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Putin, la campagna d’autunno

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Ecco i tre obiettivi del massiccio attacco lanciato dalla Russia contro l’Ucraina
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Il massiccio attacco lanciato dalla Russia contro l’Ucraina, il più intenso ed esteso da mesi con 200 tra missili e droni su ben quindici regioni, sembra avere tre obiettivi. Il primo è punire l’Ucraina per aver avuto l’audacia di attaccare il territorio russo nell’area di Kursk, infrangendo il tabù (russo, ma in parte anche occidentale) della guerra solo difensiva entro i propri confini.

Il secondo è quello del black out delle infrastrutture energetiche per condannare l’Ucraina al freddo e al gelo in vista dell’autunno, che non è mai clemente da quelle parti, e dell’inverno, che può essere insopportabilmente rigido.

Il terzo scopo può essere di “distrarre” la difesa ucraina, già impegnata al limite delle capacità dalle operazioni offensive nell’area di Kursk e in quelle difensive nel Donbass.

A questi tre obiettivi si può aggiungere che Putin potrebbe aver scelto una tempistica favorevole: la contemporaneità con gli attacchi degli Hezbollah a Israele per alzare il livello del…

Il massiccio attacco lanciato dalla Russia contro l’Ucraina, il più intenso ed esteso da mesi con 200 tra missili e droni su ben quindici regioni, sembra avere tre obiettivi. Il primo è punire l’Ucraina per aver avuto l’audacia di attaccare il territorio russo nell’area di Kursk, infrangendo il tabù (russo, ma in parte anche occidentale) della guerra solo difensiva entro i propri confini.

Il secondo è quello del black out delle infrastrutture energetiche per condannare l’Ucraina al freddo e al gelo in vista dell’autunno, che non è mai clemente da quelle parti, e dell’inverno, che può essere insopportabilmente rigido.

Il terzo scopo può essere di “distrarre” la difesa ucraina, già impegnata al limite delle capacità dalle operazioni offensive nell’area di Kursk e in quelle difensive nel Donbass.

A questi tre obiettivi si può aggiungere che Putin potrebbe aver scelto una tempistica favorevole: la contemporaneità con gli attacchi degli Hezbollah a Israele per alzare il livello del doppio fronte di crisi a «quell’Occidente collettivo» che è ormai il nemico dichiarato del Cremlino.

Il primo obiettivo — la “punizione” per l’offensiva nell’oblast russo di Kursk — è stato confermato dal portavoce del Cremlino: «Azioni ostili come le incursioni ucraine nella regione di Kursk non possono essere lasciate senza risposta». Linguaggio ponderato con cura, per nascondere la realtà: in due settimane l’Ucraina ha conquistato più terreno in Russia di quanto Mosca ne abbia occupato in Ucraina in un anno.

Altro che «azioni ostili» o «incursioni»: bensì una vera e propria invasione, che per rapidità (dura da ventuno giorni) ed efficacia deve aver creato una profonda abrasione nell’autostima di Putin. Oltre che nel grado di consenso di cui gode tra i suoi sudditi, che sembrava impermeabile e che, invece, starebbe scendendo, secondo sondaggi la cui autenticità è difficile da verificare.

La grande segretezza con cui “l’operazione Kursk” è stata pianificata e lanciata (da Zelensky e dal generale Oleksandr Syrsky) ha invece creato qualche problema agli alleati dell’Ucraina, soprattutto all’America. Il presidente ucraino non sembra esserne preoccupato. Anzi infastidito: ha attaccato «l’ingenuo, illusorio concetto delle cosiddette linee rosse a riguardo della Russia, che hanno dominato la valutazione della guerra presso alcuni partner», concludendo che questa valutazione è ormai «andata in briciole».

Zelensky sa che Biden non si fida completamente di lui. Secondo un nuovo libro di David Sanger (New Cold Wars), autorevole cronista della Casa Bianca per il New York Times, Biden ha detto più volte ai suoi assistenti di temere che Zelensky tenti di coinvolgere direttamente gli Stati Uniti nella guerra con la Russia. Ora però le cose si complicano per il presidente ucraino: pesano anche per lui le incertezze e l’esito della campagna elettorale. Kamala Harris sembra seguire le orme di Biden nelle due grandi crisi internazionali (lo ha affiancato nelle ultime telefonate). Ma che cosa potrà fare Trump è un enigma avvolto in un mistero.

Il secondo obiettivo del massiccio attacco di droni e missili russi in tutta l’Ucraina, danneggiare le infrastrutture energetiche in vista della cattiva stagione che comincia tra poco tempo e va avanti per molti mesi, tocca anch’esso un nervo scoperto nei rapporti tra Zelensky e gli alleati occidentali: i limiti posti all’Ucraina nell’uso degli aiuti militari. Il presidente ucraino ci è tornato senza peli sulla lingua. Gli attacchi russi con droni e missili sarebbero molto meno efficaci «se l’aviazione dei nostri vicini europei lavorasse insieme ai nostri caccia F-16 alla nostra difesa anti-aerea».

Radoslaw Sikorski, ministro degli Esteri della Polonia (i cui caccia si sono levati precauzionalmente in volo quando i bombardieri russi si sono avvicinati al confine), ha detto che Varsavia sta valutando questa ipotesi. Che però vorrebbe dire coinvolgere direttamente la Nato nel conflitto ucraino: una linea rossa che molto difficilmente potrà essere “sbriciolata”, come direbbe Zelensky.

Infine, l’obiettivo russo di tenere impegnata la difesa ucraina su più fronti per poter continuare la martellante offensiva nella regione di Donetsk sembra trovare conferma nella notizia del dispiegamento di forze bielorusse al confine: il fedele Lukashenko è sempre pronto ad aiutare l’amico Putin. Che si tratti di una maskirovka, una tipica manovra diversiva, o di una reale minaccia è difficile capirlo. Ma è evidente che per Putin l’obiettivo è mettere in ginocchio l’Ucraina con azioni di logoramento per conquistare più terreno possibile nel Donbass prima che le piogge autunnali, il fango e poi la neve rallentino le operazioni militari.

Appena superato il trentesimo mese, la guerra in Ucraina è dunque in una fase molto delicata. Zelensky sembra esserne consapevole e perciò moltiplica i suoi appelli agli alleati perché cancellino le «ingenue e illusorie linee rosse».

Gli insider più informati di Kiev descrivono il presidente ucraino molto diffidente sul piano interno e sempre più innervosito nei rapporti esterni con Paesi sostenitori dell’Ucraina. Sa che le forze dei suoi soldati sono al limite dell’esaurimento e che l’eroica resilienza della popolazione può fare molta fatica a reggere un altro inverno di stenti.

La sorprendente operazione a Kursk gli ha dato una fiche importante, ma non di lunga durata, da giocare al poker di un’eventuale negoziato. Ma nessuno sa oggi quando, dove e con chi potrà cominciare la partita.

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