Perché i dinosauri interessano così tanto i bambini? Perché i bambini sono curiosi ovviamente, e la curiosità, oltre che fonte immancabile di piacere, alimenta il pensiero.
Basta chiederlo a Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021, che dalla teoria dei campi e della fisica statistica è passato all’osservazione dei voli degli storni nel cielo di Roma, alle configurazioni di queste “nuvole” cangianti, che avevano già attirato l’attenzione del signor Palomar, il personaggio di Italo Calvino.
Chi se ne frega degli storni? Ma no, tutto è interessante, dipende solo come lo si guarda, non crede signor ministro dell’Istruzione e del Merito?
Perché i ragazzini delle elementari e delle medie sanno identificare a colpo sicuro un Branchiosauro e un Ceratosauro e distinguere un Brontosauro da un Fabrosauride? Come fanno a tenere a mente la tassonomia di questi animali preistorici?
Perché i dinosauri interessano così tanto i bambini? Perché i bambini sono curiosi ovviamente, e la curiosità, oltre che fonte immancabile di piacere, alimenta il pensiero.
Basta chiederlo a Giorgio Parisi, premio Nobel per la Fisica nel 2021, che dalla teoria dei campi e della fisica statistica è passato all’osservazione dei voli degli storni nel cielo di Roma, alle configurazioni di queste “nuvole” cangianti, che avevano già attirato l’attenzione del signor Palomar, il personaggio di Italo Calvino.
Chi se ne frega degli storni? Ma no, tutto è interessante, dipende solo come lo si guarda, non crede signor ministro dell’Istruzione e del Merito?
Perché i ragazzini delle elementari e delle medie sanno identificare a colpo sicuro un Branchiosauro e un Ceratosauro e distinguere un Brontosauro da un Fabrosauride? Come fanno a tenere a mente la tassonomia di questi animali preistorici?
Alcuni psicologi che si sono dedicati a rispondere all’interrogativo hanno stabilito che i dinosauri catalizzano i desideri di aggressività dei bambini, li esplicitano e al tempo stesso li indirizzano verso gli adulti. I dinosauri sono molto più grandi di loro, ma anche dei genitori. Per cui ne hanno paura, ma li attraggono nel contempo.
Del resto i “mostri”, come ci insegna tutta la letteratura infantile, sono dei commutatori: permettono di dare forma alle fantasie inconsapevoli di bambini e ragazzini.
Consci di questo, i geni artistici della Disney hanno creato dinosauri “buoni” in una delle loro serie passate, mettendoli vicini ai Carnosauri, i quali inseguono senza tregua i pacifici dinosauri decisi a cercare solo un angolo tranquillo per poter figliare, per deporre le uova — altra cosa che interessa molto i bambini: perché anche noi non nasciamo dalle uova, mamma?
Seduti davanti agli schermi casalinghi dove si proiettano le storie in forma iperrealistica, i piccoli provano quella esperienza che non a caso uno scrittore e semiologo, Roland Barthes, ha definito una delle grandi passioni della propria vita.
La paura, come si sa, procura un sottile piacere su cui giocano tanti tipi di spettacoli, e non solo. Basta entrare in un negozio di giocattoli e ci si accorgerà che l’offerta di pupazzi di plastica, che raffigurano i dinosauri, è merce corrente, segno che l’interesse non è mai cessato negli ultimi cinquant’anni. Insomma è qualcosa che riguarda la costruzione stessa dell’identità emotiva e psicologica dei bambini e ragazzini.
Quando si diventa adulti, e i figli crescono, o si fanno mestieri diversi da quello di educatori, ci si dimentica di aspetti delle prime età dell’esistenza. Un peccato.
Se sullo schermo televisivo di casa appare un Velociraptor subito i bambini passano dal primo impulso di paura all’eccitazione e poi finiscono per urlare di gioia. Siamo noi adulti che non comprendiamo l’importanza rivestita dall’aggressività infantile alla costruzione del proprio self e come può essere instradata.
Una volta uno studioso ha spiegato che tra curiosità e paura esiste uno stretto legame, e che la prima si alimenta anche della ricerca di qualcosa che non riusciamo a capire, e che quindi ci turba.
Insomma, i dinosauri, caro ministro Valditara, siamo comunque noi.