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Se Conte resta solo in politica estera

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Il punto del 16 aprile 2024
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Non occorre essere maliziosi per cogliere una novità nell’atteggiamento di Elly Schlein. Dopo settimane in cui il suo rivale Giuseppe Conte l’ha mortificata — e soprattutto ha mantenuto una costante iniziativa politica nell’area del centrosinistra — ecco che la segretaria del Pd ha ripreso il bandolo della matassa. Lo ha fatto su un singolo punto, ma di notevole significato: la politica estera in un momento di grave crisi internazionale. La telefonata alla premier Meloni, con l’offerta di cooperare su una linea condivisa (“bipartisan”, come si dice), è una mossa non banale e ricca di implicazioni.

In primo luogo segna le distanze tra la posizione del Pd e quella di Conte. Si capisce il motivo. Nella prima si riconosce la tradizione europeista e filo-occidentale del centrosinistra; nella seconda s’intravede tutt’altro: simpatia per Putin, ostilità verso l’Ucraina e, per quanto riguarda il Medio Oriente, una pulsione in sostanza anti-israeliana, ambigua circa le imprese di Hamas. Una p…

Non occorre essere maliziosi per cogliere una novità nell’atteggiamento di Elly Schlein. Dopo settimane in cui il suo rivale Giuseppe Conte l’ha mortificata — e soprattutto ha mantenuto una costante iniziativa politica nell’area del centrosinistra — ecco che la segretaria del Pd ha ripreso il bandolo della matassa. Lo ha fatto su un singolo punto, ma di notevole significato: la politica estera in un momento di grave crisi internazionale. La telefonata alla premier Meloni, con l’offerta di cooperare su una linea condivisa (“bipartisan”, come si dice), è una mossa non banale e ricca di implicazioni.

In primo luogo segna le distanze tra la posizione del Pd e quella di Conte. Si capisce il motivo. Nella prima si riconosce la tradizione europeista e filo-occidentale del centrosinistra; nella seconda s’intravede tutt’altro: simpatia per Putin, ostilità verso l’Ucraina e, per quanto riguarda il Medio Oriente, una pulsione in sostanza anti-israeliana, ambigua circa le imprese di Hamas. Una politica estera molto isolazionista, si potrebbe dire, simile a quella propugnata da Salvini nell’altro schieramento (salvo il fatto che i leghisti sono vicini alla destra israeliana). Ora Elly Schlein rompe lo schema, fino a condividere la linea del governo nello scacchiere mediorientale e anche, sullo sfondo, rispetto al conflitto Russia-Ucraina. In tal modo la principale forza di opposizione riconosce in modo implicito che il governo di destra ha fatto per un anno e mezzo una politica estera ragionevole, nel quadro delle nostre alleanze, e senza cedere a tentazioni estremiste. Non è poco dopo le polemiche del passato. Ed è un passo di tipo istituzionale che evita al Pd di essere risucchiato dal peggior populismo, quello a cui spesso indulge il cosiddetto “alleato” a Cinque Stelle.

Quanto ci sia di rivalsa dopo le umiliazioni subite dal Pd a Bari, ognuno può valutarlo in base ai fatti. Senza dubbio il terreno scelto, la politica internazionale, non crea di solito particolari consensi nell’opinione pubblica, tuttavia è utile alla legittimazione politica e innalza il profilo dei personaggi coinvolti. In Parlamento ora esiste una maggioranza trasversale che si potrà manifestare nei passaggi cruciali delle crisi, fra tre giorni o fra tre mesi. Quanto a Conte, si ritrova un po’ ai margini del quadro, con la prospettiva di rimanerci insieme ai piccoli partiti massimalisti di sinistra o di destra. Non granché come risultato per un ex presidente del Consiglio. Intendiamoci, la mossa della Schlein non risolve tutti i problemi. Non c’è alcuna frattura conclamata con Conte, né ci sarà a breve, per cui l’ “avvocato del popolo” continuerà a tenere l’iniziativa su vari tavoli. Ma la politica estera oggi occupa una posto cruciale e sottovalutare questo aspetto è un errore che può avere conseguenze.

Senza contare che la decisione del Pd di riallinearsi sulle scelte internazionali (naturalmente vedremo se sarà confermata) è sicuramente gradita al Quirinale. Il capo dello Stato, garante della politica estera, non può apprezzare i giri di valzer a cui si sono dedicati con un certo provincialismo alcuni politici. La segretaria del Pd ha quindi capito che all’opposizione non conviene navigare nell’ambiguità: non quando si avverte nell’aria il rischio della guerra e mentre la presidente del Consiglio si è guadagnata una credibilità a Washington gestendo con una certa efficienza i fattori di crisi. Tanto più che l’Italia è responsabile della presidenza del G7 in un semestre non ordinario. A Conte restano i colpi bassi in provincia e il lavorio ai fianchi del Pd nello scontro che precede le europee. Elly Schlein risponde con il tentativo, vedremo poi se riuscito, di guardare più in alto e più lontano.

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