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Sanremo, aspettando Ercolina come Godot

Tutta questa grande tensione non sembra poi giustificata dal calibro dei fatti (una mucca a teatro). Perché alla fine, e anche al principio, per tutti è ovvio che la “centralità politica” del Festival è, da sempre, solo un innocuo show
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Per i trattori ci sono difficoltà logistiche forse insormontabili, sono bestioni da raccordo anulare. Invece la mucca Ercolina, tecnicamente parlando, sul palco dell’Ariston avrebbe potuto anche salire, sia pure con qualche apprensione per la tenuta igienica della scenografia; e ancora potrebbe farlo nelle prossime sere, e farsi ricevere da Amadeus.

Ci fu un precedente, anche se pare non ci sia discendenza diretta tra le due bestie: sempre una Ercolina e sempre mucca (frisona, se non ricordo male), nel ’97 riuscì a incontrare il Papa, sull’onda dei moti per le famose “quote latte”, anche lì con l’Europa nelle vesti di esattore malvagio, e i nostri compatrioti che rialzano la testa.

Qualora Ercolina salisse sul palco Amadeus, proprio come tocca fare al Papa, saprà sicuramente avere parole di solidarietà e conforto per gli allevatori e gli agricoltori italiani; così come ne avrebbe per gli operai, i tecnici, gli ingegneri, i sacrestani, le sciatrici, le mamme, i militari, gli impre…

Per i trattori ci sono difficoltà logistiche forse insormontabili, sono bestioni da raccordo anulare. Invece la mucca Ercolina, tecnicamente parlando, sul palco dell’Ariston avrebbe potuto anche salire, sia pure con qualche apprensione per la tenuta igienica della scenografia; e ancora potrebbe farlo nelle prossime sere, e farsi ricevere da Amadeus.

Ci fu un precedente, anche se pare non ci sia discendenza diretta tra le due bestie: sempre una Ercolina e sempre mucca (frisona, se non ricordo male), nel ’97 riuscì a incontrare il Papa, sull’onda dei moti per le famose “quote latte”, anche lì con l’Europa nelle vesti di esattore malvagio, e i nostri compatrioti che rialzano la testa.

Qualora Ercolina salisse sul palco Amadeus, proprio come tocca fare al Papa, saprà sicuramente avere parole di solidarietà e conforto per gli allevatori e gli agricoltori italiani; così come ne avrebbe per gli operai, i tecnici, gli ingegneri, i sacrestani, le sciatrici, le mamme, i militari, gli imprenditori, gli insegnanti, le ricercatrici, i cuochi, i bersaglieri, le vedove, i sarti, gli esodati, i palombari, gli ammalati, i dottori, i trapezisti, chiunque meriti ascolto e sostegno umano e ovviamente ami l’Italia, ricambiato.

Il Festival, da sempre in grado di galleggiare con sicurezza sopra qualunque mare di retorica, senza mai soccombere a se stesso, senza mai esitare di fronte a un abbraccio: è una famiglia allargatissima — nessuno si senta escluso.

Delle due piazze ecumeniche italiane (piazza San Pietro, l’Ariston) la seconda ha ormai, da anni, più potenza mediatica, e così la vigilia del Festival è trascorsa nell’attesa di Ercolina, poi arrivata a Sanremo condotta per la cavezza da uno dei tanti ex che affollano il luogo.

Un ex leader dei Forconi (non un gruppo musicale, un movimento politico del recente passato, molto irascibile) che poi, una volta ammesso alla diretta, certamente si sarebbe espresso con cortesia e devozione al luogo.

Nessuno brucerebbe mai balloni di paglia, o sverserebbe latte, o letame, o niente che non sia paillettes, su quelle auguste travi calpestate ormai da tre generazioni di italiani, da Villa e Modugno agli urlatori ai trapper.

Poi non se ne è fatto niente, Ercolina si è limitata a fare la sua inconsapevole sfilata sul lungomare tra fotografi e telecamere (all’orso M90, nelle stesse ore, è andata molto peggio), e ci si è dovuti accontentare, quanto a presenza di animali investiti da spirito patriottico, della fanfara dei carabinieri a cavallo con primo piano del cane-mascotte Briciola.

Ma pare che, prima della “prima”, il pomeriggio romano sia trascorso nella decifrazione accorta dei segnali politici che sotto, sopra e attorno l’eventuale presenza di Ercolina potevano celarsi, i rapporti tra governo e Rai, tra i rivoltosi e la Coldiretti, tra Meloni e gli agricoltori insorgenti, e che farà Lollobrigida, e che dirà l’opposizione, eccetera.

Anche se tutta questa grande tensione non sembra poi giustificata dal calibro dei fatti (una mucca a teatro). Perché alla fine, e anche al principio, per tutti è ovvio che la “centralità politica” del Festival è, da sempre, solo un innocuo show, i metalmeccanici furono gentilissimi con Baudo e Baudo con loro, nessuno si è mai fatto male, niente è mai stato veramente detto, di polemico, di faticoso, di scomodo, di urticante, si tratta sempre e solo di ritrovarsi un poco più eleganti del solito per fare quattro chiacchiere davanti a una ventina di milioni di persone.

Ibra con la giacca a pallini, i punk con la cresta, i veterani che già piacquero alle mamme e alle nonne, gli esordienti che portano l’aria nuova, il clima di festa annuale (dunque solenne), tutto è votato alla digestione anche dei sassi.

Nessuno si offende mai. Nessuno protesta sul serio. Nessuno è disposto a ricordare, l’anno prossimo, che cosa di serio, o di irrimediabile, è accaduto quest’anno. E forse la mucca Ercolina, tra un anno, farà il suo ritorno come sottosegretario.

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