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Dal decreto Caivano al voto in condotta, la scuola non è un’aula di tribunale

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Per il governo la valutazione non è un momento formativo ma solo sanzionatorio
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Chi studia la storia della scuola sa bene che molte riforme (salvo rare eccezioni) sono nate dal basso: insegnanti, genitori, amministratori, ragazzi e ragazze, che hanno cercato di rispondere a necessità poco visibili al governo centrale come il tempo pieno, l’inclusione dei bambini con disabilità, la partecipazione, i programmi vecchi, l’ideazione di nuovi libri di testo, o di una nuova valutazione.

L’elenco sarebbe lunghissimo e non serve farlo qui, ci sono saggi dove andare a studiare queste trasformazioni che hanno reso la nostra scuola un luogo più civile e democratico.

Ma anche le controriforme sono nate così: dal basso. Dalla resistenza a scendere ai patti con la complessità di una scolarizzazione di massa, alla quale si è risposto creando sezioni di serie A e sezioni di serie B e scuole dove vale la pena iscriversi.

Una resistenza bipartisan, va detto, che ha alimentato il terreno su cui è cresciuta l’insofferenza, il desiderio di un ritorno all’ordine, a un’età dell’oro vagh…

Chi studia la storia della scuola sa bene che molte riforme (salvo rare eccezioni) sono nate dal basso: insegnanti, genitori, amministratori, ragazzi e ragazze, che hanno cercato di rispondere a necessità poco visibili al governo centrale come il tempo pieno, l’inclusione dei bambini con disabilità, la partecipazione, i programmi vecchi, l’ideazione di nuovi libri di testo, o di una nuova valutazione.

L’elenco sarebbe lunghissimo e non serve farlo qui, ci sono saggi dove andare a studiare queste trasformazioni che hanno reso la nostra scuola un luogo più civile e democratico.

Ma anche le controriforme sono nate così: dal basso. Dalla resistenza a scendere ai patti con la complessità di una scolarizzazione di massa, alla quale si è risposto creando sezioni di serie A e sezioni di serie B e scuole dove vale la pena iscriversi.

Una resistenza bipartisan, va detto, che ha alimentato il terreno su cui è cresciuta l’insofferenza, il desiderio di un ritorno all’ordine, a un’età dell’oro vagheggiata dove tutto era più chiaro, più semplice, una cultura reazionaria di cui questo governo è l’espressione più limpida.

È tempo di fare chiarezza, di scegliere da quale parte stare: la scuola (come la sanità pubblica del resto) è la nostra linea gotica.

Occorre reagire con gli strumenti che abbiamo, che sono quelli della partecipazione agli organi collegiali, con la presa pubblica della parola in ogni forma possibile, all’opacità di provvedimenti che trasformano la scuola in un’aula di tribunale: dal decreto Caivano alla discussione sul voto in condotta, ogni singolo atto del governo ha come scopo trasformare le relazioni fra adulti e ragazzi, fra scuola e famiglie, in un campo di battaglia.

Sulle spalle dei dirigenti scolastici, e, nel caso del decreto Caivano, anche dei sindaci, ai quali è richiesto di trasformarsi in gendarmi, tardiva rievocazione collodiana delle forze dell’ordine che arrestano i somari. In questo senso la discussione sul decreto è sintomatica perché è stata inserita una norma per il ripristino del voto numerico nella scuola primaria.

Che c’entra, verrebbe da chiedersi? Eh appunto, che c’entra? C’entra perché per questo governo la valutazione non è un momento formativo ma solo sanzionatorio.

La reazione è stata immediata: un documento stilato da diverse sigle che vanno da Cgil a Unione cattolica italiana dirigenti insegnanti formatori ed educatori, al Movimento di cooperazione educativa, dall’Associazione nazionale dirigenti scolastici al Cemea, ed altre, mette in luce come la scuola sia ostaggio di atti come questo.

Cito: “Dall’emanazione dell’O.M. 172/2020: — 160.000 insegnanti sono stati coinvolti in un ciclo di webinar sulla nuova valutazione — 8.000 referenti per la valutazione, di tutte le regioni, hanno usufruito di più di 200 ore di formazione svolte in collaborazione con gli Usr — 300 insegnanti, selezionati su base territoriale, hanno seguito un percorso di circa 100 ore per diventare formatori e supportare le scuole nell’applicazione delle Linee guida per la valutazione periodica — moltissimi Istituti comprensivi hanno realizzato percorsi formativi per mettere gli insegnanti nella condizione di muoversi consapevolmente nelle nuove modalità valutative — incontri, percorsi, pubblicazioni, realizzati dalle Università, dagli Istituti di ricerca e dalle associazioni professionali per accompagnare le scuole in percorsi di ricerca-formazione che hanno impegnato tutti e in modo consistente nella ricerca di strumenti, dispositivi, pratiche, per implementare al meglio quanto previsto dall’O.M. 172. E ora?”.

Ecco: e ora tutta questa fatica e serietà e lavoro la buttiamo via, e, come ha commentato un’insegnante: «È come nel gioco dell’oca, sbaglio tirando i dadi e mi ritrovo a 40 anni fa, prima casella, anno di prova, A. S. 1985/86».

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