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Limitare i diritti delle donne

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Cosa hanno in comune le ultime posizioni di Trump sull’aborto e quelle della Chiesa cattolica sulla “teoria gender,” il cambio di sesso e la maternità surrogata? Dispiace dirlo, ma ciò che le accomuna è la volontà di limitare ulteriormente i diritti e controllare ancora di più i corpi delle persone, soprattutto delle donne.

Ma andiamo con ordine. Donald Trump ha annunciato finalmente la sua posizione “definitiva” sull’aborto dopo aver dato per mesi segnali contrastanti a elettori e avversari politici. Ora che le primarie repubblicane si sono concluse, l’ex presidente ha sicuramente meno timore di alienare gli elettori ultraconservatori che sono anche quelli che votano di più alle primarie. Nei mesi scorsi Trump av…

Cosa hanno in comune le ultime posizioni di Trump sull’aborto e quelle della Chiesa cattolica sulla “teoria gender,” il cambio di sesso e la maternità surrogata? Dispiace dirlo, ma ciò che le accomuna è la volontà di limitare ulteriormente i diritti e controllare ancora di più i corpi delle persone, soprattutto delle donne.

Ma andiamo con ordine. Donald Trump ha annunciato finalmente la sua posizione “definitiva” sull’aborto dopo aver dato per mesi segnali contrastanti a elettori e avversari politici. Ora che le primarie repubblicane si sono concluse, l’ex presidente ha sicuramente meno timore di alienare gli elettori ultraconservatori che sono anche quelli che votano di più alle primarie. Nei mesi scorsi Trump aveva corteggiato quell’elettorato attribuendosi il merito di aver eliminato l’aborto come diritto, grazie alla nomina di tre giudici antiabortisti alla Corte suprema. Con l’inizio della campagna elettorale vera e propria, però, Trump ha bisogno di raggiungere anche un elettorato più moderato che è invece largamente favorevole all’interruzione volontaria di gravidanza. E questo soprattutto in ragione del fatto che Biden punta sulla rabbia delle elettrici contro la cancellazione dell’aborto per rimanere alla Casa Bianca (le stesse elettrici avevano consentito ai Democratici di mantenere il controllo del Senato nelle elezioni di medio termine del 2022). Per questo Trump stava pensando a una legge federale che consentisse di abortire entro la sedicesima settimana e che includesse una serie di eccezioni in caso di stupro, incesto e pericolo di vita per la donna. Evidentemente, però, alla fine ha prevalso una linea più conservatrice, che non scontentasse del tutto l’elettorato pro-vita. Ora Trump dichiara che spetta agli stati decidere cosa fare sull’interruzione di gravidanza (quindi anche bandire l’aborto dopo la sesta settimana), anche se lui personalmente è favorevole alle eccezioni di cui sopra. Lasciare la decisione ai singoli stati, però, vuol dire consentire che 64mila vittime di stupro siano costrette, come è accaduto negli ultimi due anni, a portare a termine la gravidanza negli stati dove l’aborto non è garantito. Vuol dire, pertanto, disconoscere i diritti delle donne e tornare al passato.

Inoltre, nel giorno in cui Trump annuncia la sua posizione definitiva (per ora) sull’aborto, il Vaticano pubblica un documento in cui dichiara che il cambiamento di sesso, la fluidità di genere e la maternità surrogata sono un affronto alla dignità umana. Dispiace molto leggere questo documento, soprattutto dopo che Papa Francesco aveva consentito alle coppie omosessuali di ricevere la benedizione (ma non il sacramento del matrimonio) e ai transgender di essere battezzati. Dispiace molto che il Vaticano condanni il cambiamento di sesso e lo consenta solo in caso di anomalie dei genitali. Evidentemente, al contrario di chi scrive, chi ha redatto quel documento non conosce di persona e soprattutto non vuole bene a nessun transgender, e quindi non ha problemi a condannare e discriminare. Come spesso accade quando si prende posizione su questi temi, chi giudica lo fa in astratto (parlando, come in questo caso, del sesso come dono di Dio e della volontà di cambiarlo come presunzione di essere uguale a Dio) senza conoscere nulla della realtà di chi convive con la disforia di genere e non si riconosce in quello assegnato alla nascita. Lo stesso vale per la maternità surrogata.

Quanti genitori eterosessuali e omosessuali che hanno fatto ricorso alla gestazione per altri conosce chi ha redatto il documento della Chiesa? Sapete che la maternità surrogata si fa anche per solidarietà (e non per soldi) verso chi non può procreare? Sapete che anche quando c’è un corrispettivo in denaro, a fronte di regole e tutele precise, la madre surrogata rimane spesso una presenza importante nella vita dei bambini venuti al mondo in questo modo? Parlare di reato universale per la gestazione per altri vuol dire non conoscere la realtà in cui vivono le persone oggi. Vuol dire essere chiusi in un eterno conclave della mente. Infine, il documento parla della cosiddetta “teoria gender” che quando è evocata (spesso dai governi di Destra come complotto dei gay contro le famiglie tradizionali) fa tremare le vene e i polsi degli attivisti per i diritti umani. Sarà forse per questo che le chiese americane che riconoscono i diritti di gay e transgender sono piene ogni domenica, mentre l’arcidiocesi di New York continua a chiudere parrocchie (anche la mia) per mancanza di fedeli? Forse Gesù Cristo se camminasse oggi per queste strade, come ha fatto duemila anni fa in quelle di Galilea, si sentirebbe molto più a suo agio nelle chiese dove sono riconosciuti i diritti di tutti che in quelle dove si esclude e si condanna.

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