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Nuovo vecchio Sanremo: che Festival sarà

Carlo Conti (ansa)

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Continuità o restaurazione? La difficoltà del compito che attende Carlo Conti è soprattutto una: dovrà per forza essere entrambe le cose
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La domanda è più che lecita e aleggia più o meno dalla notte del 10 febbraio, dal momento conclusivo dell’edizione dell’ultimo anno del quinquennio firmato Amadeus: come sarà il nuovo festival di Sanremo? Ovvero, detto in soldoni, continuerà Carlo Conti la linea di modernizzazione impostata dal suo predecessore o la sua direzione artistica rappresenterà un ritorno al passato? Continuità o restaurazione?

Proviamo a capire, decifrando i primi segnali arrivati dal nuovo conduttore, che poi nuovo non è perché vanta una tripletta negli anni 2015, 2016, 2017, e quindi conosce bene i complicati meccanismi che convergono nella macchina festivaliera.

Primo segnale: durate più brevi, e fin qui, a parte registrare un generale sollievo di pubblico e addetti ai lavori, non si poteva dedurre granché. Qualcosa di più possiamo capire dalla presentazione del nuovo regolamento.

Ci saranno 24 big in gara, invece dei 30 a cui era arrivato Amadeus, e questo è coerente con la dichiarazione di maggiore s…

La domanda è più che lecita e aleggia più o meno dalla notte del 10 febbraio, dal momento conclusivo dell’edizione dell’ultimo anno del quinquennio firmato Amadeus: come sarà il nuovo festival di Sanremo? Ovvero, detto in soldoni, continuerà Carlo Conti la linea di modernizzazione impostata dal suo predecessore o la sua direzione artistica rappresenterà un ritorno al passato? Continuità o restaurazione?

Proviamo a capire, decifrando i primi segnali arrivati dal nuovo conduttore, che poi nuovo non è perché vanta una tripletta negli anni 2015, 2016, 2017, e quindi conosce bene i complicati meccanismi che convergono nella macchina festivaliera.

Primo segnale: durate più brevi, e fin qui, a parte registrare un generale sollievo di pubblico e addetti ai lavori, non si poteva dedurre granché. Qualcosa di più possiamo capire dalla presentazione del nuovo regolamento.

Ci saranno 24 big in gara, invece dei 30 a cui era arrivato Amadeus, e questo è coerente con la dichiarazione di maggiore sobrietà, ma la vera novità è il ripristino della gara dei giovani, con quattro artisti, e proclamazione di un vincitore di questa sezione.

È già in sé un ritorno al passato, ma anche qualcosa in più. Conti vuol ribadire una differenziazione classica tra big ed esordienti che nelle ultime edizioni si era completamente persa, e anzi era uno dei vanti della vecchia gestione, con effetti che in qualche caso hanno rasentato il comico.

All’annuncio dei big c’era, ormai assodata, una certa quota di smarrimento da parte del grande pubblico che ignorava nel modo più assoluto alcuni dei nomi prescelti, ma anche tra gli addetti ai lavori capitava qualche momento di dubbio e ci voleva un veloce ripassino prima di esprimere giudizi.

Ora dobbiamo supporre che una buona parte dei 24 big sarà composta da nomi quantomeno più familiari, leggi “più classici”, ma è anche vero che una parte della rivoluzione portata da Amadeus è per così dire ineludibile, è un processo dal quale Conti non potrà prescindere, o almeno non del tutto.

Sanremo è diventato un appuntamento fondamentale del mercato musicale. I pezzi che vanno al festival sono quelli che dominano le classifiche per mesi, sono le canzoni che passano alla radio, Sanremo “è” il mercato, e tornare indietro sarebbe molto difficile, oltre che sbagliato. Deludere quest’attesa porterebbe a una forte protesta da parte di discografici e management.

Probabile che su questo Conti cercherà una linea di equilibrio, vorrà di sicuro riportare al festival una quota di classicità, ma dovrà mediare con le nuove regole della domanda e dell’offerta che ormai guidano il mondo della musica. Detto altrimenti, difficilmente vedremo sul palco trasgressioni di genere, provocazioni, eccessi di trap e autotune, ma qualcosa di musicalmente sensato ci dovrà essere.

Altro segnale, più difficile da interpretare: la serata del venerdì, quella delle cover, ovvero la più amata dagli italiani, viene eliminata dal conteggio dei voti, fa gara a sé e proclamerà un vincitore, ma i voti non verranno sommati a quelli degli altri giorni della settimana. Il significato è evidente.

Negli ultimi anni è successo spesso che l’esito della serata delle cover abbia pesato, a volte in modo significativo, sul risultato finale e a molti è sembrato ingiusto, visto che al festival si presenta una canzone nuova ed è quella che alla fine viene giudicata.

E allora, sarà continuità o restaurazione? La verità è che la difficoltà del compito che attende Conti è soprattutto una: dovrà per forza essere entrambe le cose. Impossibile? Dopo 74 anni di festival a Sanremo nulla è impossibile.

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