✕

Noi siamo i diari che scriviamo

Ascolta l'audio

C’è stato un tempo in cui la parola di chi aveva visto senza avere un video per provarlo contava. Incredibile, no? Eppure. Siamo figli di quella storia, siamo qui grazie a loro: la storia dei testimoni diretti
3 minuti di lettura

Volevo scrivere ancora della platea, oggi nello spazio e nel tempo più disteso della domenica: del fatto che bisogna voltare le spalle al palcoscenico e smetterla di prendercela con chi vince quando non ci piace perché chi fa succedere quello che succede siamo noi, sempre, per adesione o troppo debole opposizione, e non ci possiamo allora lamentare di chi fa il lavoro suo.

Sia un oligarca, un nuovo presidente americano eletto, un multimiliardario su di giri o suo fratello, un truffatore che ti chiede i soldi online, uno youtuber o un rapper, uno che scrive testi misogini ma nella vita privata è un micione, garantisce la fidanzata e conferma lui stesso, un comico che al cinema sbanca il botteghino e compra una pagina bianca “per farci disegnare i vostri figli”.

Intende dire, mi pare: pazienza se non piaccio a chi non piaccio, non ho bisogno di voi, mi bastano gli altri che sono moltissimi. Ha ragione: la maggioranza vince e decide e dunque è lì che bisogna guardare.

…

Volevo scrivere ancora della platea, oggi nello spazio e nel tempo più disteso della domenica: del fatto che bisogna voltare le spalle al palcoscenico e smetterla di prendercela con chi vince quando non ci piace perché chi fa succedere quello che succede siamo noi, sempre, per adesione o troppo debole opposizione, e non ci possiamo allora lamentare di chi fa il lavoro suo.

Sia un oligarca, un nuovo presidente americano eletto, un multimiliardario su di giri o suo fratello, un truffatore che ti chiede i soldi online, uno youtuber o un rapper, uno che scrive testi misogini ma nella vita privata è un micione, garantisce la fidanzata e conferma lui stesso, un comico che al cinema sbanca il botteghino e compra una pagina bianca “per farci disegnare i vostri figli”.

Intende dire, mi pare: pazienza se non piaccio a chi non piaccio, non ho bisogno di voi, mi bastano gli altri che sono moltissimi. Ha ragione: la maggioranza vince e decide e dunque è lì che bisogna guardare.

Washington (Stati Uniti), 19 gennaio: un sostenitore di Donald Trump (afp)

Cosa è successo alla maggioranza. Chi siete, chi sono, chi siamo e chi siamo diventati. Volevo dire che se l’Elon Musk di quel vecchio episodio di The Morning show finisce a letto con l’anchorwoman, l’eroina parafemminista, è perché piace anche a lei dunque direi che la questione interessante è perché persino lei ne resti sedotta, non lui che, appunto, fa il mestiere suo: provarci, sedurre.

Poi, mentre mi chiedevo dunque chi siamo noi, chi siamo diventati, ho letto l’articolo più bello che potete trovare in questi giorni, pubblicato dal New York Times e su questo giornale. Laurie Gwen Shapiro racconta di come ha scoperto, facendo una ricerca vecchio stile — lunga, meticolosa, una ricerca di testimoni del tempo — del fatto che no, non se lo era sognato di aver visto John Lennon a scuola sua quando aveva otto anni. Anche se non c’erano tracce, perché era il 1975 e non esistevano Instagram e TikTok, non c’erano i cellulari né video da mettere in rete, era successo lo stesso.

Pensate. Ci sono cose che sono accadute e restano solo nella memoria di chi le ha vissute. Potete crederci? Fatelo, perché è così ed è stato così fino all’altro giorno. È anche per questo che sono così preziosi gli ultimi viventi di un tempo estinto, quelli che con tanta leggerezza infamate.

Oggi siamo abituati a credere a qualcosa o a qualcuno ed eventualmente a cambiare idea (raro, ma possibile) solo se c’è un video che mostra gli eventi — una prova, una prova! — sia un inseguimento di polizia di due ragazzi in scooter, un sopruso avvenuto in carcere, il rapimento di un neonato.

Ma un tempo non così remoto, vedete, i video non c’erano e c’era la memoria, invece: la parola di chi aveva visto, contava la loro parola. Certo: la parola dei deboli contro la parola dei forti oggi e da sempre soccombe, chi crederebbe alla storia di una ragazza se non ha fatto almeno un post ma la storia per secoli ha proceduto così. C’è stato un tempo in cui la parola di chi aveva visto senza avere però un video per provarlo contava. Incredibile, no? Eppure.

Siamo figli di quella storia, siamo qui grazie a loro: la storia dei testimoni diretti di un rastrellamento, di un’epurazione, di una guerra. Non avevano foto ma se lo ricordano. Qualche volta avevano i diari: un appunto, un foglio scritto. I diari sono stati a lungo anche un genere letterario oltreché materiale per le alte corti di Giustizia. È credo per questa ragione che ho trovato magnifico il racconto di Shapiro.

Alla fine chi conferma il suo (autentico) ricordo è un compagno di scuola dell’epoca che ha ritrovato appunto il suo diario: “Lennon è venuto a scuola in terza ora”. Non c’è nessun motivo per dubitare che un ragazzino scriva una cosa del genere se non è accaduta, difatti è accaduta. Le indagini successive lo provano. È davvero andata così. Lo dicono la bibliotecaria, la segretaria superstite.

Non c’entra, con il tempo presente? Con gli oligarchi, con i magnati, con la colonna sonora e con i film che ci rallegrano e distraggono delle nostre vite? C’entra, invece. Noi siamo le nostre circostanze.

A proposito di identità: siamo tutti il frutto delle esperienze che abbiamo avuto, delle persone che abbiamo incontrato, dei libri che abbiamo letto, delle pietanze che abbiamo mangiato, dei diari che abbiamo scritto.

Cosa c’è scritto nei vostri diari di adolescenti? Di ragazzini. Ce l’avete voi, un diario, in cui non dico John Lennon ma la maestra Peraldo della sezione D è venuta a raccontarvi la sua storia in terza ora? Oppure no, tanto è tutto sulla nuvola, online?

Perché mi è venuto il sospetto, leggendo quella storia bellissima di Laurie Gwen Shapiro, che anche questo sia oggi il problema. Che la maggioranza consenziente, la platea che acclama chi vince, non abbia un suo significativo racconto da opporre a quella di chi ha il massimo successo quindi wow. Che gli basti aderire. Che non abbia un diario di sé. Di qualcosa che è successo, in famiglia e fuori, che ha cambiato il suo destino e che magari è solo un sogno ma forse no. Forse è la vera storia delle cose, la radice che tutti quanti abbiamo perduto.

Leggi i commenti