Campagna elettorale al rush finale in Emilia Romagna (si vota tra una settimana esatta) e monta la polemica politica a causa della manifestazione di estrema destra di ieri a Bologna, raggiunta dal corteo dei collettivi antifascisti. Le forze dell’ordine provano a impedire i contatti tra i manifestanti. E tre agenti rimangono feriti nei tafferugli con i collettivi. La destra va all’attacco a partire dalla premier Giorgia Meloni che solidarizza con le forze dell’ordine "che con fermezza e professionalità hanno affrontato i soliti violenti, tra lanci di petardi e sassi, rischiando la loro incolumità”.
E accusa: “Spiace constatare che certa sinistra continui a tollerare e, talvolta, a foraggiare questi facinorosi anziché condannare apertamente questi episodi e mostrare solidarietà a chi, ogni giorno, lavora per garantire la sicurezza di tutti”, scrive la presidente del Consiglio su Facebook.
La polemica si infiamma. Matteo Salvini parla di “delinquenti rossi a caccia di poliziotti”. Lancia l’offensiva contro i centri sociali “occupati dai comunisti” e chiede al ministro Piantedosi la “chiusura e una ricognizione di tutti i centri sociali di sinistra occupati abusivamente perché sono covi di delinquenti”. In un video sui social li chiama “zecche rosse, comunisti, criminali dal centro sociale”, invocando ancora la chiusura: “Questo dobbiamo fare, perché un conto è manifestare, altro conto è prendere a sassate i poliziotti o dare la caccia all'ebreo. Nel mio Paese, nell'Italia libera e democratica del 2024, queste scene non si possono più vedere".
Condivide la linea dura del leader anche il generale Roberto Vannacci: "I centri sociali negli ultimi anni – spiega all’Adnkrons – sono stati al centro di episodi violenti e di azioni trasgressive che oltrepassano i confini della legalità. Luoghi spesso occupati abusivamente, dove si spaccia e si smercia illegalmente, dove si istiga ad azioni violente e da dove partono iniziative di facinorosi che agiscono contro le più elementari norme del vivere comune". Al coro si aggiunge pure il vice segretario della Lega Andrea Crippa: “Una vergogna non la manifestazione, criticabile di Casapound, bensì le gravissime violenze dei delinquenti dei centri sociali che hanno assaltato le forze dell'ordine. Questi criminali violenti meritano solo una cosa: la galera". A Salvini risponde Riccardo Magi, segretario di +Europa: "Anche oggi non è al lavoro per risolvere il problema dei trasporti che affligge gli italiani. Nel Paese dove non si trovano i taxi, i treni non arrivano e quando arrivano sono in ritardo di ore, dove la mobilità è bloccata e dove non c'è traccia di altro progetto infrastrutturale che non sia il Ponte sullo Stretto, di cosa si occupa il ministro dei Trasporti? Dei centri sociali. Matteo Salvini si tolga la maschera da Trump, visto che Halloween è passato, faccia funzionare i trasporti e svolga il lavoro per cui è pagato dai contribuenti", scrive su X.
A Bologna ieri c’era anche Elly Schlein arrivata per difendere le piazze antifasciste della città dal corteo nero di Casapound e dei Patrioti. “La marcia nera è uno sfregio che Bologna non merita. I fascisti li abbiamo già fermati, li fermeremo ancora. Le associazioni neofasciste vanno sciolte”, dice la segretaria dem davanti al popolo della sinistra che si riunisce in piazza Maggiore, dall’Anpi alla Cgil, al Pd al M5S.
Per il Pd "spetta a chi ha responsabilità di governo garantire la sicurezza dei cittadini e tutelare l'ordine pubblico. Si tratta di un principio elementare stabilito dal diritto costituzionale che invece viene ignorato dalla maggioranza che preferisce tanto per cambiare buttare la palla nel campo dell'opposizione e attaccarla”, commenta Marta Bonafoni, coordinatrice della segreteria nazionale del partito. Aggiunge Nicola Fratoianni di Avs: “I neofascisti non devono avere il diritto di cittadinanza, non devono avere piazze, ancor più in questa città a due passi da quella stazione teatro dell'orrenda strage fascista del 1980". Secondo la vicepresidente del gruppo M5S al Senato Alessandra Maiorino, anche lei al presidio antifascista organizzato dall'Anpi a Bologna, “l'unica ricetta per reagire a questo stato di cose e a questo governo è quella che usarono i partigiani: unite e uniti per rimandarli da dove sono venuti".