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Medio Oriente, la pace impossibile

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Chi ha coltivato finora la speranza di veder nascere uno Stato palestinese accanto a quello di Israele si arrenda all’evidenza. Non ci sarà mai
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Chi ha coltivato finora la speranza di veder nascere un giorno uno Stato palestinese accanto a quello di Israele si arrenda all’evidenza. Non ci sarà mai uno Stato palestinese. La tragedia del 7 ottobre 2023 e il successivo anno di guerra incessante hanno definitivamente ucciso ogni speranza di vedere realizzarsi quella soluzione, che avrebbe reso giustizia a un popolo oggi votato a una sopravvivenza minacciata o a un improbabile esilio.

Prima della morte di Yahya Sinwar, mente del massacro del 7 ottobre, la maggior parte dei dirigenti dei movimenti palestinesi e libanesi è caduta vittima di assassini mirati: Hassan Nasrallah, Ismail Haniyeh, Mohamed Deif, Mohamed Nasser.

Hamas e Hezbollah, decapitati, sono allo sbando. Non sanno più come battersi e come sopravvivere senza l’aiuto dei vicini Stati arabi, che restano in silenzio. Anche l’Iran non farà niente per i palestinesi. Si limiterà alle minacce, non andrà oltre. La posta in gioco per la sua strategia nucleare è troppo impo…

Chi ha coltivato finora la speranza di veder nascere un giorno uno Stato palestinese accanto a quello di Israele si arrenda all’evidenza. Non ci sarà mai uno Stato palestinese. La tragedia del 7 ottobre 2023 e il successivo anno di guerra incessante hanno definitivamente ucciso ogni speranza di vedere realizzarsi quella soluzione, che avrebbe reso giustizia a un popolo oggi votato a una sopravvivenza minacciata o a un improbabile esilio.

Prima della morte di Yahya Sinwar, mente del massacro del 7 ottobre, la maggior parte dei dirigenti dei movimenti palestinesi e libanesi è caduta vittima di assassini mirati: Hassan Nasrallah, Ismail Haniyeh, Mohamed Deif, Mohamed Nasser.

Hamas e Hezbollah, decapitati, sono allo sbando. Non sanno più come battersi e come sopravvivere senza l’aiuto dei vicini Stati arabi, che restano in silenzio. Anche l’Iran non farà niente per i palestinesi. Si limiterà alle minacce, non andrà oltre. La posta in gioco per la sua strategia nucleare è troppo importante.

Il terribile attacco del 7 ottobre non poteva avere altra conseguenza che una serie di massacri: combattenti armati, ma anche popolazione civile. Il numero di donne e di bambini uccisi a Gaza, nel sonno o mentre cercavano di fuggire, è enorme. Il numero dei morti non ha importanza. La pulizia etnica non bada a certe sottigliezze.

Oggi che tutti i capi sono stati eliminati e che in particolare Hamas — che ancora detiene gli ostaggi — non ha più un vertice politico né militare, ci si domanda: se Netanyahu dovesse decidere di volere la liberazione degli ostaggi, con chi negozierà?

Tel Aviv (Israele), 4 novembre: in piazza per chiedere il rilascio degli ostaggi israeliani rapiti da Hamas (reuters)

Sembra che la sua principale preoccupazione, dalla sera del 7 ottobre 2023 in poi, sia stata liquidare il maggior numero possibile di palestinesi. Crede che così anche la questione palestinese sparirà. Poco lungimirante.

Quanto agli sfortunati ostaggi, innocenti come le famiglie sterminate a Gaza, la politica di Netanyahu sembra averli sacrificati. Netanyahu ha avuto diverse occasioni per negoziare la loro liberazione, ma ha preferito sacrificarli, accusando Hamas di porre condizioni ricattatorie.

Khan Younis (Striscia di Gaza), 4 novembre (reuters)

Oggi, a Gaza come in Cisgiordania, i palestinesi stanno perdendo la loro terra. Gaza sarà nuovamente colonizzata. Quanto al Libano, la parte meridionale sarà di nuovo occupata. Nel frattempo, il silenzio degli Stati arabi della regione è assordante. Non una parola. Non una lacrima. Non un minuto di lutto e di silenzio.

L’America fornisce quotidianamente a Israele le armi di cui ha bisogno, accompagnando la consegna con miliardi di dollari. Kamala Harris ha mostrato molta prudenza in relazione a questo conflitto. L’eventuale ritorno di Trump al potere è il più grande desiderio di Netanyahu.

Ciò che è certo è che, se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca, sarebbe una pessima notizia per i palestinesi ancora vivi. Come i pellerossa in America, dovranno affrontare momenti difficili e, con il tempo, saranno probabilmente sterminati.

L’Arabia Saudita e altri Stati del Golfo firmeranno gli accordi di Abramo e stringeranno relazioni di buon vicinato con uno Stato forte che sarà riuscito a far dimenticare la questione palestinese.

Ma non per questo Israele potrà vivere in pace. In questo terribile anno di guerra senza quartiere, i palestinesi sono morti a migliaia. Un territorio vandalizzato. Case abbattute. Rifugiati ovunque. Le loro anime sono colpite, ferite, bruciate, l’odio che trascinano con sé presto o tardi riaccenderà una guerra senza fine.

(Traduzione di Alessandra Neve)

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