Regalare nuova vita alla Senna, uno dei più romantici fiumi d’Europa, è una bella ambizione. O forse una costosissima utopia. Le complicazioni che stanno avendo gli atleti del triathlon per tuffarsi nel fiume parigino, tra allenamenti cancellati, gare spostate, e qualche malore dopo le competizioni, dimostrano intanto che gli organizzatori di Parigi 2024 hanno ostentato troppo certezze, esibendo una dose di arroganza, visto che avevano in parte scommesso sull’assenza di piogge estive.
E invece nella capitale francese piove da maggio, con temporali che continuano da quando sono cominciati i Giochi, facendo saltare previsioni e calcoli sulla depurazione del fiume, vanificando investimenti milionari per nuove infrastrutture che dovevano raccogliere le acque piovane e si rivelano insufficienti.
La Senna è vietata alla balneazione dal 1923. In una grande capitale d’Europa, che tra mezzo secolo avrà il clima di Bari (lo dice la scienza) ma senza il mare, è legittimo domandarsi se sia…
Regalare nuova vita alla Senna, uno dei più romantici fiumi d’Europa, è una bella ambizione. O forse una costosissima utopia. Le complicazioni che stanno avendo gli atleti del triathlon per tuffarsi nel fiume parigino, tra allenamenti cancellati, gare spostate, e qualche malore dopo le competizioni, dimostrano intanto che gli organizzatori di Parigi 2024 hanno ostentato troppo certezze, esibendo una dose di arroganza, visto che avevano in parte scommesso sull’assenza di piogge estive.
E invece nella capitale francese piove da maggio, con temporali che continuano da quando sono cominciati i Giochi, facendo saltare previsioni e calcoli sulla depurazione del fiume, vanificando investimenti milionari per nuove infrastrutture che dovevano raccogliere le acque piovane e si rivelano insufficienti.
La Senna è vietata alla balneazione dal 1923. In una grande capitale d’Europa, che tra mezzo secolo avrà il clima di Bari (lo dice la scienza) ma senza il mare, è legittimo domandarsi se sia possibile rendere più accessibile il fiume che attraversa la città.
La riflessione è in corso in altre capitali. Berlino per esempio studia la balneabilità in alcuni punti della Sprea. È già possibile nuotare in alcune zone nel Danubio a Vienna o nella Limmat a Zurigo.
Il plan baignade voluto sette anni fa da Emmanuel Macron e dalla sindaca Anne Hidalgo è andato avanti a tappe forzate, senza garantire per ora certezze. La suggestiva cartolina dei triatleti che si tuffano nella Senna rischia di costare cara.
Nei prossimi giorni si capirà come stanno gli oltre cinquanta atleti che si sono tuffati, con l’autorizzazione di medici sportivi e della Federazione mondiale di Triathlon. Qualche polemica simile c’era stata anche nel 2016 e nel 2021 per il triathlon nella baia di Rio e di Tokyo, e dovrebbe forse essere l’occasione per ripensare l’idea di gare di nuoto in ambienti urbani.
Finite le Olimpiadi, si vedrà se la promessa di lasciare in eredità un fiume più pulito sarà mantenuta. L’estate prossima, i parigini dovrebbero potersi tuffare — come ha fatto Hidalgo, ma finora non Macron — in alcune zone attrezzate della capitale. Succederà? Con quali rischi?
La rete fognaria di Parigi risale all’Ottocento, gran parte delle acque reflue e piovane passano attraverso la stessa tubatura. Quando il flusso trabocca, finisce nella Senna, facendo proliferare i batteri. Gli investimenti degli ultimi anni hanno cercato di migliorare il trattamento delle acque reflue, la raccolta di quelle piovane e di ricollegare circa 35 mila abitazioni alla rete fognaria. Tra le nuove infrastrutture c’è stata la costruzione di un bacino di raccolta a Austerlitz con una capacità di 50 mila metri cubi, l’equivalente di 20 piscine olimpioniche.
Il test dei Giochi per ora non ha dato una prova di efficienza di questi investimenti. Di sicuro, i triatleti non si meritavano un’estenuante suspense, aspettando fino all’alba di sapere se potevano gareggiare, in totale assenza di una soluzione alternativa proposta. Come minimo, c’è stato un difetto organizzativo nell’inseguire questa ambizione, rivendicata da Macron come «folle».
È il segno di questa Olimpiade con sogni di grandeur. I problemi su Parigi 2024 esistono, e ne sentiremo ancora parlare. È stato imperdonabile lasciare sotto la pioggia i capi di Stato e governo, tra cui Sergio Mattarella, durante l’inaugurazione. Un Paese che vanta una delle migliori cucine al mondo non può avere una mensa olimpica che non piace neppure ai britannici. I letti di cartone, che c’erano già a Rio e Tokyo, sono scomodi. L’assenza di aria condizionata nel villaggio è un lusso ecologico che gli atleti non si possono permettere.
Su questo media e opposizioni in Francia — al momento in preda a un’ondata di sciovinismo — non faranno sconti a Macron. Ma senza gli eccessi che vengono dalla destra sovranista italiana: cherchez la France.