Proprio alla vigilia della conferenza internazionale in Svizzera sulla pace in Ucraina, Putin ha scatenato i suoi mezzi di propaganda secondo uno schema sperimentato: screditare i promotori di questo sforzo diplomatico e scompaginare i giochi con un’iniziativa politica recante una proposta per il cessate il fuoco e l’avvio di nuove trattative. Ha scelto il Ministero degli esteri russo, dove non metteva piede dal 2021, per dare la massima ufficialità alle sue argomentazioni ma anche per profilarsi sul piano interno sempre più in controllo della situazione e non isolato in ambito internazionale, malgrado gli sforzi del governo di Kiev e dell’Occidente. La proposta presentata il 14 giugno dal Presidente russo all’alta dirigenza diplomatica del suo Paese è stata introdotta dalle consuete dissertazioni storiche sui motivi che hanno “costretto” la Russia a lanciare l’ “operazione speciale”, sulle colpe dell’Occidente nel tentare di emarginare Mosca, impoverirne l’economia, attentare alla si…
Proprio alla vigilia della conferenza internazionale in Svizzera sulla pace in Ucraina, Putin ha scatenato i suoi mezzi di propaganda secondo uno schema sperimentato: screditare i promotori di questo sforzo diplomatico e scompaginare i giochi con un’iniziativa politica recante una proposta per il cessate il fuoco e l’avvio di nuove trattative. Ha scelto il Ministero degli esteri russo, dove non metteva piede dal 2021, per dare la massima ufficialità alle sue argomentazioni ma anche per profilarsi sul piano interno sempre più in controllo della situazione e non isolato in ambito internazionale, malgrado gli sforzi del governo di Kiev e dell’Occidente. La proposta presentata il 14 giugno dal Presidente russo all’alta dirigenza diplomatica del suo Paese è stata introdotta dalle consuete dissertazioni storiche sui motivi che hanno “costretto” la Russia a lanciare l’ “operazione speciale”, sulle colpe dell’Occidente nel tentare di emarginare Mosca, impoverirne l’economia, attentare alla sicurezza del Paese e sulla denuncia dell’asservimento dei Paesi europei agli interessi di Washington. Un modo per ribadire ai diplomatici, con questa lunga premessa, l’immutabilità della linea e l’intenzione di dare le carte per una soluzione del conflitto che tenga integralmente conto degli interessi di Mosca.
Lo stesso giorno a Nishni Novgorod (430 Km a est della capitale), Lavrov ospitava la ministeriale dei Paesi BRICS, con un outreach importante che ha visto la partecipazione anche del Ministro degli esteri dell’Arabia saudita. Nella dichiarazione congiunta in 54 punti , dedicata nell’intenzione della presidenza russa alla ricerca di convergenze in ambito politico ed economico per antagonizzare il primato in ambito internazionale dell’Occidente, l’Ucraina figura al 32mo posto con una dichiarazione asciutta che prende atto delle posizioni espresse dai Paesi membri ed esprime gratitudine per i diversi sforzi finora profusi da membri BRICS per la soluzione del conflitto ( un riferimento evidente in particolare al ruolo della Cina e del Brasile). La scelta dei tempi è assolutamente linea con il “gioco di rimessa” e disturbo svolto da Putin nei confronti dell’Occidente: la riunione Ministeriale in formato BRICS è stata convocata dalla presidenza di turno russa dopo le celebrazioni dello sbarco in Normandia e prima dei vertici G7 e di Burgenstock (Svizzera) per la pace in Ucraina. Il dinamismo diplomatico della Russia che ha accompagnato la presentazione da parte di Putin della sua proposta per l’Ucraina (sostanzialmente delle condizioni di resa per Kiev ) tradisce in realtà i dubbi e le crescenti preoccupazioni del leader russo. Il quadro va infatti nuovamente complicandosi per Mosca : le elezioni europee hanno sicuramente visto l’avanzata di formazioni politiche contrarie all’impegno per la difesa dell’Ucraina ma non in maniera sufficiente per ribaltare la maggioranza favorevole a Kiev o comunque condizionare in maniera determinante la politica europea in direzione di uno sganciamento dalle posizioni anglosassoni.La decisione del Congresso Usa di sbloccare il finanziamento di 61 miliardi di dollari a favore dell’Ucraina in particolare per la fornitura urgente di armamenti e di tecnologia militare , seguita dalla firma dell’ accordo bilaterale di difesa tra USA ed Ucraina svoltasi al vertice G7 in Puglia ( che evidentemente apre la strada ad un ulteriore presenza americana nel Paese anche sotto il profilo militare), la decisione adottata dai partner G7 per l’utilizzo di 50 miliardi di dollari in fondi congelati della Russia a garanzia di crediti a favore dell’Ucraina e le autorizzazioni concesse a Kiev da diversi Paesi NATO di autorizzare l’utilizzo sul suolo russo di propri armamenti forniti all’Ucraina per finalità difensive, sono tutti elementi che hanno condizionato l’urgente rilancio delle iniziative diplomatiche di Putin . La Cina non ha tardato ha reagire per bocca del Vice rappresentante permanente a New York che ha auspicato il conseguimento di punti di incontro tra le parti e ha considerato evidentemente le idee di Putin come una base di partenza . Sul piano generale , continua la dialettica tra i partner NATO sulle strategie per piegare la resistenza della Russia e diminuirne le pretese ma in generale il consenso e’ unanime nella difesa a oltranza dell’Ucraina . Al di là del carattere declaratorio e anche propagandistico dell’iniziativa di Putin, che tenta di far perno sulla stanchezza della popolazione ucraina martoriata da due anni di bombardamenti e sui distinguo in seno alle opinioni pubbliche dei Paesi europei , credo sia ormai evidente la crescente preoccupazione del Presidente russo che vede accorciarsi i tempi a disposizione della Russia per un’affermazione del suo esercito sul campo di battaglia. Se Mosca perde il completo dominio dei cieli, saranno sempre più difficili veloci avanzate dell’armata rossa sull’ampia linea del fronte del Donbass. Questo sicuramente si traduce in un indebolimento delle posizioni negoziali di Mosca in una futura trattativa.In un quadro in confusa evoluzione , quello che è certo è che la Russia ha già perso la battaglia per il controllo o il condizionamento politico dell’Ucraina.