NEW YORK — Ci sono le reazioni emotive, le pressioni di certi media, incluso l’Economist, che due settimane fa annunciava cataclismi a Wall Street in funzione geopolitica. Ci sono anche contorni macroeconomici nelle recenti dimostrazioni di sfiducia in borsa in America. Ma l’elemento di maggiore preoccupazione per il mercato, potenzialmente strutturale, oggi riguarda il fattore T, per tecnologia. Tre sviluppi recenti simultanei infatti preludono a una crisi del modello di crescita hi-tech come lo abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni. Il primo, più recente è la sentenza a favore del dipartimento per la Giustizia e contro Google: il giudice Amit Mehta del Distretto Columbia ha deciso che il motore di ricerca opera in violazione delle leggi per la concorrenza. Il secondo è l’annuncio di Warren Buffett di aver liquidato oltre il 50% della sua partecipazione in Apple computer, un pacchetto che vale circa 75 miliardi di dollari. Con un messaggio duplice: attenzione alle posizioni tecno…
NEW YORK — Ci sono le reazioni emotive, le pressioni di certi media, incluso l’Economist, che due settimane fa annunciava cataclismi a Wall Street in funzione geopolitica. Ci sono anche contorni macroeconomici nelle recenti dimostrazioni di sfiducia in borsa in America. Ma l’elemento di maggiore preoccupazione per il mercato, potenzialmente strutturale, oggi riguarda il fattore T, per tecnologia. Tre sviluppi recenti simultanei infatti preludono a una crisi del modello di crescita hi-tech come lo abbiamo conosciuto negli ultimi vent’anni. Il primo, più recente è la sentenza a favore del dipartimento per la Giustizia e contro Google: il giudice Amit Mehta del Distretto Columbia ha deciso che il motore di ricerca opera in violazione delle leggi per la concorrenza. Il secondo è l’annuncio di Warren Buffett di aver liquidato oltre il 50% della sua partecipazione in Apple computer, un pacchetto che vale circa 75 miliardi di dollari. Con un messaggio duplice: attenzione alle posizioni tecnologiche, ma anche “cash is king”. Sono sette trimestri consecutivi che Buffett vede più titoli di quanti ne acquisti, cosa ha portato la sua posizione di cassa alla cifra strabiliante di 277 miliardi di dollari. Infine, il terzo elemento di preoccupazione per l’Hi Tech riguarda l’avvento dell’Intelligenza artificiale, la terza fase dell’evoluzione del settore dopo l’avvento di Internet e quello dei social media. Non si dubita che il settore continuerà ad evolvere, ma i contorni sono densi di incertezze. E nell’incertezza si vende.
Ma èla sentenza di Mahti a preoccupare in modo più strutturale. Determina un abuso di posizione dominante grazie ad accordi fra i grandi. Google aveva degli accordi ad esempio con Apple e Samsung per dare di default sui cellulari il suo motore di ricerca invece di altri. Solo l’anno scorso, nel caso di Apple, l’accordo ha portato 20 miliardi di dollari da Google come “commissione”. Cosa che perpetua una situazione concorrenziale squilibrata. Grazie al dominio del mercato infatti Google può aumentare i prezzi per gli inserzionisti e condividere maggiori introiti sia con Apple che con Samsung. Risultato? Google controlla il 96,4% del mercato. La sentenza è positiva per Microsoft, che ha Bing e aveva denunciato abusi di potere e rafforza la linea dura in materia. Rafforza Lina Khan capo dell’agenzia per la concorrenza in America che si è portata più avanti attaccando anche Amazon. La sentenza apre dunque un vaso di Pandora, ma è potenzialmente devastante per Google. È vero che l’azienda farà ricorso e che la sentenza suggerisce di introdurre misure per moderare il dominio di mercato ma non necessariamente uno smembramento del gruppo. Ma un fatto è chiaro, gli introiti legati al motore di ricerca, come abbiamo visto dai recenti risultati del secondo trimestre per Google, contribuiscono per oltre il 50% degli incassi di Alphabet e per una parte rilevante dei profitti di Apple. Scardinare il meccanismo significa ridurre di molto una delle principali fonti di reddito anche per la casa di Cupertino.
Per questo già da oggi Apple sta prendendo provvedimenti e cerca nuove possibili alleanze. Infine il quando di fondo. Con l’intelligenza artificiale il contesto competitivo era comunque destinato a cambiare. Abbiamo visto sempre dai risultati di Meta (+14%, andati dunque benissimo) che Zuckerberg ha destinato parecchi miliardi di dollari alla ricerca per intelligenza artificiale dove tutti competono con tutti. Cosa che ci porta a un punto interrogativo su una visione bipartisan che preoccupa Wall Street, visto che oltre alla sinistra democratica anche Trump, e JD Vance in particolare, sono contro le posizioni dominanti di Google e dei colossi Hi Tech. Che succederà con la prossima Casa Bianca? Ma al di là della politica, per alcuni teorici le regole sulle vecchie posizioni dominanti sono superate dai tempi. Oggi l’America non dove proteggere solo i suoi consumatori, ma la sua intera economia e la sua posizione di leadership in un mondo dove la Cina preme in un suo contesto interno con ampi mezzi e privo di regole. Ma, come sempre il mercato reagisce alla concretezza della notizia e non alle ipotesi teoriche. Per questo gli investitori scontano una correzione di medio termine di valori che erano esplosi. Con una consapevolezza, con o senza la politica, come in passato ( ricordate l’amministrazione Clinton contro Microsoft?) il comparto tecnologico nel suo insieme soffrirà un pochino, ma ha ancora molte privare davanti a sé.