La classe dirigente che non c’è
di Stefano FolliLa vicenda tragicomica del pistolero di Fratelli d’Italia offre un paio d’insegnamenti. Il primo è la conferma che il partito della premier tende troppo spesso a scivolare in gaffe grottesche, specchio di una debole, se non del tutto assente, cultura istituzionale. Si tratti del treno del ministro Lollobrigida o dei documenti riservati girati dal sottosegretario alla Giustizia Delmastro al suo coinquilino, Donzelli, c’è sempre qualcosa che non andava detta o non andava fatta, costringendo la presidente del Consiglio a correre ai ripari. Ora c’è una pistola che ha sparato in una festa di Capodanno e un deputato di FdI, Pozzolo, titolare del porto d’armi, che non sa come cavarsi d’impaccio. E nell’incertezza rifiuta di consegnare agli inquirenti gli abiti che indossava quella sera.
La vicenda tragicomica del pistolero di Fratelli d’Italia offre un paio d’insegnamenti. Il primo è la conferma che il partito della premier tende troppo spesso a scivolare in gaffe grottesche, specchio di una debole, se non del tutto assente, cultura istituzionale. Si tratti del treno del ministro Lollobrigida o dei documenti riservati girati dal sottosegretario alla Giustizia Delmastro al suo coinquilino, Donzelli, c’è sempre qualcosa che non andava detta o non andava fatta, costringendo la presidente del Consiglio a correre ai ripari. Ora c’è una pistola che ha sparato in una festa di Capodanno e un deputato di FdI, Pozzolo, titolare del porto d’armi, che non sa come cavarsi d’impaccio. E nell’incertezza rifiuta di consegnare agli inquirenti gli abiti che indossava quella sera.
Questo è l’aspetto più insidioso della storia, visto che il protagonista sceglie di rifugiarsi nel privilegio parlamentare come nella coperta di Linus. Difficile immaginare una reazione più inopportuna e persino infantile. Ne deriva che all’inizio poteva aver ragione la fonte di Palazzo Chigi per la quale l’episodio “non aveva rilevanza politica”. Ma poi la goffaggine di questo Pozzolo rischia di ingarbugliare tutta la matassa (sullo sfondo, ma stavolta sembra senza responsabilità, c’è di nuovo Delmastro, uomo davvero sfortunato nelle frequentazioni).
La seconda lezione è che la classe politica di Fratelli d’Italia è spesso gravemente inadeguata. Lo è a medio livello, ma i fatti lasciano intravedere le stesse carenze a un livello più alto. Salvo eccezioni, s’intende. Ed è singolare che in Parlamento siedano personaggi spesso improbabili, tali da rendere arduo o addirittura impossibile selezionare figure in grado di competere con successo per cariche di peso a livello nazionale o locale: dalle regioni ai comuni maggiori. Lo si è visto a Roma, quando poi fu eletto Gualtieri; si rischia il “bis” al municipio di Firenze. E nelle amministrazioni regionali non va meglio, se in Sardegna la Lega si è intestardita nel voler ripresentare l’uscente Solinas, da tutti considerato fragilissimo.
In sostanza si è creata una contraddizione tra la figura di Giorgia Meloni come guida del governo, nonché leader politica, e il partito FdI. La prima resta alta nei sondaggi, tre o quattro punti meglio del dato reale raccolto nelle elezioni legislative del settembre 2022. Insomma, il consenso che l’opposizione fin qui non ha intaccato, s’identifica senz’altro in lei e solo in lei: a fatica si estende verso FdI come partito di massa. È lei l’artefice, il traino e la garante del voto della destra. I pasticci dei fratelli italiani, i pistoleri e i treni non hanno granché effetto sul consenso, in quanto l’elettorato di destra per ora è abbastanza compatto nel dimostrare la propria fiducia alla premier. Ecco perché è probabile che nelle elezioni europee di primavera si ripeta il voto pro-Meloni, nonostante incidenti e infortuni di vario genere. Del resto, l’opposizione non riesce a sfruttare a suo vantaggio le occasioni favorevoli. Forse perché si limita all’episodio, a stigmatizzare il singolo inciampo, senza ricavarne una lezione generale da rilanciare con forza.
Non si capisce peraltro perché Elly Schlein permetta ai 5S di Conte di occupare uno spazio mediatico quasi sterminato. La leadership del Pd, tuttora il maggior partito del centrosinistra, è pallida: un passo dopo l’altro, l’avvocato del popolo incalza e rischia di superare la formazione della Schlein alle Europee. Sarebbe un evento clamoroso: la sinistra finirebbe prigioniera di una sorta di estremismo populista privo di credibilità. E il Pd dovrebbe una volta di più dedicarsi a risorgere dalle proprie ceneri. Una storia infinita.