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Lo sgambetto di Orbàn all'Europa

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L’omaggio a Putin in nome della “pace” non accorcerà di un giorno la guerra in Ucraina. Anzi, rischia di prolungarla e apre un nuovo capitolo
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Al quinto giorno del semestre di presidenza ungherese della Ue, Viktor Orban ha preso in ostaggio l’Europa e l’ha trascinata al Cremlino per omaggiare un dittatore sanguinario come Vladimir Putin. Vilmente, gli ha proposto un cessate il fuoco che non poteva offrire, e che Putin ha prontamente respinto. Così facendo, ha agito contro la volontà del Parlamento Ue, delle istituzioni europee e degli altri governi, che hanno reagito con sdegno tranne, fino a prova contraria, quello di Giorgia Meloni.

Lo sgambetto di Orban all’Europa in nome della “pace” non accorcerà di un giorno la guerra in Ucraina. Anzi, rischia di prolungarla mandando messaggi illusori sulla disunione dell’Occidente. Tuttavia apre un nuovo capitolo della guerra che Putin ha dichiarato contro le democrazie europee. Una guerra che ora passa dalla disinformazione e dalle fake news degli ultimi anni ad una effettiva ed esplicita offensiva politica. L’obiettivo è distruggere ogni forma di sovranità condivisa e di solidarietà…

Al quinto giorno del semestre di presidenza ungherese della Ue, Viktor Orban ha preso in ostaggio l’Europa e l’ha trascinata al Cremlino per omaggiare un dittatore sanguinario come Vladimir Putin. Vilmente, gli ha proposto un cessate il fuoco che non poteva offrire, e che Putin ha prontamente respinto. Così facendo, ha agito contro la volontà del Parlamento Ue, delle istituzioni europee e degli altri governi, che hanno reagito con sdegno tranne, fino a prova contraria, quello di Giorgia Meloni.

Lo sgambetto di Orban all’Europa in nome della “pace” non accorcerà di un giorno la guerra in Ucraina. Anzi, rischia di prolungarla mandando messaggi illusori sulla disunione dell’Occidente. Tuttavia apre un nuovo capitolo della guerra che Putin ha dichiarato contro le democrazie europee. Una guerra che ora passa dalla disinformazione e dalle fake news degli ultimi anni ad una effettiva ed esplicita offensiva politica. L’obiettivo è distruggere ogni forma di sovranità condivisa e di solidarietà comune per lasciare le singole nazioni in balia dell’offensiva scatenata dalle destre populiste e sovraniste.

Non è un caso che, proprio in questi giorni, Orban si sia messo a capo dell’iniziativa per formare un nuovo gruppo politico al Parlamento Ue che riunisca tutti i partiti dell’ultra-destra putiniana. Lo hanno battezzato, con scarso senso del ridicolo, gruppo dei “Patrioti”, anche se è asservito ad una potenza straniera e manifestamente ostile. Hanno già ottenuto l’adesione dell’ultradestra spagnola di Vox, beniamina di Giorgia Meloni, che lascia i Conservatori guidati dalla premier italiana. Hanno l’appoggio della Lega di Salvini. Ora attendono l’adesione dei 30 eurodeputati lepenisti francesi. Saranno la quinta colonna di Putin, che sogna di conquistare l’Europa dal di dentro, senza dover usare i suoi carri armati e i suoi missili. E potrebbero essere la quinta colonna di Trump, se in autunno dovesse tornare alla Casa Bianca. Quanto sta succedendo pone un serio problema all’Europa, e uno non meno serio all’Italia di Giorgia Meloni. La Ue non può non raccogliere la sfida esistenziale che le ha lanciato Orban.

La Commissione, dopo aver apertamente criticato il viaggio del leader ungherese a Mosca, ha già messo in forse la tradizionale visita che i commissari compiono nella capitale del Paese che ha la presidenza di turno per incontrarne i ministri e coordinare l’agenda politica. Sarebbe un gesto di sfiducia e di ostilità senza precedenti e aprirebbe un conflitto istituzionale che i governi non potranno ignorare. Del resto le dichiarazioni di molte capitali, che hanno definito Orban «irresponsabile e sleale», lasciano prevedere che il Consiglio non resterà inerte di fronte allo schiaffo ricevuto. Già il Parlamento europeo aveva sollevato forti dubbi sull’opportunità di affidare all’Ungheria la presidenza di turno della Ue. Ora che i dubbi sono confermati, e che lo scontro di valori tra democratici e neofascisti putiniani domina la dialettica politica in Europa, le capitali che sono state espropriate della loro sovranità condivisa devono trovare il modo di reagire adeguatamente.

Quanto alla Meloni, non potrà non prendere atto della spaccatura che ormai si è creata nella destra europea tra atlantisti e filo-russi. Il “Franza o Spagna purché se magna”, che tiene fraternamente assieme nel governo italiano partiti la cui politica estera è agli antipodi, non funziona in Europa. Non dovrebbe funzionare neppure in Italia, ma quello sulla coerenza della classe politica italiana sarebbe un discorso troppo lungo da fare in questa sede. Fatto sta che ora Meloni deve capire se può ancora ritagliarsi un ruolo nello spazio politico eversivo e anti-occidentale dell’estrema destra europea, monopolizzato dagli amici di Putin. Oppure se deve completare la transizione verso un vero partito conservatore, ancorato ai valori liberal-democratici dello Stato di diritto. Il voto che i suoi eurodeputati daranno sulla fiducia a von der Leyen ci dirà da quale parte della Storia la presidente del Consiglio vuole mettere l’Italia.

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