La disparità dei diritti
di Carmelo LopapaSanità: La Cgil Sicilia, insieme alle categorie Funzione pubblica e Spi,corteo per protestare contro l'autonomia differenziata e per il diritto alla Salute
Adesso che l’incendio della propaganda ha esaurito gli ultimi fuochi, adesso che la cenere della grigia realtà si deposita sul terreno, le Regioni ma soprattutto i cittadini italiani inizieranno a fare i conti con le conseguenze concrete dell’Autonomia differenziata. Verrebbe da dire con le conseguenze “vere”, quelle che incideranno non sui processi macroeconomici ma sulle microeconomie familiari e sui diritti fondamentali. Nell’inchiesta che pubblichiamo oggi, numeri alla mano, emerge quel che giuristi ed economisti paventavano da anni, da quando il disegno di legge Calderoli ha fatto la sua prima comparsa. Ovvero che la sanità sarà il primo - e per comprensibili ragioni il più importante e delicato - ambito in cui le diseguaglianze tra cittadini del Nord e del Sud si moltiplicheranno ulteriormente. Non c’è una sola famiglia del Mezzogiorno che non abbia avuto negli ultimi anni un conoscente o un membro dello stesso nucleo “fuggito” verso strutture sanitarie dell’Italia settentrional…
Adesso che l’incendio della propaganda ha esaurito gli ultimi fuochi, adesso che la cenere della grigia realtà si deposita sul terreno, le Regioni ma soprattutto i cittadini italiani inizieranno a fare i conti con le conseguenze concrete dell’Autonomia differenziata. Verrebbe da dire con le conseguenze “vere”, quelle che incideranno non sui processi macroeconomici ma sulle microeconomie familiari e sui diritti fondamentali. Nell’inchiesta che pubblichiamo oggi, numeri alla mano, emerge quel che giuristi ed economisti paventavano da anni, da quando il disegno di legge Calderoli ha fatto la sua prima comparsa. Ovvero che la sanità sarà il primo - e per comprensibili ragioni il più importante e delicato - ambito in cui le diseguaglianze tra cittadini del Nord e del Sud si moltiplicheranno ulteriormente. Non c’è una sola famiglia del Mezzogiorno che non abbia avuto negli ultimi anni un conoscente o un membro dello stesso nucleo “fuggito” verso strutture sanitarie dell’Italia settentrionale per garantirsi una cura vitale o un intervento importante. Macchinari più moderni, nosocomi più ordinati, professionisti medici e paramedici più preparati. E’ la dura, e se si vuole inaccettabile, realtà.
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Ebbene, quando la celebrata (dalla destra) Autonomia differenziata entrerà a pieno regime - per alcune funzioni addirittura nelle prossime settimane - i medici più capaci e preparati si trasferiranno da Sud a Nord perché quella fetta del Paese permetterà loro di ricevere retribuzioni più ricche. Per i pazienti livelli di assistenza ancora più avanzati. La cosa altrettanto grave è che la stessa disparità si radicalizzerà anche in un altro settore essenziale, qual è quello dell’istruzione. Dal Piemonte all’Emilia Romagna potranno essere pagati agli insegnanti stipendi finalmente dignitosi. Si accentuerà la migrazione già esistente di maestri e professori. Ma perfino i programmi scolastici potranno essere differenziati, con tutte le conseguenze immaginabili nella formazione degli studenti. E dunque dei futuri cittadini di questa Nazione, come direbbe la nostra premier, che tanto nazionalista e tanto patriota non si è dimostrata in queso frangente della sua storia, pur di cedere al ricatto politico dell’alleato leghista. Leader disposta a tutto pur di continuare a navigare a vele spiegate nella sua legislatura e tagliare così il traguardo del governo più longevo nella storia della Repubblica. Ma così si muove forse un leader del 27 per cento, non uno statista destinato a lasciare il segno. È la disparità dei diritti, e quindi la conseguente diseguaglianza in barba all’articolo 3 della nostra Costituzione , il vero dramma che si sta consumando a colpi di maggioranza.
Ora i cosiddetti Lep, i livelli essenziali di prestazione, appaiono le uniche ancore di salvezza. Ma riguardano 14 delle 23 materie che potranno transitare alle competenze delle Regioni. Altre nove delicatissime materie potranno essere subito avocate dalle amministrazioni regionali ed è quello che infatti si accingono a fare il Veneto e la Lombardia, non a caso le due locomotive produttive. Ventitré competenze che poi, sia chiaro, possono articolarsi in ben cinquecento funzioni. Chiamatela pure Autonomia rivoluzionata.
Chi l’ha inventata tiene a precisare che il testo appena approvato in via definitiva alla Camera non comporterà alcuna spesa aggiuntiva per lo Stato. Ma è lo stesso “padre” della riforma Roberto Calderoli a smentirsi nella misura in cui sostiene che i nuovi “Lep” saranno finanziati poi con una specifica legge. Che dovrà attingere, non è chiaro come, a risorse per decine di miliardi di euro per equiparare appunto i Livelli essenziali tra le regioni. Ragion politica ha imposto una scriteriata corsa contro il tempo, la preoccupazione principale se non unica è stata quella di issare la bandiera autonomista e farla sventolare sui territori a maggioranza leghista. Per di più, tutto è partito da una premessa falsa: lo Stato trasferirebbe più risorse alle Regioni meridionali rispetto a quelle distribuite al Nord. Quando, nell’ultimo decennio, è stato vero il contrario, come dimostra una stima recente di Bankitalia: la spesa pubblica dello Stato per ogni cittadino al Nord sarebbe pari a12.979 euro, al Sud di 11.836 euro. Questo si somma a tutto il resto. Un cumulo di propaganda, una montagna di luoghi comuni. A farne le spese saranno da domani oltre trenta milioni di italiani. Solo la mobilitazione già avviata da tutte le opposizioni, i sindacati, la società civile potrà fermare col referendum abrogativo questo scempio. Prima, si spera, che sia troppo tardi.