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Una difesa europea

La propaganda per le elezioni in Moldova 

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La Moldova teme il Cremlino e non si aspetta una protezione convincente dall’Occidente
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C’è qualcosa di peggio delle ingerenze russe. Se in Moldova il “sì” all’Unione europea ha vinto di stretta misura, non dipende solo dal fatto che interi pacchi di voti sono stati comprati dai servizi di Putin che, allo stesso tempo, sommergevano gli elettori di notizie false. In Georgia, come in Moldova, queste ingerenze sono molto efficaci, ma non spiegano del tutto la vittoria del partito Sogno Georgiano del miliardario Bidzina Ivanishvili. Difficile da individuare sulla carta geografica per le sue dimensioni, la Moldova confina con la Romania a ovest e con l’Ucraina a est. Da un lato l’Unione europea, dall’altro un paese in guerra, martoriato, dai confini incerti.

La Moldova preferirebbe la pace e la prosperità dell’Unione al giogo del Cremlino, ma nessun moldavo può ignorare le bombe che cadono sull’Ucraina e gli equilibri di forza internazionali.

Proprio quando i moldavi si apprestavano a votare, dagli Stati Uniti sono arrivate le parole di Donald Trump, per il quale è necessario…

C’è qualcosa di peggio delle ingerenze russe. Se in Moldova il “sì” all’Unione europea ha vinto di stretta misura, non dipende solo dal fatto che interi pacchi di voti sono stati comprati dai servizi di Putin che, allo stesso tempo, sommergevano gli elettori di notizie false. In Georgia, come in Moldova, queste ingerenze sono molto efficaci, ma non spiegano del tutto la vittoria del partito Sogno Georgiano del miliardario Bidzina Ivanishvili. Difficile da individuare sulla carta geografica per le sue dimensioni, la Moldova confina con la Romania a ovest e con l’Ucraina a est. Da un lato l’Unione europea, dall’altro un paese in guerra, martoriato, dai confini incerti.

La Moldova preferirebbe la pace e la prosperità dell’Unione al giogo del Cremlino, ma nessun moldavo può ignorare le bombe che cadono sull’Ucraina e gli equilibri di forza internazionali.

Proprio quando i moldavi si apprestavano a votare, dagli Stati Uniti sono arrivate le parole di Donald Trump, per il quale è necessario accordarsi con Vladimir Putin a spese degli ucraini. Se il candidato repubblicano non è disposto a morire per l’Ucraina, è comprensibile che lo sia ancora meno per la Moldova.

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Senza gli Stati Uniti, gli europei avrebbero pochi mezzi per aiutare l’Ucraina a respingere l’esercito russo. Né vi sono maggiori speranze da coltivare nei riguardi di un’Unione alla costante ricerca di una propria Difesa. Inoltre gli occidentali sembrano riluttanti a favorire una vera sconfitta della Russia, per paura che il suo crollo possa scatenare il caos mondiale.

E allora, cittadini della piccola Moldova, eccovi spinti a dirvi che se la Nato sembra poco disposta a correre in vostro aiuto, Putin sembra invece determinato a ricostituire l’impero russo. Ha armamenti e se ne procura a vagoni da Iran e Corea del Nord. Cina e India sono al suo fianco e gli occidentali, per paura, negano agli ucraini l’autorizzazione a usare le armi degli alleati per colpire in territorio russo.

Da un lato la riluttanza delle società e dei governi che non vogliono rispondere alla guerra con la guerra. Dall’altro, la brutalità di un conquistatore che spera di potersi mettere d’accordo con Trump a spese dell’Ucraina e dell’Europa. L’equilibrio delle forze è questo: la Moldova teme il Cremlino e non si aspetta una protezione convincente dall’Occidente. Non occorre essere Kissinger per saperlo. Non occorre essere grandi strateghi per capire che, fino a quando l’Unione europea non disporrà di una Difesa comune, la Moldova non ha interesse a stuzzicare Putin.

Questo è quanto devono essersi detti votando molti moldavi la scorsa settimana e parecchi georgiani l’altro ieri. Ricordando che nel 2006, quando i russi allungarono le mani su parte dei loro territori, la Casa Bianca fu assente e l’Europa impotente. Se intende contrastare le ambizioni imperiali di Putin, l’Unione non può accontentarsi della democrazia e del suo modello sociale. Ha bisogno anche di armi e della volontà di farne uso.

Traduzione di Anna Bissanti

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