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La violenza di gesti e parole

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Gli attacchi alla polizia sono inaccettabili. Ma Meloni e il suo partito costruiscono di continuo un nemico da additare, su cui scaricare odio e rabbia
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Gli attacchi alla polizia da parte di alcuni partecipanti al corteo studentesco di Torino sono un fatto inaccettabile, così come i manifestanti che fanno il segno della P38 o quelli che bruciano pupazzi in piazza. Queste scene non esauriscono certo la protesta di ragazze e ragazzi contro il governo che ha riempito le piazze di molte città e che si è svolta per lo più in modo civile, ma è chiaro che non può mai esserci spazio o tolleranza per la violenza. Va aggiunto che, per una larghissima maggioranza di italiani, non è difficile ritrovarsi intorno a questi concetti. Eppure persino l’abc del galateo politico e delle regole di confronto politico è minacciata dalla faziosità e dall’opportunismo.

Ieri, commentando i fatti di Torino, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Mi auguro che certa politica smetta di proteggere o giustificare queste violenze e si unisca, senza ambiguità, nella condanna di episodi così gravi e indegni”. Certa politica. Ma quale? A chi si ri…

Gli attacchi alla polizia da parte di alcuni partecipanti al corteo studentesco di Torino sono un fatto inaccettabile, così come i manifestanti che fanno il segno della P38 o quelli che bruciano pupazzi in piazza. Queste scene non esauriscono certo la protesta di ragazze e ragazzi contro il governo che ha riempito le piazze di molte città e che si è svolta per lo più in modo civile, ma è chiaro che non può mai esserci spazio o tolleranza per la violenza. Va aggiunto che, per una larghissima maggioranza di italiani, non è difficile ritrovarsi intorno a questi concetti. Eppure persino l’abc del galateo politico e delle regole di confronto politico è minacciata dalla faziosità e dall’opportunismo.

Ieri, commentando i fatti di Torino, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Mi auguro che certa politica smetta di proteggere o giustificare queste violenze e si unisca, senza ambiguità, nella condanna di episodi così gravi e indegni”. Certa politica. Ma quale? A chi si riferisce Meloni quando suggerisce chiaramente che le violenze godono di coperture politiche? Non si sa.

Ieri anche la leader dell’opposizione Elly Schlein si è espressa con chiarezza contro le violenze di Torino, né altri hanno “giustificato” ciò che è accaduto. Ma Meloni ha bisogno di insinuare che i facinorosi operino in regime di protezione. Perché? Facili le prime risposte: per strumentalizzare, per vittimismo congenito, per bassa propaganda. Ma non sarebbe una risposta esauriente.

Meloni e il suo partito vivono di questo: la costante costruzione di un nemico da additare, su cui scaricare odio e rabbia. Anche quando non c’è, bisogna costruirlo il nemico, se occorre fingendo che qualcuno sia a favore della violenza. I giovani dei rave, i migranti, le ong. Oppure i banchieri, i finanzieri, gli intellettuali. Fratelli d’Italia è un partito che vive della necessità di additare sempre un nemico, al quale si addebitano poi azioni di sabotaggio, complotto, alto tradimento. In questo senso la fresca battuta del sottosegretario Delmastro sulla sua gioia al pensiero che gli arrestati soffochino dietro i vetri oscurati delle nuove auto della polizia non è un pensiero estemporaneo sfuggito in un momento di rilassatezza.

È il dna in purezza di questa destra, una certa ferocia gratuita, la necessità di odiare qualcuno e gioire delle sue disgrazie. Senza nulla togliere alla condanna dei fatti di Torino, Meloni dovrebbe chiedersi quanto contribuisce alla crescita di un clima pessimo questa continua ricerca del nemico.

Di certo, da quando c’è lei al governo e questa è l’impostazione del dibattito pubblico, la violenza nel Paese non è diminuita. Ieri il capo dei vescovi italiani, il cardinale Matteo Zuppi, ha aperto l’assemblea sinodale con queste parole: “Chi ha incarichi pubblici eviti modalità e parole violente e pericolose”. Questo è un grande problema di Meloni. Non riesce mai a usare le parole senza scagliarle contro qualcuno.

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