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Il femminismo non nega la parola

L'associazione liceali che ha contestato la ministra Roccella (ansa)

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“Giù le mani dal corpo delle donne”, gridavano i ragazzi e le ragazze del collettivo transfemminista Aracne contestando la ministra Eugenia Roccella agli Stati Generali della Natalità. Mi sono battuta per affermare questo principio quando l’aborto era ancora un reato. Il diritto delle donne sul proprio corpo è inviolabile e così l’autodeterminazione. È molto grave l’intento che sta dietro all’approvazione della norma che dà la possibilità alle Regioni di “avvalersi anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”, incoraggiando così le associazioni pro-life più estremiste e aggressive a intervenire sul diritto all’aborto sancito dalla legge 194. L’interruzione di una gravidanza è un momento doloroso della vita di una donna. I consultori sono stati indeboliti, invece che rilanciati, e ben poco difesi, anche se rappresentano un presidio prezioso per la salute femminile, in particolare riproduttiva. La legge 194 ha…

“Giù le mani dal corpo delle donne”, gridavano i ragazzi e le ragazze del collettivo transfemminista Aracne contestando la ministra Eugenia Roccella agli Stati Generali della Natalità. Mi sono battuta per affermare questo principio quando l’aborto era ancora un reato. Il diritto delle donne sul proprio corpo è inviolabile e così l’autodeterminazione. È molto grave l’intento che sta dietro all’approvazione della norma che dà la possibilità alle Regioni di “avvalersi anche del coinvolgimento di soggetti del terzo settore che abbiano una qualificata esperienza nel sostegno alla maternità”, incoraggiando così le associazioni pro-life più estremiste e aggressive a intervenire sul diritto all’aborto sancito dalla legge 194. L’interruzione di una gravidanza è un momento doloroso della vita di una donna. I consultori sono stati indeboliti, invece che rilanciati, e ben poco difesi, anche se rappresentano un presidio prezioso per la salute femminile, in particolare riproduttiva. La legge 194 ha prodotto una drastica diminuzione degli aborti, si sarebbe potuto e dovuto puntare sulla contraccezione gratuita e sull’educazione sessuale, non su un’ipocrita dissuasione e sulla repressione. E qui si segna una grande distanza con la ministra Roccella perché era dovuta una parola chiara visto che aveva dichiarato di difendere la legge 194. Sappiamo che è la legge stessa, frutto di un

compromesso, a prevedere le associazioni nei consultori, ma lo spirito non può essere quello di limitare e rendere ancora più angoscioso l’esercizio di un difficile diritto. La maggioranza, di cui Roccella fa parte, aveva chiarito che non puntava a cambiare la 194, ma la legge è già gravemente compromessa dal gran numero di medici obiettori, che la rende difficilmente applicabile.

Ma c’è di più: emerge proprio dagli Stati generali della Natalità la proposta del quoziente familiare. È uno strumento pericoloso per le donne, perché disincentiva l’occupazione femminile in un Paese in cui la metà delle donne non lavora. Nella maggioranza delle coppie le donne guadagnano meno dei partner. Con il quoziente familiare si passa dalla tassazione individuale alla tassazione familiare, che cumula i redditi dei partner. È una sorta di media dei due redditi, maschile e femminile, tassati con la stessa aliquota. Succederà che l’uomo in coppia verrà tassato con un’aliquota più bassa di quanto sarebbe se fosse single, e la donna con una aliquota più alta: diventerà sempre meno conveniente per una donna lavorare. Anche su questo la mia posizione è lontana dalla maggioranza di cui la Ministra fa parte. Dovremo combattere anche il quoziente familiare, ma nelle forme adeguate.

Il conflitto è il sale della democrazia, la

libertà di parola anche. Essere in democrazia significa trovare la giusta sintesi tra questi aspetti, e ciò non è avvenuto ieri, quando è stato

impedito a Roccella di parlare.E non è la prima volta. La democrazia non può essere a senso unico, a fronte della censura operata dai vertici Rai nei confronti di Antonio Scurati ci siamo indignati, per le violente cariche di polizia contro gli studenti di Pisa anche. Non dobbiamo accettare che si neghi il diritto di parola ad una ministra, come a chiunque, anche se la distanza è grande. Tanto più che i contestatori hanno potuto esporre le loro ragioni dal palco. Dopo avrebbero dovuto ascoltare anche le ragioni che non condividevano. Noi femministe siamo state, e ancora siamo, contestatrici per eccellenza, noi contestiamo e vogliamo cambiare un intero sistema, ma la libertà e il rispetto delle opinioni sono il centro dei nostri valori. La nostra pratica femminista deve essere improntata a questo.

Il Presidente della Repubblica ha molta ragione: “Voler mettere a tacere chi la pensa diversamente contrasta con le basi della civiltà e con la nostra Costituzione”. Contestiamo, critichiamo, mobilitiamoci, ma sempre nel rispetto delle libertà fondamentali senza le quali il nostro Paese non può che affondare.

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