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Le donne dell’Eden: Lilith, Eva e la parità che ancora oggi manca

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Per raggiungere l’uguaglianza, e mettere fine al privilegio, abbiamo bisogno di una volontà condivisa sia a livello individuale che istituzionale
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Non molti sanno che, prima di Eva e ben prima della cacciata dal Paradiso, Adamo aveva un’altra moglie, Lilith. A differenza di Eva, Lilith non era nata da una costola del marito. Dio l’aveva creata uguale al primo uomo impastando la saliva con l’argilla. Capirete bene, quindi, perché fin dall’inizio la coppia ebbe dei problemi.

Lilith non era la donna sottomessa che voleva Adamo: pretendeva ogni volta di avere gli stessi diritti del marito e persino nel sesso voleva sempre stare sopra. Racconta il mito che dopo l’ennesimo litigio con Adamo, Lilith decise di lasciare il Giardino dell’Eden e andare ad abitare da sola sulle rive del Mar Rosso — una single ante litteram.

Ma non è tutto: dopo l’abbandono del tetto coniugale Lilith divenne una specie di demone che insidiava le partorienti e uccideva i neonati. Questa svolta tragica nel racconto non sorprende: è parte della delegittimazione a cui da sempre sono soggette le donne che non sono mogli e non sono madri.

Ad Adamo, invece, ve…

Non molti sanno che, prima di Eva e ben prima della cacciata dal Paradiso, Adamo aveva un’altra moglie, Lilith. A differenza di Eva, Lilith non era nata da una costola del marito. Dio l’aveva creata uguale al primo uomo impastando la saliva con l’argilla. Capirete bene, quindi, perché fin dall’inizio la coppia ebbe dei problemi.

Lilith non era la donna sottomessa che voleva Adamo: pretendeva ogni volta di avere gli stessi diritti del marito e persino nel sesso voleva sempre stare sopra. Racconta il mito che dopo l’ennesimo litigio con Adamo, Lilith decise di lasciare il Giardino dell’Eden e andare ad abitare da sola sulle rive del Mar Rosso — una single ante litteram.

Ma non è tutto: dopo l’abbandono del tetto coniugale Lilith divenne una specie di demone che insidiava le partorienti e uccideva i neonati. Questa svolta tragica nel racconto non sorprende: è parte della delegittimazione a cui da sempre sono soggette le donne che non sono mogli e non sono madri.

Ad Adamo, invece, venne affiancata un’altra donna — questa volta inferiore per nascita. Eppure, anche Eva non fu affatto una moglie facile. Anche se non chiedeva apertamente pari diritti, manipolava astutamente il marito per fargli fare quello che voleva lei. E infatti tutti ricordiamo il putiferio che scatenò nel Giardino dell’Eden con il serpente, la mela e la cacciata dal paradiso a cui seguì la punizione di partorire con dolore.

Noi donne siamo da sempre la spina nel fianco di molti uomini: ribelli, disubbidienti, solo apparentemente addomesticate, nemiche giurate dei regimi e del potere.

Negli ultimi anni, in occasione dell’8 marzo, ci piace ricordare soprattutto le donne pioniere: le prime scienziate, artiste, scrittrici, manager, musiciste, parlamentari e astronaute.

Eppure, come sarebbe bello se, invece di festeggiare le prime volte delle donne, potessimo ricordare, con dolore, solo le ultime: l’ultima volta che una donna è stata discriminata nella carriera, pagata meno di un collega, costretta al part-time o licenziata perché incinta; oppure l’ultima volta che una donna è stata picchiata, molestata, stuprata o uccisa da un uomo.

Vorrei che queste volte fossero già tutte nel passato e che il patriarcato fosse solo una pagina nei libri di Storia. Ma non siamo ancora a questo punto e la cronaca ce lo ricorda ogni giorno.

In Italia, secondo uno studio pubblicato dall’Economist a gennaio, il 40 per cento delle donne che ha avuto figli negli ultimi dieci anni non è più tornata al lavoro.

Nel Regno Unito un maschio su quattro, tra i 16 e i 29 anni, crede che il femminismo sia una seria minaccia per gli uomini (dati Ipsos).

Negli Stati Uniti, dal 2022 ad oggi, ci sono state 64 mila gravidanze, a seguito di altrettanti stupri, nei 15 Stati dove l’aborto non è più un diritto garantito (dati Jama).

In Europa la nuova direttiva sulla violenza sessuale omette il principio fondamentale secondo il quale c’è stupro ogni volta che non c’è consenso.

E, mentre la Francia inserisce il diritto all’aborto nella Costituzione, in Italia i tribunali disconoscono la genitorialità della madre non partoriente nelle coppie gay.

Di fronte a tutto questo credo che le donne e gli uomini della mia generazione siano chiamati a fare di più. Per molto tempo, infatti, abbiamo creduto che il sessismo fosse un tema del passato, un fatto superato dal progresso e dalla Storia, e abbiamo rinunciato a raccontarlo.

La verità è che la nostra vita ne è pervasa, e spesso noi donne ce ne rendiamo conto nel momento in cui incrociamo le nostre vicende con quelle delle ragazze più giovani. Allora capiamo che il nostro non è solo un racconto personale — un evento frutto del caso e della sfortuna — ma una storia collettiva che si ripete da generazioni.

La parità di genere è una questione che riguarda tutti. Le società nelle quali le donne vengono discriminate sono economicamente più povere e politicamente più instabili.

Per raggiungere l’uguaglianza, e mettere fine al privilegio, abbiamo bisogno di una volontà condivisa sia a livello individuale che istituzionale. Forse solo allora, millenni dopo la creazione, inizieremo finalmente a vivere felici nel Giardino dell’Eden.

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