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Quali riforme per l’Europa

Samantha Cristoforetti
Samantha Cristoforetti 
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Uscire dalle emergenze e “pensare a medio e lungo termine” per realizzare un’Unione Europea “globale, sostenibile e responsabile“. Questo il tema di un rapporto pubblicato da poche ore e frutto di un dibattito avviato da 50 personalità europee di varie discipline convenute a Cascais (Portogallo) a fine 2023 e finalizzato successivamente da un Comitato Direttivo. Tra i partecipanti italiani, Samantha Cristoforetti, Fabrizio Pagani, economista e già Sherpa G/20 e il sottoscritto, chiamato a far parte del Board dopo la “clausura” di Cascais ospitata dal Presidente del Portogallo Marcelo Rebelo de Sousa e con il sostegno del Premier António Costa. Una strategia europea sul percorso che la attende in questo autentico cambiamento d’epoca lungo quattro macrotemi quali geopolitica, scienza e tecnologia, modello di sviluppo e democrazia. Questioni che vogliono risposte oltre che analisi. Il tutto nello snodo, mai cosi decisivo, quale il ciclo elettorale tra Bruxelles e gli Stati Uniti, con due conflitti in corso in Europa e ai confini dell’Europa. Ma anche in vista dell’agenda strategica europea 2024-2029 attesa per giugno. Diciassette le questioni fondamentali da affrontare, precondizione per la Ue per rimanere rilevante. “Un domani che è già oggi”, come da titolo del rapporto (disponibile sul sito https://europanova.eu/conclave/report).

L’idea di un’ Europa che assuma finalmente vera soggettività internazionale viene da subito evidenziata in connessione con l’attuale arretramento Usa e la prospettiva di allargamento della Ue, quest’ultima da intendersi — se ben preparata — quale potenziale asset di politica estera assieme ad una politica di difesa finalmente come valore aggiunto e dotata di nuovi strumenti (appalti congiunti) e programmi adeguati. Le relazioni con la Cina da gestire con equilibrio tra riduzione dei rischi (de-risking) e loro automatica cesura (decoupling). Un nuovo multilateralismo 4.0, infine, dovrebbe puntare a istituzioni globali riviste, regole e obiettivi comuni come il contrasto ai cambiamenti climatici, in tema di salute e intelligenza artificiale. Demografia, Immigrazione e integrazione — che pur attengono alla “gestione della persona” — vanno inquadrate in un unico schema di crescita geopolitica. Le grandi sfide non si affrontano però con una situazione di ritardo tecnologico come quello già decennale verso Stati Uniti e Cina. Di qui l’imperativo di stimoli adeguati alla crescita e alle produttività per garantire un “continuum” tra ricerca, innovazione e sviluppo e recuperare una posizione meno subalterna su scala globale. Approfondimento del mercato unico anche in questi settori, a partire da quello dei capitali, è condizione per il salto di qualità in ambito scientifico — tecnologico e, quindi, strategico. Anche grazie a un possibile “Fondo sovrano europeo” che attivi il settore privato e con politiche pubbliche attente anche alla dimensione sociale. Non solo regolamentazione intelligente, dunque, in materia di sviluppo digitale, intelligenza quantistica e artificiale ma forte rilancio industriale concepito in modo da mitigare l’impatto delle transizioni. È sul modello di sviluppo (equo e condiviso), tuttavia, che il rapporto si “rivolge” allo stesso tessuto sociale della cittadinanza europea. Si tratta del passaggio tra i più strutturali di questo esercizio là dove chiarisce da subito che sono necessari aumenti significativamente maggiori della spesa e degli investimenti europei “oltre gli stretti limiti del Patto di stabilità e crescita”. La portata delle sfide comuni, infatti, richiede lo sviluppo di nuove competenze condivise tra Ue e Stati membri. Un modello di sviluppo centrato sui cosiddetti beni pubblici (clima e sicurezza, energia ed agricoltura, digitale e salute, benessere sociale e cultura). Misure in grado di coniugare crescita ed inclusione sociale dentro un “quadro Ue”. A partire dagli obiettivi di riduzione delle emissioni da affrontarsi con un “approccio dal basso e condiviso” con piattaforme europee di appalti pubblici per acquisto comune di vaccini, diagnostica medica, gas e materie prime critiche. Una risposta anche alle nostre società che invecchiano: contrasto alla disoccupazione con riedizione di SURE, iniziativa di successo durante la pandemia; un Fondo sovrano europeo a sostegno di ambiente, digitale e difesa. Nuove fonti di entrata — oltre a tassazione su lavoro e consumi — sia per i bilanci nazionali sia per quello dell’Ue. Ma anche emissione di obbligazioni da parte di un Ministro del Tesoro europeo quale opzione regolare piuttosto che eccezione ad hoc. Tutele della democrazia — che si realizzano anche con le misure sopra descritte — si declinano a difesa delle minacce provenienti dall’esterno via social media e piattaforme digitali. A partire dalle fake news. La Ue come “Comunità di diritto” deve tutelare i cittadini incoraggiando anche una diffusione di informazioni chiare e approfondite sulle questioni europee. Tra le misure suggerite l’adozione di normative Ue più severe sulla proprietà e protezione dei dati; sul rispetto delle disposizioni del Digital Service Act (Dsa) favorendo l’accesso dei cittadini a media e piattaforme multilingue e di qualità, sostenendo il rafforzamento della sostenibilità dei media e con una maggiore democratizzazione del processo decisionale a Bruxelles.

I suggerimenti, insomma, non mancano certamente. Dalla generalizzazione del voto a maggioranza qualificata in Consiglio entro il 2030-2040 con limitazione del voto all‘unanimità alle sole “decisioni aziendali” (nuove adesioni, bilancio pluriennale). Alle numerose opzioni sui termini finanziari (fondi sovrani, obbligazioni) e di bilancio (risorse proprie, tasse ed altre poste). Il “sancta santorum” delle prerogative del Consiglio.

I risultati delle elezioni in Europa e negli Stati Uniti diranno molto. Tuttavia,per l’Europa “Domani è già oggi”, come recita il titolo di questo rapporto. Per un salto di qualità sempre più necessità, sempre meno opzione.

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