Davvero stiamo assistendo alla nascita di una nuova formula politica? O addirittura siamo agli esordi di un equilibrio destinato a segnare i prossimi anni, come fu il centrosinistra di Fanfani e Moro, pur con le loro diverse idee? Si fa presto a esagerare quando l’estate impazza e la gente ha più voglia di divertirsi che di farsi coinvolgere da una politica deludente.
Così è a destra, dove il patto Meloni-Salvini-Tajani scricchiola ma non finisce in pezzi: semplicemente produce la solita paralisi della mediocrità, il buco nero che risucchia come al solito le riforme più o meno abbozzate e già infrante contro il muro dei “no”. E la paralisi può essere la premessa di qualcosa di peggio, come prevedono coloro che guardano all’autunno e vedono che la destra si avvia alla sconfitta in Liguria, Emilia-Romagna e Umbria.
E così è a sinistra, dove Renzi è riuscito a richiamare di nuovo l’attenzione con l’abilità tattica che gli è riconosciuta. Ma siamo d’estate, appunto. E quello che prende …
Davvero stiamo assistendo alla nascita di una nuova formula politica? O addirittura siamo agli esordi di un equilibrio destinato a segnare i prossimi anni, come fu il centrosinistra di Fanfani e Moro, pur con le loro diverse idee? Si fa presto a esagerare quando l’estate impazza e la gente ha più voglia di divertirsi che di farsi coinvolgere da una politica deludente.
Così è a destra, dove il patto Meloni-Salvini-Tajani scricchiola ma non finisce in pezzi: semplicemente produce la solita paralisi della mediocrità, il buco nero che risucchia come al solito le riforme più o meno abbozzate e già infrante contro il muro dei “no”. E la paralisi può essere la premessa di qualcosa di peggio, come prevedono coloro che guardano all’autunno e vedono che la destra si avvia alla sconfitta in Liguria, Emilia-Romagna e Umbria.
E così è a sinistra, dove Renzi è riuscito a richiamare di nuovo l’attenzione con l’abilità tattica che gli è riconosciuta. Ma siamo d’estate, appunto. E quello che prende forma sotto l’ombrellone non è detto che regga quando riaprono le scuole.
Anche perché le contraddizioni di questa nuova versione del campo largo sono infinite, tanto che al momento si tratta soprattutto di una suggestione. O meglio, di un modo di stare sui giornali nelle settimane in cui esistono solo la politica internazionale e le Olimpiadi.
A prendere sul serio la questione, c’è da chiedersi se il contributo di Italia Viva alla cultura riformista del Pd sarà davvero in grado di incidere sul tragitto di una nave al cui timone ci sono, tra mille baruffe, Elly Schlein e Giuseppe Conte. La prima più del secondo che è in evidente difficoltà; e con Fratoianni e Bonelli sempre più integrati nell’equipaggio. La sigla dei renziani è valutata intorno a un modesto 2,5 per cento, quando peraltro è ovvio che non si discute di percentuali quanto di un arricchimento di proposte volte a raggiungere nuovi elettori nel campo centrista.
Come notava Ezio Mauro, l’ispirazione viene dal Fronte Popolare francese che è riuscito a bloccare l’avanzata della destra di Marine Le Pen. Con l’avvertenza che quella è stata un’emergenza imposta dal precipitare della situazione (lo scioglimento dell’Assemblea decisa in poche ore da Macron). Qui si discute invece di costruire un nuovo assetto destinato, si suppone, a durare più di un cartello elettorale.
Un’alleanza “di scopo” Renzi l’ha appena sperimentata con Emma Bonino alle elezioni europee e non è andata bene. Certo, se l’obiettivo fosse quello di farsi dare sei o sette seggi alle prossime politiche, l’operazione con Schlein e gli altri sarebbe relativamente semplice.
Se invece fosse più ambiziosa, come è logico che sia conoscendo i protagonisti, allora verrà il momento in cui il “renzismo”, con tutti i suoi risvolti pratici, compresa l’eredità di quel governo, si scontrerà con “l’anti-renzismo”. Ossia con una sorta di ideologia che quell’eredità respinge in toto e ha soprattutto in Conte il suo alfiere.
In teoria, il Pd dovrebbe scegliere tra Renzi e i 5S. Ma ovviamente — non c’è nemmeno bisogno di dirlo — questo non avverrà: almeno non in tempi prevedibili. E allora quale può essere l’obiettivo realistico di Renzi, realizzabile nel giro di mesi e non di anni?
Forse tentare d’intercettare il lento spostamento a sinistra di Forza Italia, sospinta dalla famiglia Berlusconi al di là delle cautele di Tajani. Fare in modo che ci sia uno spazio per mediare e gestire questo rafforzamento dell’area centrista la cui tendenza è muovere piano piano verso il Pd, ma con la necessità di qualche filtro.