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L’educazione al rispetto

27/11/2021 Roma, manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne organizzata dalla rete Non una di meno 

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Dunque eccoci un’altra volta qui, alla vigilia di un nuovo 25 novembre, con una vita di parole di gesti di lavoro alle spalle, una vita a incarnare l’esempio: siate libere, siate autonome e autosufficienti, siate padrone di voi stesse, siate voi a decidere cosa è meglio per voi. Eccoci ancora, sì, con una preoccupazione nuova tuttavia, un filo di pesantezza figlia forse di un sentimento di impotenza perché vedi, un’esistenza intera nelle piazze nelle redazioni in tv a fare rete, a tessere trame, a discutere in pubblico e scrivere libri, a costruire luoghi che siano case comuni e certo: fra di noi siamo sempre d’accordo ma gli altri, invece? Il mondo fuori da noi, la politica la società i governi, le nuove generazioni: si muove nella direzione di una maggior libertà delle donne, il resto del mondo? Non le associazioni che si battono, non le celebrità che esortano, non le donne consapevoli che si ostinano e ribellano ma gli altri, tutti gli altri. La moltitudine. Perché c’è uno spirito …

Dunque eccoci un’altra volta qui, alla vigilia di un nuovo 25 novembre, con una vita di parole di gesti di lavoro alle spalle, una vita a incarnare l’esempio: siate libere, siate autonome e autosufficienti, siate padrone di voi stesse, siate voi a decidere cosa è meglio per voi. Eccoci ancora, sì, con una preoccupazione nuova tuttavia, un filo di pesantezza figlia forse di un sentimento di impotenza perché vedi, un’esistenza intera nelle piazze nelle redazioni in tv a fare rete, a tessere trame, a discutere in pubblico e scrivere libri, a costruire luoghi che siano case comuni e certo: fra di noi siamo sempre d’accordo ma gli altri, invece? Il mondo fuori da noi, la politica la società i governi, le nuove generazioni: si muove nella direzione di una maggior libertà delle donne, il resto del mondo? Non le associazioni che si battono, non le celebrità che esortano, non le donne consapevoli che si ostinano e ribellano ma gli altri, tutti gli altri. La moltitudine. Perché c’è uno spirito dell’ancella che aleggia tutto attorno, c’è un’onda di ritorno al passato nel discorso comune: la donna al suo posto, a casa coi figli, la donna dietro un grande uomo, la donna “di”: moglie di, figlia di, madre di, amante di, assistente, donna-attributo. C’è nella politica che vince le elezioni, dunque nell’elettorato che vota chi vince. È stato eletto Trump, non Kamala Harris, in America. I cittadini del Paese (forse, ancora) più potente del mondo hanno votato un uomo che è l’incarnazione stessa del patriarcato retrivo, dell’assetto padronale determinato dal denaro. Ovunque. Nei paesi a regime dispotico, certo, ma anche nell’Europa democratica, anche in Italia: un governo i cui esponenti — eletti dalla maggioranza dei votanti — non hanno remore a dire scempiaggini che percepiscono come popolari, un inchino al sentire comune (il patriarcato è un’ideologia, la violenza domestica e di genere dipende dall’aumento dell’immigrazione clandestina) quando tutti sanno, tutti sappiamo che chi fa violenza ha quasi sempre le chiavi di casa. Lo spirito dell’ancella si manifesta anche nei report di chi studia e monitora il comportamento degli individui: li abbiamo letti e commentati, quei sondaggi, li conosciamo. La maggior parte delle ragazze fra 16 e 25 anni trova normale che il fidanzato controlli il loro telefono, che ne conosca la password, i like, che decida chi devono frequentare e come si devono vestire quanto escono la sera, naturalmente se hanno da loro il premesso di uscire. Lo trovano, questo controllo, un gesto d’amore: ne sono orgogliose. La maggior parte dei ragazzi non percepisce come violenza un rapporto sessuale, ma anche un più lasco approccio fisico: si sa che le ragazze dicono no ma intendono sì. Le cronache sono chiare: i famosi, gli influencer che sono guida ed esempio di successo di milioni di ragazzini e ragazzine che a questo ambiscono, ad essere popolari e guadagnare soldi sul web, hanno relazioni così. Se mi lasci ti ammazzo. Ti ammazzo come un cane. Quindi sì. Quindi bene le manifestazioni moltitudinarie, gli slogan, la fondazione Giulia Cecchettin. Ma i bravi ragazzi di buona famiglia che poi a Capodanno si sa, va come va, lei ci stava, lei non ha mica detto no, era ubriaca forse ma ha bevuto lei, colpa sua. E hai voglia a dire che se una ragazza è ubriaca la porti a casa sua, non a casa tua. Hai voglia a moltiplicare le campagne, bella quella di Una nessuna centomila, hai voglia a dire no è no anche quando non ho detto no: bisogna che ti dica sì. E i genitori. I genitori che difendono i figli perché lei certo era una che faceva tardi la sera e stava dove non doveva. Non era a casa sua dopo le dieci, l’ancella.

Le morte sono centinaia. Gli assassini sono quasi sempre i loro mariti, i compagni i fidanzati, i loro ex soprattutto perché non è sopportabile l’abbandono, il volere — di una donna — un’altra vita. Lei è mia e resta mia. Meglio morta che di un altro. Questo. Il senso del possesso non si estingue, si moltiplica e dilaga. E allora cosa, e allora come fare se i sedicenni, le sedicenni del tempo di Onlyfans stanno nel solco che qualcun altro ha disegnato per loro. Non è certo colpa di chi ha sedici anni se fare sesso virtuale o reale rende mille volte più che studiare dieci anni per diventare insegnante delle medie, e con quei soldi ci mantieni la famiglia che ti appoggia: meglio che faccia un video piuttosto che faticare dodici ore in fabbrica o in ufficio ho sentito dire alla madre di una giovane celebrità dell’Internet, e non giudico: osservo. Questo è l’habitat, il mondo attorno. Allora come, allora cosa. Certo smantellare i consultori, continuare a farlo, non aiuta. Ma è il governo di chi governa. Certo rendere l’aborto una colpa, costringerti a sentire il battito del feto se sei incinta del tuo patrigno di tuo zio o di uno che ti ha buttata a terra in un sottopassaggio non è una grande idea. Ma prima, ancora prima. Da bambini, da piccoli. Chi educa al rispetto — il rispetto signori: il rispetto della persona — se dire “educazione sentimentale a scuola” è un’eresia, se invocare la tutela delle differenze è subito apologia del gender, un’altra “ideologia”, mica declinazione dell’umana multiforme moltitudine? Dall’asilo, bisogna riprendere. Dai piccoli, dai piccolissimi. Una semina lunga, lenta. E però è da lì che si parte, benedetti siano gli insegnanti, se no siamo perdute. Tutti, perduti.

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