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Sangue e disinformazione

TOPSHOT - This image taken from video footage obtained by AFPTV shows security personnel apprehending a suspected gunman (C/GROUND) after Slovakia's Prime Minister was shot in Handlova on May 15, 2024. Slovakia's Prime Minister Robert Fico was battling life-threatening wounds after officials said he was shot multiple times in an assassination attempt condemned by European leaders. (Photo by RTVS / AFP)
TOPSHOT - This image taken from video footage obtained by AFPTV shows security personnel apprehending a suspected gunman (C/GROUND) after Slovakia's Prime Minister was shot in Handlova on May 15, 2024. Slovakia's Prime Minister Robert Fico was battling life-threatening wounds after officials said he was shot multiple times in an assassination attempt condemned by European leaders. (Photo by RTVS / AFP) (afp)

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Proprio alla vigilia dell’attentato al premier slovacco Robert Fico, la Commissione europea ha lanciato da Bruxelles l’allarme sulle prossime elezioni continentali: la disinformazione sta sensibilmente crescendo “in qualità e in quantità”. Lo stesso giorno la direttrice dell’intelligence americana, Avril Haines, ha affermato a Washington che “Russia, Cina e Iran sono i principali attori stranieri che cercano di influenzare le elezioni negli Stati Uniti”. Dunque nell’anno elettorale più cruciale di sempre per gli equilibri globali, il 2024, le due votazioni più importanti in Occidente, le Europee e le presidenziali Usa, sono sotto attacco delle autocrazie guidate da Putin, Xi e Khamenei. La posta in gioco è la tenuta democratica delle nostre istituzioni. Tanto che ormai da mesi Mosca, Pechino e Teheran hanno lanciato un’operazione per favorire la vittoria dei candidati più divisivi e anti sistema, in grado di aumentare le spaccature nelle nostre società e di favorire la guerra di Putin in Ucraina.

In Europa, spiegano i vertici delle istituzioni comunitarie, il livello di manipolazione delle operazioni di influenza delle tre potenze anti occidentali è persino cresciuto rispetto alle consultazioni del 2019. Ma l’Unione dispone oggi di strutture e misure più solide per contrastare le intossicazioni che mirano a condizionare gli elettori. Tanto che quando Bruxelles ha annunciato una ulteriore stretta contro i media che propagano la narrativa del Cremlino, attesa per i prossimi giorni, la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha reagito con veemenza promettendo “ritorsioni rapide e dolorose”. Toni che fanno ben capire quanto le operazioni di influenza siano centrali per le strategie espansioniste del Cremlino.

Non stupisce allora che, secondo un rapporto del Network Contagion Research Institute, ambienti legati alla Cina avrebbero contribuito a fomentare le pur legittime proteste negli atenei Usa in favore della Palestina. Lo schema è sempre lo stesso: partire da fatti veri o verosimili e usarli per dividere le opinioni pubbliche. Cavalcare dibattiti, anche accesi, ma normali nelle nostre società, e renderli più estremi possibile per spargere caos, violenza, senso di insicurezza e dunque favorire il voto ai partiti populisti, sovranisti e filorussi.

Ecco allora che Dimitri Medvedev, l’ex presidente russo oggi numero due del Consiglio di Sicurezza di Mosca e capo propagandista del Cremlino, ieri ha dettato la linea narrativa a troll e bot sull’attentato a Fico: i propagandisti di tutta Europa devono spargere il messaggio che il premier slovacco — insieme all’ungherese Orbán tra i leader Ue contrari ad inviare aiuti militari a Kiev — “è diventato un bersaglio” in quanto “ragionevole verso la Russia” e “non russofobo”. Invitando poi gli altri politici “che non hanno perso il senso della realtà” — ovvero i sovranisti di estrema destra putiniani — a mettersi “in salvo e a pensare alla loro salute”. Alludendo infine ad una non meglio specificata responsabilità dell’attentato da parte di Macron, Sunak, Scholz e von der Leyen. E ovviamente di Zelensky: “I seguaci di Bandera (gli ucraini, ndr) provano a uccidere i leader in Europa ed è solo l’inizio!”. Il messaggio — una sbobba di fatti reali e propaganda — è subito volato in rete per creare cicatrici anti europee che emergeranno al momento del voto. Il pericolo però è che oltre a lacerare le nostre società e a condizionare le scelte degli elettori, le operazioni di influenza di Mosca, Pechino e Teheran portino con sé atti di violenza. Non è un caso che in Germania, dove l’ultra destra dell’Afd sparge propaganda di chiara matrice moscovita condita da ammiccamenti alla retorica nazista, da inizio anno si siano già registrati 22 attacchi con danni fisici a esponenti politici.

In Slovacchia il clima è anche peggiore. Per quanto per i servizi di sicurezza Juraj Cintola sarebbe un lupo solitario, al momento non è chiaro se sia stato indottrinato o invogliato da qualcuno a scaricare la sua pistola sul premier Robert Fico. Un attentato drammatico nel centro dell’Europa che ha sconvolto leader, media e opinioni pubbliche. Una cosa però è certa: lo stesso Fico incarna il prontuario della propaganda russa.

Nel 2020, a due anni dalle dimissioni per il terremoto scatenato dall’uccisione del giornalista Jan Kuciak, accusato di esserne mandante, braccato dalle procure per corruzione e presunti legami tra il suo clan e la ’ndrangheta, Fico è risorto recitando magistralmente tutti i dettami della propaganda sul Covid spillata in Europa dalla Fabbrica dei troll di San Pietroburgo. Alla retorica contro vaccini e mascherine — con tanto di manifestazioni in piazza dove anziani prezzolati per protesta si levavano le protezioni, salvo poi ammalarsi — si è presto aggiunta quella antisemita, e poi il complottismo spiccio, gli attacchi alle Ong, all’opposizione e infine ai media. Sempre più nel mirino del potere, che ormai li ha sostituiti con siti di fake news imbeccati da Mosca. E lo stesso Fico ha assunto toni talmente violenti da importare l’<CF2002>hate speech</CF> nel dibattito pubblico slovacco.

All’interno di un Paese totalmente polarizzato è avvenuto ciò che non ammette giustificazioni, l’attentato portato a termine dal pensionato-poeta ex filonazista putiniano e poi pacifista liberale Juraj Cintola. Dopo l’attacco, però, lo Smer, il partito del premier, anziché accettare l’unità nazionale per unire politica ed elettori nel momento più drammatico, ha attaccato opposizione e media accusandoli di avere indirettamente armato la mano di Cintola e annunciando una nuova stretta all’informazione indipendente. Questo è il sovranismo. Questo è quello che fa chi tifa Putin. Ora spetta agli elettori di tutto il Continente tenerne conto. L’8 e il 9 giugno il futuro dei valori europei dipenderà da loro.

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