Un vento violento ha spazzato l’Italia da quando Giorgia Meloni si è insediata. È un vento di fatti rovinosi mai accaduti prima,di persone mai così distruttive, di decisioni da rovesciamento totale, annunciate subito perché si vedesse bene il segno distruttivo. Destinate, cioè, a frantumare e lasciare solo macerie dell’Italia nata dalla Resistenza. Nei suoi anni di “underdog ” post fascista, stretta fino all’asfissia, nel Paese di una cultura antifascista che, nonostante mille debolezze, non voleva dimenticare le sue stragi, i suoi morti, i suoi eroi, la giovane leader di una tribù che poteva sfogare il suo odio contro il sindacato solo con una distruzione selvaggia, della Cgil, e tenere lontani i “clandestini” (una sua invenzione per definire gli scampati alla fame e alla guerra) cercando, se non disturbata, di abbandonarli in mare, ha messo bene in vista il suo materiale di lavoro. Prima vengono coloro che la esprimono, la rappresentano e le stanno accanto, dicono le cose che lei di…
Un vento violento ha spazzato l’Italia da quando Giorgia Meloni si è insediata. È un vento di fatti rovinosi mai accaduti prima,di persone mai così distruttive, di decisioni da rovesciamento totale, annunciate subito perché si vedesse bene il segno distruttivo. Destinate, cioè, a frantumare e lasciare solo macerie dell’Italia nata dalla Resistenza. Nei suoi anni di “underdog ” post fascista, stretta fino all’asfissia, nel Paese di una cultura antifascista che, nonostante mille debolezze, non voleva dimenticare le sue stragi, i suoi morti, i suoi eroi, la giovane leader di una tribù che poteva sfogare il suo odio contro il sindacato solo con una distruzione selvaggia, della Cgil, e tenere lontani i “clandestini” (una sua invenzione per definire gli scampati alla fame e alla guerra) cercando, se non disturbata, di abbandonarli in mare, ha messo bene in vista il suo materiale di lavoro. Prima vengono coloro che la esprimono, la rappresentano e le stanno accanto, dicono le cose che lei direbbe ma sta bene attenta a non dire, e collocano il potere-Meloni dove deve stare: “Di qui nessuno mi manderà mai via.”
La scelta del peggio è ampia, ma due dominano e controllano la scena: Donzelli e Del Mastro, l’uno accusa, con una suatecnica espressiva estremamente violenta. L’altro sa che si può mentire e contemporaneamente godersi il potere. Ma torniamo a Donzelli. Sa che non sarà mai smentito nonostante l’enormità di quello che sta dicendo. Sa che la sua è lavoce che il movimento riconosce e vuole sentire. La sua maggioranza ha una tolleranza grandissima per il peggio. Infatti quando si presenta il generale Vannacci, personaggio di grande potere militare autore di un libro (Il mondo al contrario) che nessuno al mondo pubblicherebbe per proteggere l’autore dalla perdita di reputazione e i lettori dall’offesa di diventare destinatari di quel testo, Meloni tace. Poi sposta il generale a un ruolo più importante, lasciando all’autore di un libro che offende pesantemente molti cittadini spargere ed espandere le sue ignobili persuasioni.
Ma a questo punto diventa chiaro il doppio gioco di Meloni. Il primo ministro italiano è allo stesso tempo una Giorgia Meloni profondamente europeista, occidentale, americana. E una Giorgia Meloni fortemente agganciata a un formicaio di personaggi come Orbàn che lavorano alla vittoria piena del sovranismo e dell’uomo bianco. Come in Notorious (il celebre film di spionaggio di Hitchckok ) ogni tanto il gruppo del doppio gioco che circonda Meloni, inciampa in modo infantile, come quando il cognato Lollobrigida ammette che scaricare profughi in Italia fa parte del piano di Soros e di altri miliardari per la sostituzione dei popoli (i neri al posto dei bianchi, che perdono case e lavoro). Il cast è pronto , ma l’affollato mondo del primo anno di Giorgia Meloni, è denso di fatti.
Si possono distinguere tre grandi gruppi segnati da tremendi eventi esemplari. Uno è Cutro, con le sue oltre cento vittime, tra cui molti bambini, a cui è stato negato soccorso. Un altro è l’Albania, dove uno strano patto impegna terra e soldi italiani per costruire campi di concentramento di profughi che, benché salvati in mare dalle ostinate Ong, non dovranno mai mettere piede in Italia. Un altro ancora è il più dirompente di tutti: liberare la Nazione, già disarcionata dal suo percorso verso qualche forma di progresso, dalla magistratura, che è dichiarata opposizione. Ancora, liberarla dalla cultura che ha formato il Paese dal Risorgimento in avanti e sgombrare il campo (togliendogli tutti i poteri, ma prima ancora il rispetto) dal Presidente della Repubblica e abolire il tremendo esempio dei senatori a vita.
L’anno di Giorgia Meloni, come si vede, è carico di progetti e di persone adatte. Nel tempo libero il popolo della Nazione si dedicherà al gioco molto formativo e patriottico di Atreju.