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La difficoltà dei sondaggi in America

(reuters)

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Non c’è campagna elettorale negli Stati Uniti senza il clamore dei sondaggi. Nelle ultime elezioni non sempre le indagini demoscopiche hanno previsto chi fosse il vincitore. Le colpe sono andate ai sondaggisti. Nella realtà bisogna dire che il sistema elettorale americano è talmente articolato da essere “proibitivo” per i sondaggi. Nel senso che l’unica misurazione affidabile dovrebbe prevedere l’effettuazione di una ricerca in ognuno dei 50 Stati. La qual cosa ovviamente è irrealizzabile non in chiave metodologica ma finanziaria, ossia, pur con le mega donazioni che caratterizzano la campagna elettorale, commissionare 50 sondaggi ogni settimana significherebbe uno sborso economico sproporzionato. Se poi il committente è un media a maggior ragione non c’è questa forza economica. Per quale motivo, quindi, è così dispendioso e difficile produrre sondaggi affidabili negli States? Tutto dipende dal particolare sistema elettorale.

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Non c’è campagna elettorale negli Stati Uniti senza il clamore dei sondaggi. Nelle ultime elezioni non sempre le indagini demoscopiche hanno previsto chi fosse il vincitore. Le colpe sono andate ai sondaggisti. Nella realtà bisogna dire che il sistema elettorale americano è talmente articolato da essere “proibitivo” per i sondaggi. Nel senso che l’unica misurazione affidabile dovrebbe prevedere l’effettuazione di una ricerca in ognuno dei 50 Stati. La qual cosa ovviamente è irrealizzabile non in chiave metodologica ma finanziaria, ossia, pur con le mega donazioni che caratterizzano la campagna elettorale, commissionare 50 sondaggi ogni settimana significherebbe uno sborso economico sproporzionato. Se poi il committente è un media a maggior ragione non c’è questa forza economica. Per quale motivo, quindi, è così dispendioso e difficile produrre sondaggi affidabili negli States? Tutto dipende dal particolare sistema elettorale.

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Tra poco meno di 45 giorni, martedì 5 novembre gli americani non esprimeranno il voto ai candidati Presidenti, per intenderci, non potranno votare né per Donald Trump né per Kamala Harris, ma dovranno dare la propria preferenza a favore dei 438 deputati (Grandi Elettori) che, insieme ai 100 Senatori (eletti in altre date), il prossimo 6 Gennaio 2025, dovrebbero ratificare la scelta del Presidente degli Stati Uniti. Ma il fattore che rende poco affidabile i sondaggi è anche un altro, ancora più sostanziale. La legge elettorale si basa sul concetto definito volgarmente “asso piglia tutto”, cioè vale a dire che in 48 Stati su 50 chi prende 1 voto in più, conquista tutti i Grandi Elettori assegnati a quello stesso Stato. E ogni Stato ha un suo “peso”. Per fare solo un esempio, se in California vincono i democratici, Kamala Harris conquista tutti i 50 Grandi Elettori, se invece in Oregon vincono i repubblicani, Donald Trump potrebbe contare solo sulla totalità dei 10 Grandi Elettori. In altri due States, invece, (Nabraska e Maine) vige una legge che si basa sul sistema uninominale, ma sono territori che esprimono pochi deputati. Per essere eletti Presidente degli Stati Uniti bisogna essere votati da almeno 270 Grandi Elettori quando, il prossimo 6 Gennaio, si ratificherà chi sarà alla guida della maggiore potenza mondiale. Senza dunque scendere nel tecnicismo, è chiaro che, con un sistema di elezione così articolato, sarebbe necessario per avere dati di previsione affidabili realizzare indagini demoscopiche in ognuno dei 50 Stati, con un costo non sostenibile.

Per ovviare a questo gli Istituti demoscopici americani effettuano ricerche su campioni rappresentativi a livello proporzionale della popolazione residente negli Usa, ciò non consente però di avere contezza dell’opinione pubblica dei singoli Stati e dunque di calcolare il numero di Grandi Elettori che ognuno dei due candidati potrebbe raccogliere.

Non si può però dire che, in caso di non corrispondenza con l’esito finale, i sondaggi siano sbagliati, ma si deve essere consapevoli fin da adesso che non hanno rappresentatività rispetto al sistema elettorale. Sono dati utili da interpretare, senza dare per scontato che consentano di prevedere chi sarà il prossimo inquilino della Casa Bianca. Forniscono molte informazioni sulle tendenze dell’opinione pubblica, sulla capacità di penetrazione e convincimento dei messaggi dell’uno e dell’altro candidato e sulla tipologia di elettore fidelizzato. Forse bisogna anche raccontarli diversamente. Affermare che Trump sia avanti ad Harris o viceversa di 2 o 5 o 10 punti non vuol dire niente in termini di previsione su chi sarà eletto Presidente, appunto perché non si stima il numero dei Grandi Elettori, coloro che decideranno realmente la partita, ma solo il consenso in percentuale. Non sono rari i casi, proprio per la particolarità del sistema elettorale, in cui il partito che ha conquistato nelle urne più voti non ha avuto la maggioranza dei Grandi Elettori. Ultimo in ordine di tempo nel 2016 quando Trump vinse contro Hillary Clinton che invece fu la più votata a livello popolare. In conclusione, stiamo bene attenti quando leggiamo i risultati dei sondaggi e non confondiamo la percentuale di consenso con il numero dei Grandi Elettori che la candidata democratica ed il suo concorrente repubblicano conquisteranno. Se siamo consapevoli di ciò, possiamo evitare le classiche polemiche del “day after sui sondaggi americani”.

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