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Nikki Haley, l’ultima spiaggia degli anti-Trump

(agf)
Ci sono tre considerazioni da fare in dirittura d’arrivo per le primarie del New Hampshire. Riguardano le donne, il fallimento di DeSantis e il background della sfidante
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NEW YORK - “Last woman standing”, non più un “uomo”, come abbiamo visto nei mille thriller o western americani. Quando, nel fine settimana, Ron DeSantis ha deposto le armi nella battaglia per le primarie repubblicane ed è corso a baciare la pantofola di Donald Trump, in piedi è rimasta solo lei, Nikki Haley: una donna ormai simbolo di molte donne e non soltanto repubblicane, rimasta in gioco nell’ultimo duello con Donald Trump.

Ci sono tre considerazioni da fare in dirittura d’arrivo per le primarie del New Hampshire. La prima riguarda le donne. Se nel 2020 Donald Trump era riuscito a recuperare in parte il voto femminile, oggi la situazione è molto diversa: un voto contro l’aborto della Corte S…

NEW YORK - “Last woman standing”, non più un “uomo”, come abbiamo visto nei mille thriller o western americani. Quando, nel fine settimana, Ron DeSantis ha deposto le armi nella battaglia per le primarie repubblicane ed è corso a baciare la pantofola di Donald Trump, in piedi è rimasta solo lei, Nikki Haley: una donna ormai simbolo di molte donne e non soltanto repubblicane, rimasta in gioco nell’ultimo duello con Donald Trump.

Ci sono tre considerazioni da fare in dirittura d’arrivo per le primarie del New Hampshire. La prima riguarda le donne. Se nel 2020 Donald Trump era riuscito a recuperare in parte il voto femminile, oggi la situazione è molto diversa: un voto contro l’aborto della Corte Suprema, gli attacchi misogini e, se per questo, razzisti, di Trump contro la Haley hanno disaffezionato molte donne, anche giovani, che si avvicinano alla politica. Se questo non dovesse portare la Haley a vincere la nomination, potrebbe avere un impatto nel voto di novembre: rafforzare la base femminile contro Trump - e a favore di Biden, se sarà lui, come ormai ci si aspetta, il candidato democratico per la corsa alla Casa Bianca del 2024.

Il secondo punto riguarda il fallimento di DeSantis. Dopo essere arrivato secondo in Iowa in un testa a testa con Haley e con un forte distacco da Trump, il Governatore della Florida sapeva che in New Hampshire non avrebbe preso più del 7% contro il 37,5% stimato per la Haley e il 52% di Trump. C’è anche da dire che DeSantis, nei modi, nel body language, nel messaggio agli elettori è una copia quasi carbone di Trump. E allora perché votare per lui quando c’è l’originale? Uscendo prima delle primarie, DeSantis ha evitato una umiliazione (che sarebbe continuata nel voto in South Carolina), incoraggia i suoi a votare per Trump e si propone per la Vice Presidenza.

Il terzo punto, il più importante, riguarda l’appoggio per la Haley del governatore del New Hampshire Chris Sununu. “E’ genuina come una bella lunga giornata di Sole” ha detto Sununu di lei a un comizio. “Soprattutto – ha aggiunto riferendosi a Trump – sono stufo di perdere e dei perdenti”.

Per Sununu Trump è un perdente morale, è un bullo che conquista voti con l’intimidazione e instillando paura, reclama di voler fare l’America grande ma bastona l’America con il pessimismo. La posizione di Sununu non va sottovalutata perché rappresenta quella poca resistenza al fenomeno Trump nel partito repubblicano. è figlio d’arte – il padre John era stato governatore dello stato prima di lui alla fine degli anni Ottanta e fu poi capo di Gabinetto di George H.W. Bush, il Bush 41, che fece Storia: formalmente firmo’ per l’America la sconfitta dell’Unione Sovietica, la fine della Guerra Fredda e l’inizio di un periodo d’oro che, fino all’attacco dell’11 settembre, ha dato all’America la rivoluzione digitale e la posizione, per una decina d’anni, di leader globale incontrastato.

La Haley in sostanza, ha un seguito importante tra chi nei repubblicani, riconosce in quei valori tradizionali di Ronald Reagan e George Bush 41, di schiena dritta, rigore in generale e rigore fiscale in particolare, la ricetta per restituire all’America la leadership morale che le spetta. Oggi quella corrente è in minoranza, ma resta e include fra i suoi adepti ancora esponenti importanti dell’establishment e personaggi dalle tasche profonde, come Charles Koch, non solo fra i più ricchi d’America, ma fondatore del Cato Institute uno dei più rispettati think tank della destra. E’ questa coalizione, appassionata e contro tutto quello che Trump rappresenta, che tira la volata alla Haley. Ce la farà? Sappiamo che nella democrazia americana tutto e possibile: contro ogni previsione Barack Obama ha sconfitto Hillary Clinton alle primarie e Donald Trump ha sconfitto Hillary alle presidenziali.

Certo, le probabilità che la Haley possa battere Trump alle primarie sono davvero piccine, tanto più che in South Carolina, il suo Stato, è ancora in minoranza. Con l’uscita di DeSantis poi, molti leader repubblicani hanno definito Trump il “presumptive candidate”, il “candidato in pectore”.

Ma tenere la fiamma accesa, impedire che la vittoria di Trump alle primarie sia assoluta e incontestata, non solo oggi mette la Haley in posizione di leadership se un incidente di percorso dovesse deviare la marcia di Trump, ma contribuisce a far riflettere i repubblicani moderati sul pericolo Trump quando dovranno votare a novembre. Sono una piccola percentuale del partito.

Ma come sappiamo le elezioni americane si giocano su percentuali minuscole, a volte dell’1,5 – 2% e su poche decine di migliaia di voti in alcuni stati chiave.

Dal punto di vista dei democratici, la Haley oggi combatte anche per questo: per mobilitare donne e repubblicani illuminati, transatlantici e per bene. Sono loro che potranno rendere la vita difficile a Trump davanti al grande elettorato nazionale degli Stati Uniti d’America quando in gioco non sarà più la nomination, ma la presidenza.

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