che non è paragonabile alla vecchia Rifondazione Comunista. C’è poi un altro punto che non può essere ignorato da Elly Schlein, se davvero vorrà caricarsi sulle spalle questa responsabilità. Negli anni Novanta Prodi cucì insieme il centro e la sinistra senza candidarsi a un mandato parlamentare. Divenne presidente del Consiglio senza mai sedere sui banchi di Montecitorio o Palazzo Madama. Un caso senz’altro unico, ma — come si è detto — erano altri tempi, senza dubbio anche un’altra politica. Oggi non è pensabile che la Schlein guidi il Pd alle elezioni europee, magari con l’obiettivo di ridimensionare Conte, l’alleato riottoso, senza porsi alla testa delle liste elettorali.

Sappiamo che la segretaria riflette su questa ipotesi e non ha deciso. Ma gli argomenti che la spingono verso il “no”, compresa l’impossibilità di fare bene il parlamentare europeo, dato l’impegno in Italia, non valgono molto rispetto alla questione politica decisiva: una leader candidata trasmette un’impressione di determinazione, qualcosa che assomiglia al carisma. A maggior ragione se è in gioco il destino del famoso e mai veramente precisato “campo largo”. In un voto proporzionale con quello per l’Europa, e nelle condizioni non brillanti del centrosinistra oggi, sarebbe illogico sottrarsi a una scelta che sembra quasi obbligata.

E questo vale a prescindere da ciò che vorrà fare l’altra, ossia Giorgia Meloni. Anzi, sarebbe un segno di debolezza aspettare la mossa della concorrente per studiare la contromossa. Di tatticismo la sinistra, o il centrosinistra che sia, ha già rischiato di morire troppe volte in passato. Stavolta l’occasione è buona per decidere in anticipo, mettendo la premier nella condizione di dover rincorrere. In ogni caso, quello che serve alla sinistra è la capacità di avere qualche idea e la franchezza di esporla. Senza limitarsi a giocare di rimessa, con il rischio di passare per pavidi se poi prevale la cautela e il timore di una sconfitta. Se la politica attuale è soprattutto scontro di immagini e di volti, non ci sono molte alternative a un confronto a viso aperto, con tutte le insidie connesse.

Leggi i commenti