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L’adunata dei patrioti

Madrid, 7 febbraio (ansa)

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Alla kermesse di Madrid i sovranisti di estrema destra, da Orbán a Le Pen, sentono di avere il vento in poppa ora che Musk è dalla loro parte. Per Matteo Salvini la vera sfida è un’altra
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Elon Musk li chiama alla lotta, i “patrioti europei” accorrono, sotto le insegne del nascente movimento Mega, Make Europe Great Again. Che poi il paradosso è questo: i cosiddetti patrioti europei, che da stamattina (sabato 8 febbraio) accorreranno in un albergone alla periferia di Madrid per la loro adunata, l’Europa la vorrebbero in realtà seppellire, distruggere dalle fondamenta. Basta vedere chi hanno invitato come special guest per scoprire le loro vere intenzioni.

I leader dei “patrioti”, chiamati dal presidente di Vox Santiago Abascal, si sono infatti trovati a cena con Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, il più importante think tank trumpiano degli Stati Uniti. Un texano che due anni fa ha lanciato, in un articolo scritto per The American Conservative, il suo anatema contro l’Ue, “la grande cabala delle élite globaliste” e contro Bruxelles, vista come la capitale dei “totalitari woke che usano l’argomento dell’unità europea come un randello contro il buon sens…

Elon Musk li chiama alla lotta, i “patrioti europei” accorrono, sotto le insegne del nascente movimento Mega, Make Europe Great Again. Che poi il paradosso è questo: i cosiddetti patrioti europei, che da stamattina (sabato 8 febbraio) accorreranno in un albergone alla periferia di Madrid per la loro adunata, l’Europa la vorrebbero in realtà seppellire, distruggere dalle fondamenta. Basta vedere chi hanno invitato come special guest per scoprire le loro vere intenzioni.

I leader dei “patrioti”, chiamati dal presidente di Vox Santiago Abascal, si sono infatti trovati a cena con Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, il più importante think tank trumpiano degli Stati Uniti. Un texano che due anni fa ha lanciato, in un articolo scritto per The American Conservative, il suo anatema contro l’Ue, “la grande cabala delle élite globaliste” e contro Bruxelles, vista come la capitale dei “totalitari woke che usano l’argomento dell’unità europea come un randello contro il buon senso, i valori tradizionali e la Verità” (la maiuscola è dell’autore). L’aria che tira è questa.

Alla kermesse hanno risposto “presente!” una dozzina di sovranisti di estrema destra, da Orbán a Le Pen, dall’olandese anti-islamico Geert Wilders, al portoghese André Ventura, famoso per le sue battute contro neri e rom, fino al leader dell’Fpö austriaco Herbert Kickl, di sospette simpatie naziste. Per l’Italia, Matteo Salvini.

Sentono di avere il vento in poppa, ora che anche Musk sembra essere dalla loro parte, sono pronti a lanciare un’offensiva contro l’alleanza Ppe-Pse che governa l’Unione e, naturalmente, contro quello che ritengono la “ruota di scorta” degli europeisti, ovvero il gruppo dei Conservatori.

Per Salvini tuttavia la vera sfida è un’altra, così come il bersaglio politico. Non la “grande cabala globalista” o genericamente l’Ecr, ma proprio Giorgia Meloni. L’appuntamento madrileno, che vedrà il primo comizio del leghista in terra spagnola, è infatti parte di una strategia di attacco che in questi ultimi giorni ha assunto le proporzioni di una vera e propria escalation. Solo nelle ultime ventiquattro ore le uscite contro Meloni e palazzo Chigi sono state un basso continuo. Fino al gelido sarcasmo con cui il leader leghista ha risposto agli insulti nelle chat di FdI.

Il campo di battaglia dove iniziare ad assaporare la sua vendetta, Salvini ha deciso che sarà proprio Madrid, in casa dell’ex grande amigo di Meloni — Santiago Abascal — che ha tradito i Conservatori per diventare il presidente dei “Patriots”, ora il terzo gruppo in Europa.

Il messaggio che vogliono mandare alla premier italiana e all’Ecr è in fondo semplice e potente: siamo noi i veri interpreti del verbo nuovo che viene dall’America, siamo noi gli unici ambasciatori del trumpismo. Noi gli autentici cattivi, gli originali sovranisti. Non la sbiadita copia che ha stretto accordi con Ursula von der Leyen e fa ora da puntello alla maggioranza europeista.

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