Mi ritrovo a dirmi che, in definitiva, la sua scommessa potrebbe non essere improponibile. Lo dico prudentemente, timidamente, senza crederci fino in fondo perché, da domenica 9 giugno, sono passato attraverso innumerevoli fasi. In un primo tempo ho pensato e detto, a caldo e in tv, che Emmanuel Macron aveva assolutamente ragione e che, sì, doveva chiedere al Paese se intendesse davvero mandare al potere i lepenisti o se, dando il 40 per cento circa dei suoi voti all’estrema destra, non aveva fatto altro che esprimere la sua collera.
Molti hanno creduto che io stessi difendendo il mio partito, perché è nelle liste macroniste che ero stato eletto e adesso rieletto eurodeputato, ma non è affatto così. Ero convinto davvero che si dovesse passare attraverso questo momento della verità, perché ai miei occhi era impossibile che quattro francesi su dieci fossero passati all’estrema destra. Però l’indomani, lunedì mattina…
Che sbornia! Non un’emittente radiofonica, non un telegiornale …
Mi ritrovo a dirmi che, in definitiva, la sua scommessa potrebbe non essere improponibile. Lo dico prudentemente, timidamente, senza crederci fino in fondo perché, da domenica 9 giugno, sono passato attraverso innumerevoli fasi. In un primo tempo ho pensato e detto, a caldo e in tv, che Emmanuel Macron aveva assolutamente ragione e che, sì, doveva chiedere al Paese se intendesse davvero mandare al potere i lepenisti o se, dando il 40 per cento circa dei suoi voti all’estrema destra, non aveva fatto altro che esprimere la sua collera.
Molti hanno creduto che io stessi difendendo il mio partito, perché è nelle liste macroniste che ero stato eletto e adesso rieletto eurodeputato, ma non è affatto così. Ero convinto davvero che si dovesse passare attraverso questo momento della verità, perché ai miei occhi era impossibile che quattro francesi su dieci fossero passati all’estrema destra. Però l’indomani, lunedì mattina…
Che sbornia! Non un’emittente radiofonica, non un telegiornale che non discutesse delle condizioni alle quali il Rassemblement National potrebbe governare e delle ragioni che avevano potuto spingere il presidente a commettere una tale follia. Già li vedevo, quei demagoghi, quei bugiardi di professione, entrare nei ministeri e annunciare bruscamente che ridurranno l’assistenza sociale, taglieranno il bilancio europeo e bloccheranno gli aiuti all’Ucraina in vista di una revisione.
Vedevo Trump e Putin sorridere di felicità, vedevo l’Unione disfarsi proprio nel momento in cui occorre dotarla di una Difesa e di politiche industriali comuni e, rileggendolo, l’articolo che avevo spedito a Libé mi è parso francamente assurdo. L’avevo intitolato “Come non diventare lepenisti” e vi avevo esposto le tre condizioni alle quali potremmo evitare questo destino così funesto, ma il mio ragionamento a quel punto mi è sembrato infondato, perché dalla velocità stessa con la quale l’impensabile entrava nel dibattito capivo che era andato tutto in malora. In 48 ore ho cambiato idea 48 volte.
Beh, prima i fatti. Quello che restava della destra un tempo gollista — non proprio niente, ma nemmeno granché — è esploso. Dopo che il presidente di quel partito oggi denominato “repubblicano” ha annunciato di voler stringere un patto elettorale con i lepenisti, quasi tutti gli eletti, i dirigenti e i personaggi di spicco della destra hanno condannato immediatamente questa iniziativa con termini duri, il cui vigore ha reso onore alla loro famiglia politica. “No, no e ancora no!”, e quel 99 per cento della destra che non si era ancora unito a Macron si è ritrovato anch’esso ai confini di quel grande centro moderato, europeo e sempre più keynesiano a cui di fatto è vicino.
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E allora la domanda è la seguente: perché adesso dovrebbero rifiutare la mano che Emmanuel Macron ha teso loro espressamente, dichiarandosi pronto a integrare le proposte dei socialdemocratici, della destra gollista e degli ecologisti e a formare “una federazione” con queste tre compagini politiche?
Cerchiamo di capirci. Non ci sarà accordo con questa destra prima delle elezioni, ma da adesso in poi si aprono varie possibilità: può succedere che i lepenisti — non è impossibile — ottengano una maggioranza assoluta e che questa destra si ritrovi con la sinistra e i sostenitori di Macron in opposizione all’estrema destra che governerà la Francia in coabitazione con Emmanuel Macron e i suoi poteri presidenziali.
Molte cose cambierebbero e, al contrario, i lepenisti potrebbero non ottenere un numero di seggi sufficiente a governare, così che aumenterebbe la possibilità di un riavvicinamento tra la destra e il centro macronista. Anzi, aumenterebbe molto.
Questa dissoluzione, forse non tanto folle, ha già fatto cambiare molte cose a destra. Ma a sinistra?
A sinistra l’orrore suscitato dalla sola prospettiva di una maggioranza parlamentare e di un governo lepenista è tale che in meno di ventiquattro ore i socialisti, gli Insoumis della sinistra radicale, gli ecologisti e i comunisti hanno trovato un’intesa sulla necessità di dar vita a un “fronte popolare”. Per molti, in particolare i giovani, è entusiasmante che vi sia una dinamica unitaria a sinistra. Questa suscita riluttanze nel centrosinistra, perché comprende gli Insoumis di Mélenchon, ma il suo vantaggio fondamentale è mobilitare, contro Rn, tutti gli elettori di sinistra senza eccezioni.
La sinistra non ha possibilità alcuna di ottenere una maggioranza assoluta, ma il suo risveglio potrebbe, in una parola, contribuire enormemente a chiudere le porte del potere al Rassemblement National. Ci sono tutte le ragioni per rallegrarsene, ma questa grande sinistra unita potrebbe dover scegliere a quel punto tra la paralisi dell’Assemblea e una forma o l’altra di unione nazionale con il centro e la destra.
Davanti a una simile alternativa, non è impossibile che la sinistra si spacchi in profondità tanto quanto ha appena fatto la destra e che le sue componenti più moderate accettino, seppure in modo frammentario, di sostenere alcune iniziative del centro e della destra.
Non lo sappiamo, ma questa dissoluzione ha riaperto il ventaglio delle possibilità, mentre domenica sera l’umiliante sconfitta del partito del presidente alle elezioni europee è andata a sommarsi all’enorme impopolarità di Macron che, già da due anni, deve governare senza una maggioranza parlamentare.
Il presidente in pratica era sconfitto ma, invece di aspettare di essere messo a morte, ha ribaltato il tavolo e ha costretto tutti quanti a cambiamenti immediati e radicali. Questa è magia, più che politica. Si poteva fare di più? Chissà.
(Traduzione di Anna Bissanti)