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Violenza contro le donne: la resa dell’Ue sui diritti

Napoli, 24 aprile: il murales di Raffaele Liuzzi (ansa)

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La direttiva europea è stata approvata senza il reato di stupro e di molestia sessuale sul lavoro. Non è questa l’Unione che vogliamo. Dobbiamo reagire e migliorare perlomeno la nostra legge
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Una giornata buia per i diritti delle donne in Europa solo pochi giorni fa, quando è stata approvata dal Parlamento europeo la direttiva sulla violenza contro le donne, ma senza inserire il reato di stupro e di molestia sessuale sul lavoro. Il che significa che i Paesi europei non sono tenuti a perseguire lo stupro, secondo la definizione che ne dà la Convenzione di Istanbul, come rapporto sessuale senza consenso esplicito della donna, indipendentemente dalla costrizione fisica da parte dell’autore o dalla possibile ebbrezza della donna. Ogni Paese lo definirà e lo punirà come crede.

E ciò, nonostante la mobilitazione della società civile, le decine di migliaia di firme raccolte da Differenza donna nel nostro Paese, la posizione contraria delle donne dei sindacati, l’impegno incessante della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, la denuncia dalle pagine di questo giornale.

Un brutto compromesso sulla pelle delle donne. Nove milioni di donne in Europa, secondo l’Agenzia…

Una giornata buia per i diritti delle donne in Europa solo pochi giorni fa, quando è stata approvata dal Parlamento europeo la direttiva sulla violenza contro le donne, ma senza inserire il reato di stupro e di molestia sessuale sul lavoro. Il che significa che i Paesi europei non sono tenuti a perseguire lo stupro, secondo la definizione che ne dà la Convenzione di Istanbul, come rapporto sessuale senza consenso esplicito della donna, indipendentemente dalla costrizione fisica da parte dell’autore o dalla possibile ebbrezza della donna. Ogni Paese lo definirà e lo punirà come crede.

E ciò, nonostante la mobilitazione della società civile, le decine di migliaia di firme raccolte da Differenza donna nel nostro Paese, la posizione contraria delle donne dei sindacati, l’impegno incessante della vicepresidente del Parlamento europeo, Pina Picierno, la denuncia dalle pagine di questo giornale.

Un brutto compromesso sulla pelle delle donne. Nove milioni di donne in Europa, secondo l’Agenzia europea dei diritti fondamentali dell’Ue hanno subito stupri. È un affronto a tutte loro.

Ma ricostruiamo che cosa è successo. La Convenzione di Istanbul è stata un pilastro fondamentale nella lotta contro la violenza sulle donne. È stata varata dal Consiglio d’Europa nel 2017 e noi siamo stati uno dei primi Paesi ad adottarla.

Per metterla in atto in Europa era necessario, prima di tutto, adottarla, e poi concretizzarla in norma europea, tramite una direttiva vincolante per tutti i Paesi. Ci sono voluti sei anni solo per l’adozione della Convenzione. Perché sei Paesi (Bulgaria, Repubblica Ceca, Ungheria, Lettonia, Lituania e Slovacchia) erano contrari.

Per il secondo passo, la direttiva, l’inizio era stato promettente: l’8 marzo 2022 la Commissione aveva proposto un testo importante che all’articolo 5 conteneva anche i reati di stupro e di molestia sessuale sul lavoro, intesi come rapporto sessuale senza consenso esplicito della donna. Non solo. Il Parlamento, con relatrice italiana e socialista Pina Picierno, l’aveva approvata. Sembrava andare tutto per il meglio.

E invece no. La direttiva doveva passare anche in Consiglio, composto dai 27 governi, con cui il Parlamento deve trovare l’accordo per le iniziative legislative. Ebbene, anche per scelta della Francia di Macron e la Germania di Scholz, l’articolo 5 viene eliminato.

Perché? Formalmente, perché secondo la maggioranza dei governi Ue il reato di violenza non può essere di competenza dell’Ue, ma dei singoli Paesi. Ci si rifà all’articolo 83 del Trattato, che menziona le aree relative ai crimini di competenza europea. Ma in realtà tra i temi per cui l’Europa può legiferare c’è lo sfruttamento sessuale di donne e minori.

Lo stupro non è forse una forma di sfruttamento sessuale? Certo che lo è, e anche la molestia sessuale sul lavoro. Un emendamento proposto per reintrodurre l’articolo 5 in Parlamento viene respinto. La direttiva, invece, viene votata, e passa senza l’articolo 5, con 522 voti a favore e solo 27 contrari, tra questi ultimi Pd e M5S.

Una vergogna. È stata approvata una direttiva svuotata. «Non in mio nome», ha affermato la vicepresidente del Parlamento Ue. Non negli interessi delle donne, va aggiunto.

Non è questa l’Europa che vogliamo. In un periodo in cui si aggirano gli spettri dell’oscurantismo, dell’attacco ai diritti sociali, civili e democratici, una risposta debole, il cedimento sui principi fondativi dell’Unione, è un presagio di resa, di cedimento, quando invece la risposta democratica dovrebbe essere combattiva, forte della fierezza di rappresentare il punto più avanzato di progresso, rispetto delle libertà, dei diritti, delle persone, tutte. I compromessi a scapito dei diritti delle donne incoraggiano i governi a calpestarli.

Ora, però, la parola deve passare alle donne di tutti gli schieramenti del nostro Paese. Dobbiamo reagire e migliorare perlomeno la nostra legge. Modifichiamola, secondo la definizione della Convenzione di Istanbul, che abbiamo adottato come Parlamento italiano tra i primi e che ancora non è prevista nel nostro ordinamento: lo stupro deve essere perseguito, in quanto rapporto sessuale senza consenso esplicito della donna.

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