Non è una novità che l’Italia sia sovente calata nell’atmosfera aspra delle campagne elettorali. Per meglio dire, di una campagna permanente. Come se si fosse ogni giorno pronti alla resa dei conti con un occhio attento ai sondaggi, cioè alla misura del consenso. Sotto questo aspetto, l’anno si avvia a concludersi nel segno di un crescente immobilismo sostanziale, dietro lo schermo dei continui spunti polemici: tra schieramenti politici, certo, e ancora più fra il centrodestra e alcune componenti della magistratura. Con l’opposizione che tende via via a radicalizzarsi, tant’è che Giuseppe Conte è attivo nel dibattito pubblico in maniera spesso più efficace del vertice del Pd. Sembra essere lui a ispirare le posizioni di una forza molto più grossa e dalle radici ancora salde qual è il partito di Elly Schlein, il cui cavallo di battaglia resta la richiesta di maggiori fondi per la sanità pubblica. E vedremo lunedì sera il voto in Liguria: facile supporre che un’eventuale sconfitta del c…
Non è una novità che l’Italia sia sovente calata nell’atmosfera aspra delle campagne elettorali. Per meglio dire, di una campagna permanente. Come se si fosse ogni giorno pronti alla resa dei conti con un occhio attento ai sondaggi, cioè alla misura del consenso. Sotto questo aspetto, l’anno si avvia a concludersi nel segno di un crescente immobilismo sostanziale, dietro lo schermo dei continui spunti polemici: tra schieramenti politici, certo, e ancora più fra il centrodestra e alcune componenti della magistratura. Con l’opposizione che tende via via a radicalizzarsi, tant’è che Giuseppe Conte è attivo nel dibattito pubblico in maniera spesso più efficace del vertice del Pd. Sembra essere lui a ispirare le posizioni di una forza molto più grossa e dalle radici ancora salde qual è il partito di Elly Schlein, il cui cavallo di battaglia resta la richiesta di maggiori fondi per la sanità pubblica. E vedremo lunedì sera il voto in Liguria: facile supporre che un’eventuale sconfitta del centrosinistra sarà messa dagli alleati in carico al Pd.
In ogni caso, soprattutto sulle questioni economiche riferite alla legge di bilancio il capo dei 5S non si risparmia. Ed è un terreno scabroso per una maggioranza priva delle risorse adeguate a sostenere l’immagine ottimistica che vuole trasmettere. La legge di bilancio, è ovvio, non crea consenso per chi governa. Ma può darsi che stavolta non gliene faccia perdere. L’opposizione non riesce, nel complesso, a comunicare l’esistenza di una proposta alternativa. Non ci riesce Conte con il suo radicalismo onnipresente e in fondo nemmeno il Pd che deve tener conto dei vincoli europei. Vedremo in Parlamento, tuttavia la battaglia finanziaria potrebbe risolversi in un pareggio. Dunque ci si sposta sugli altri terreni. I migranti irregolari, l’Albania, il decreto del governo firmato, come era previsto, dal presidente della Repubblica dopo un lavoro di cesello da parte degli uffici. Peraltro nessuno s’illude che non si apra presto qualche nuova disputa con la magistratura circa la gestione dei migranti.
Così come è difficile immaginare che l’opposizione rinunci a denunciare, con o senza una sponda europea, il profilo — a suo dire al limite del razzismo — della destra quando affronta i temi della sicurezza interna o esterna. Grave errore, ritiene qualcuno, perché rischia di rafforzare, anziché indebolire, le posizioni dell’esecutivo agli occhi di chi vuole sentirsi sicuro e protetto da polizia e carabinieri. L’intervento del Quirinale a difesa delle forze dell’ordine dovrebbe insegnare qualcosa. Del resto è evidente che Mattarella osserva con inquietudine il frenetico immobilismo in cui si sta avvitando la legislatura. È emblematica la mancanza di idee su come restituire alla Corte Costituzionale l’integrità dei componenti. Per adesso manca un giudice, come sappiamo, fra poche settimane ne mancheranno altri tre: tutti da eleggere in Parlamento.
Logica vorrebbe che si cercasse un’intesa fra maggioranza e opposizione. Eppure l’assenza di una vera volontà di comunicare rende complicato anche questo aspetto. Il 2025 rischia di cominciare nel segno della paralisi. Nessuno si stupirebbe se al vertice del governo crescesse la tentazione, che già esiste, di andare alle urne. Di sicuro il tandem Meloni-Salvini è in grado di far fallire qualsiasi ipotesi di governo tecnico. Ma l’esperienza insegna che spesso chi provoca le elezioni viene punito. Chi dovesse decidere in tal senso, dovrà trovare un argomento solido. Nel caso, lo scontro con la magistratura e la tutela della pubblica sicurezza potrebbero esserlo. Ma non siamo a quel punto.